Ha ragione Papa Francesco quando dice: «Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui» Gaudete et exsultate, 11. A questo ci fa pensare il nostro patrono, padre e dottore della chiesa sant’Ambrogio nella commemorazione del suo battesimo che gli fu amministrato, unitamente agli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana, il 30 novembre del 374. Nel suo libro (Expositionis Evangelii secundum Lucam VIII, 73) scritto il 7 dicembre dell’anno 385 sant’Ambrogio racconta: «È bello che per me, oggi, si legga l’inizio della Legge, quando è il giorno natalizio del mio episcopato; infatti, sembra quasi che ogni anno l’episcopato ricominci daccapo, quando si rinnova con la stagione del tempo (...) Voi, infatti, siete per me come i genitori, perché mi avete dato l’episcopato, voi ripeto, siete come i figli o genitori, uno per uno figlio, tutti insieme genitori. Effettivamente di gran cuore vi vorrei chiamare sia miei figli sia miei genitori, voi che ascoltate e mettete in pratica la parola di Dio».
Solo per ricordarvi che sant’Ambrogio è stato chiamato per la vita episcopale in questo periodo del mese di novembre del 374, pochi giorni prima di quando fu proclamato vescovo il 7 dicembre. La sua chiamata è stata straordinaria. Straordinaria perché non si aspettava che in poco tempo, quasi in una settimana circa, poteva cambiare la sua vita per sempre. Lui nel suo grande impegno lavorativo di governatore delle provincie della Liguria e della Emilia venne a Milano e ancora catecumeno è stato chiamato ad intervenire per mettere la pace tra due gruppi che litigavano: i cristiani ortodossi (quello che siamo noi adesso) e gli ariani che dopo sono stati scacciati via. Il suo diacono Paolino nel suo libro Vita Ambrosii ci racconta dicendo che sant’Ambrogio nel nome della pace ha sacrificato il suo lavoro di prefetto per diventare pastore di greggi. Ha portato questa pace che gli bruciava nel cuore a tutta la comunità. Questo cambiamento non è stato facile per lui.
Chi porta la pace nel cuore soffre, soffre perché vuole che gli altri possano godere la stessa pace e sarà contento solo quando questo accadrà. Chi brucia dentro non sta fermo perché cerca di spegnere il fuoco. Il modo più adatto per spegnere questo tipo di fuoco della ricerca della pace è andare verso gli altri come ha fatto sant’Ambrogio che ha portato la pace dove veniva a mancare.
Noi sacerdoti e suore di questa comunità pastorale seguendo la strada indicata da sant’Ambrogio cerchiamo di portare la Pace del Signore nelle vostre case e nei vostri cuori, perché ognuno possa esprimere al meglio i doni che il Signore ci ha donato. Quando entriamo nelle vostre case usiamo queste parole: pace a questa casa e a coloro che la abitano «... santa Famiglia di Nazaret, mai più ci siano nelle famiglie episodi di violenza, di chiusura e di divisione; chiunque sia stato ferito o scandalizzato venga prontamente confortato e guarito».
Quindi anche quest’anno siamo tutti invitati a fare discernimento se vogliamo essere portatori di
pace oppure no. Che bello! Nella libertà lasciamo che Dio entri in noi.
Don Feniasse