
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme. (Luca 24, 28-33)
Quando leggo questo brano di Vangelo trovo sempre nuove ispirazioni. Sarà perché è diventato familiare negli anni tra prime comunioni, celebrazioni pasquali,.... Ma sarà anche perché è Parola di Dio che ci invita sempre a muovere nuovi passi.
Quel giorno i discepoli hanno potuto riconoscere il Risorto attraverso questi attimi: il pane benedetto e spezzato, le parole che infuocano il loro cuore lungo la strada, il riconoscere insieme, non da soli, che quel misterioso viandante era il Signore. Insomma è in un’esperienza viva e in presenza che i discepoli riconoscono come nel loro cammino nulla è finito, ma tutto ricomincia, lì da Gerusalemme tutto riparte.
È passato un anno dall’inizio di questa pandemia. Un tempo storico questo che ci ha portato a ripensarci, anche nel nostro modo di celebrare l’eucarestia. Il tempo in cui siamo stati costretti a celebrare in privato l’eucaristia, rendendola accessibile a tutti voi attraverso la diretta streaming è stato un momento forte, dove l’obiettivo vero non era tanto quello di fare in modo che a casa ognuno celebrava la sua messa, quasi come se fosse un gesto privato, ma che ognuno, invece, si sentisse parte della comunità che insieme celebra l'eucaristia, in una sinfonia di intercessione gli uni per gli altri.
Siamo poi tornati in presenza. Le nostre chiese e le nostre comunità si sono adoperate per attivare una accoglienza “in sicurezza”, ognuno mettendo a disposizione le sue capacità lavorative. È in questo articolo di In Cammino che vogliamo ringraziare i volontari dell’accoglienza e i referenti della sicurezza delle nostre parrocchie per il lavorio che ancora oggi vivono perché possiamo celebrare insieme in sicurezza l’Eucarestia. Ancora una volta torna l’esperienza di comunità, torna la bellezza del celebrare insieme. La riapertura delle celebrazioni ad oggi, tuttavia, conosce ancora qualche resistenza, soprattutto per la paura per il Covid, anche se non manca di constatare qualche segno di pigrizia, per la comodità di vedere la messa da casa.
Come pastori della Chiesa dopo una attenta riflessione, vogliamo donarvi alcune nostre considerazioni, che siano di aiuto per il cammino comunitario.
1. Lo streaming è un valore per i fratelli e le sorelle che ad oggi sono anziani, malati o vivono già da tempo la malattia o la sofferenza e diventa un valore per tutta la comunità solo di fronte a un atto emergenziale grave, quale è stato la chiusura delle celebrazioni (quindi non più questo momento). Questo nuovo strumento permette quindi la possibilità di allargare la preghiera ai fratelli veramente impossibilitati a partecipare all’eucaristia, al celebrare insieme la messa. Tuttavia il valore di questo celebrare sta nel vivere questa celebrazione nell’orario della celebrazione e non quando ci pare e piace. Per questo una prima indicazione che vogliamo donare è che la diretta streaming sarà trasmessa nell’orario della messa domenicale delle 10.30 e feriale delle 8.30, ma dopo la sua trasmissione sarà cancellata, in quanto si conclude la celebrazione insieme con la comunità.
2. La comunità celebra l’eucaristia attorno all’altare del Signore. Lì viviamo il gesto di portare la nostra vita, i nostri sensi, i nostri affetti, le nostre offerte al Signore. Lì ognuno di noi, alla luce del Battesimo, ha un ministero sacerdotale, cioè un ministero che è fondamentale per entrare insieme nel mistero. Anzitutto la preghiera personale: entriamo in Chiesa e usciamo dalla Chiesa in silenzio, entrando così nel linguaggio di Dio che ci invita a mettere da parte tante cose inutili, e a sapere guardare con verità la nostra vita nella preghiera, dialogo singolare con lui. Poi ci sono dei ministeri specifici, entro cui si declina l’essere sacerdoti da parte del popolo di Dio: i lettori, i cantori, i chierichetti, i ministri straordinari dell’eucaristia, i sacristi, i fioristi, coloro che puliscono la chiesa e la preparano, ma anche coloro che raccolgono le offerte e con questo tempo di pandemia il servizio dell’accoglienza, importantissimo in parrocchie come le nostre che vivono un contesto cittadino, e quindi movimentato. Siamo tutti insieme che celebriamo l’eucaristia, non solo il prete, che presiede l’assemblea, guidandola così a vivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus, che lo riconobbero nello spezzare il pane, nello spezzarsi per amore.
3. Non vogliamo lasciarvi da soli. Abbiamo compreso due aspetti importanti in questo tempo, che vogliamo vivere.
Il primo è che ognuno ha una storia personale non scontata. Questo vuol dire che da una parte cercheremo di invitarvi a ritornare a celebrare l'eucaristia, ascoltandovi di fronte alle motivazioni che presenterete. Cercheremo in questo ascolto di stare vicini anche ai fratelli e sorelle che per motivazioni legate a situazioni canoniche, soprattutto penso ai divorziati risposati, non accedono alla comunione. Per loro vogliamo metterci accanto, in ascolto, per vivere come ci ricorda papa Francesco percorsi di fraternità che aiutino questi fratelli e sorelle a tornare a nutrirsi dell’eucaristia, cibo non solo spirituale, ma anche nutrimento del corpo. Ma, in attesa di questo dialogo, che deve partire da voi, vogliamo riproporre la preghiera della comunione spirituale, perché possiate con la comunità essere uniti spiritualmente a lei nel gesto della comunione.
Il secondo aspetto che vogliamo vivere è la sete di parola che ogni membro della comunità ha. Abbiamo notato un ascolto principale delle messe soprattutto nella parte omiletica. Per questo vogliamo lasciare sul canale You Tube le omelie della domenica che noi sacerdoti proclameremo nella messa delle 10.30. Ascoltare l’omelia e basta rende non valida la celebrazione dell’eucarestia, ma l'esercizio dell'ascolto della Parola (lectio) accompagnata dalla riflessione omiletica di noi sacerdoti può diventare un esercizio di preghiera che nutre il cammino personale e comunitario. Così il canale You Tube diventa l'occasione per continuare a nutrire il cammino spirituale personale e comunitario che mi guida a celebrare il vertice della mia esistenza cristiana, il vertice dell'amore di Dio che si dona con il suo corpo e sangue, con il dono della vita.
Partirono senza indugio. Con questo cuore riscaldato dal riconoscere un amore che non chiede un intermediario, ma una presenza viva e vera da parte nostra, riprendiamo con più consapevolezza la bellezza del celebrare insieme l'eucarestia, sapendo che sempre abbiamo bisogno di essere accompagnati da quel viandante, così straniero ai fatti di Gerusalemme, a prima vista, eppure così vicino al cuore dell'uomo, così vivo, perché il Vivente! E allora veramente sarà una nuova Pasqua quella che andremo a celebrare nel prossimo Triduo!
Don Matteo