Si avvicina il mese di maggio. Siamo chiamati a guardare Maria, a contemplarla. È madre per noi; è maestra nel nostro cammino dentro la comunità. Sostiamo davanti a lei nel momento più faticoso, più devastante della sua esistenza: sotto la Croce.
“Stavano presso la Croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”. (Gv 19, 25-27)
Al centro di questo gruppo di persone c’è Lei, la madre di Gesù. Il Figlio si rivolge a Lei, chiamandola “donna”.
Normalmente in un incontro tra mamma e figlio non si utilizza questa parola. Nella concreta figura di Maria è posta in rilievo, con questo termine, tutta l’umanità amata dal Signore attraverso il dono della vita e l’offerta della salvezza per sempre. In questa espressione si pongono in evidenza la sua fedeltà al progetto d’amore, alla sua vocazione ad essere madre attenta a suo Figlio, attenta ad ogni persona, proprio perché è creatura del Signore. In quell’ora di salvezza Gesù chiede a Maria di accompagnare il discepolo, tutti i suoi apostoli, ciascuno di noi a introdurci nel piano di salvezza che Lui ha promosso, nel cammino di sequela che Lui ha desiderato per noi. L’appartenenza di Gesù al Padre, a motivo del dono dello Spirito, viene trasferita nel cuore e nell’esistenza di ogni credente. Nella preghiera durante l’Ultima Cena, Gesù aveva affermato: “La gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano con noi come una cosa sola. Io in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.” (Gv 17, 23)
Anche noi, in particolare in questo mese di maggio, siamo invitati ad accogliere Maria “in casa”, nella nostra intimità, nelle nostre scelte quotidiane, nei nostri pensieri. Siamo invitati a condividere con Lei la ricchezza dei messaggi che questi richiami hanno in sé. Ella è madre di Giovanni e di tanti figli. Ci insegna che l’affetto per lei, la devozione che il popolo dei credenti da sempre le offre è all’interno di una visuale più ampia e virtuosa, che va promossa con una profonda apertura alle esigenze del Maestro e della comunità da Lui desiderata e promossa. Non ci si può mai isolare in una pratica religiosa in cui la devozione a Maria sia separata dall’amore alla Chiesa e dalla sua partecipazione alla missione di annuncio e alla sua carità.
Come riesco a far sì che Maria sia per me un dono prezioso?
Lei è madre; non opera attraverso tanti proclami; ci incontra nella ferialità, nella concretezza dove ogni giorno ci giochiamo la nostra vocazione, la nostra sequela. Occorre promuovere questa scelta, questo atteggiamento? Maria ce lo insegna: “Ella conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 51b).
È questo meditare, anche nella recita del S. Rosario, che ci aiuta, ogni giorno, a innamorarsi di Cristo; come chi ama perdutamente una persona e, quasi istintivamente, imposta tutto il suo impegno umano e professionale sulla persona che ama; coltiva gli interessi, adatta i gusti, corregge i difetti, modifica il suo temperamento; e tutto questo in funzione della sintonia con lei.
Maria ci insegna a innamorarci di suo Figlio, a promuovere in noi e in coloro con cui comunichiamo, una reale passione per il Regno, per l’annuncio quotidiano del Vangelo.
Papa Francesco la prega così: “Aiuta, o Madre, la nostra fede! Apri il nostro ascolto alla Parola, perché riconosciamo la voce di Dio e la sua chiamata. Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi, uscendo dalla nostra terra e accogliendo la sua promessa. Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore. Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel suo amore, soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare. Semina nella nostra fede la gioia del Risorto. Ricordaci che chi crede non è mai solo. Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù, affinché Egli sia luce sul nostro cammino. E che questa luce della fede cresca sempre in noi, finché arrivi quel giorno senza tramonto, che sarà illuminato da Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore! Amen”.
Don Peppino