Nell'intimità del cenacolo

Nell'intimità del cenacolo

Come sarà l'intimità di noi adulti nelle domeniche della Prima Comunione? Forse sarà una intimità triste proprio perché non posso partecipare a questo momento importante per la vita della comunità. Triste perché forse non posso partecipare alla comunione di un ragazzo o di una ragazza che fanno parte della mia famiglia o del cerchio di amici. Triste perché siamo ancora in una situazione dove non sembra vedersi la luce della festa e soprattutto la gloria "eccessiva" dei festeggiamenti. 

Rischiamo di vivere questo momento così nella tristezza che banalizza la luce, che mette da parte le radici profonde di un sacramento che è per la vita, che è vita, quale è l'eucarestia. 

Sento però in questi giorni una chiamata da parte del Signore a vivere una nuova intimità con lui in questo tempo, una intimità che stiamo riscoprendo, ognuno a passi diversi: l'intimità del cenacolo.

L'intimità del cenacolo non è per coloro che si sentono a posto con la vita, ma per coloro che invece sono in cammino, per coloro che ardono mangiare la Pasqua nella fraternità, nella comunione, perché comprende che da solo nessuno si salva, nessuno si conosce bene, nessuno arriva alla meta vera della felicità. 

L'intimità del cenacolo conosce gesti improvvisi, gesti fuori dall'ordinario. Il Maestro si fa servo, lava i piedi a tutti i suoi discepoli, compreso a Giuda e a Pietro. Sì compreso a loro due... e chissà quale incrocio di sguardi Gesù ha vissuto lì con Pietro che borbottava e Giuda ce si sentiva schiacciato dalla vergogna. Mi immagino però lo sguardo di Gesù: è lo sguardo che si china, è lo sguardo che si fa servo per amore.

L'intimità del cenacolo conosce parole forti, parole che scendono come fuoco nella vita dei discepoli: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue per tutti. L'amore non fa distinzioni, non fa bilanci, l'amore guarda, osserva, ama tutti, anche chi si è macchiato delle cose più terribili e atroci. L'amore è pronto a tutto, anche a donare tutto sé stesso: è l'amore di Gesù per ogni uomo e donna di ogni tempo, è l'amore del Signore per i nostri ragazzi.

L'intimità del cenacolo conosce nuove promesse: non sarete da soli, vi mando il Paraclito, lo Spirito che vi dirà ogni cosa. L'amore del Signore ci cerca e chiede semplicemente a noi di essere accolto, non come un peso arrogante che sa solo di dovere, ma come una brezza leggera che dona un nuovo respiro, un respiro di vita che orienta a riscoprire la fede non come "una ritualità cieca", ma una lettura profonda e vera del proprio cammino, della propria vita. Una lettura che apre nuovi orizzonti, non di giudizio, non di critica, ma orizzonti di amore, orizzonti di crescita. 

Questo per me è il senso delle celebrazioni che stanno vivendo i nostri bambini e che ognuno di noi vive: riscoprire la vera intimità del cenacolo, quella che non ha paura di fare come il discepolo amato rappresentato nel Cenacolo Vinciano: saper mettere il mio orecchio, la mia vita sulle frequenze del vero amore. Chi vive questo amore anche e nonostante le restrizioni sa vivere veramente la bellezza della festa, la bellezza di una vita veramente vissuta nella luce e nella speranza del Risorto! Che sia così la nostra intimità in questi giorni di festa, in ogni domenica, in ogni eucarestia!

Don Matteo