Carissimi fratelli che state soffrendo,
in occasione della giornata mondiale del malato (11 febbraio – festa della Madonna di Lourdes) voglio scrivervi questa lettera che esprima a voi tutta la mia gratitudine e la mia riconoscenza, certa di interpretare i sentimenti di tutta la nostra comunità.
Da quando gli uomini hanno cominciato a pensare si sono domandati quali fossero i pilastri del mondo, i sostegni che permettessero a questa terra di non cadere nel vuoto e si sono così inventati diverse risposte e tanti miti. Fra questi aveva colpito la mia fantasia di bambina quello in cui si fantasticava di poderosi e incrollabili giganti che tenevano strettamente ancorata, sulle loro ciclopiche spalle, la stabilità del mondo ed eroicamente si sottoponevano a questa immane fatica per il bene di tutti. Certamente oggi noi tutti sappiamo che le cose non stanno proprio così, che ci sono leggi fisiche ben precise che tengono in piedi il mondo e che tutto è regolato dalla provvidenza di un Dio creatore che ama i suoi figli, ma è la qualità della vita che conduciamo su questa terra che continua a preoccuparci.
Ci sono così tante cose brutte, cattiverie, inganni, ingiustizie... che spesso ci domandiamo: “Ma dove andremo a finire? Non si può andare avanti così, finiremo tutti male!“.
Sì, il nostro cuore è spaventato da tutto quello che ci capita e dal domani ormai ci aspettiamo solo il peggio. Credo però che siamo stolti ad abbandonare così la speranza perché, se guardassimo tutto con gli occhi del Vangelo (quelli di Gesù), ci potremmo accorgere che niente è perduto perché ci siete voi fratelli che soffrite, voi che siete i giganti che portano sulle proprie spalle la salvezza di tutti.
Forse vi domanderete: “Ma come, noi... i giganti? Noi che non sappiamo più sollevare neanche un bicchier d’acqua e abbiamo bisogno di tutti per le nostre necessità, noi che siamo inchiodati ad un letto devastati dal cancro o indeboliti da un cuore che fa i capricci, noi che siamo così confusi dalla malattia da non sapere neanche più chi siamo? Noi come possiamo sostenere il mondo?”.
Eppure è così perché voi, fratelli carissimi, completate nella vostra carne i patimenti di Cristo diventando così strumento di salvezza per questo mondo che sembra andare alla deriva. Uno solo di voi fa più di centomila politici. Che abbiate accettato il vostro dolore nella fede in Gesù o che ancora non abbiate trovato il senso di quello che vi sta capitando, che sappiate offrire la vostra sofferenza come canto di lode o che vi stiate ancora interrogando sul perché questo sia capitato proprio a voi e non lo sopportate... comunque Cristo vive dentro di voi, con voi patisce, con voi ci salva.
Io so che sto parlando come una che sta bene, che rischia di parlare a vanvera perché non immagina neanche quello che voi state soffrendo, che non alza neanche con un dito il carico della vostra fatica, ma so di essere una bambina sulle spalle dei giganti e per questo confido nella vostra preghiera. Mi ritengo fortunata di aver conosciuto così tanti di voi e le vostre famiglie nelle quali ho visto esempi di eroica dedizione; considero un privilegio il dono che mi è stato fatto di esservi in qualche modo vicina. Voi non siete affatto inutili o “scarti“ come la mentalità mondana vorrebbe farvi apparire, voi ci siete necessari così come ci è stato necessario il dolore di Cristo sulla croce, voi ci siete maestri e testimoni della speranza a cui tutti siamo chiamati.
Io non so come mi comporterò quando sarò nelle vostre stesse condizioni, non sono certa che saprò abbandonarmi a questo nuovo modo di testimonianza entrando nel mistero della sofferenza di Cristo, non so se saprò rallegrarmi alle sue parole “beati gli afflitti”. Temo di non esserne capace, ma so che posso contare sulla vostra intercessione e sulla vostra forza che è la vostra debolezza unita a quella di Gesù, so che mi terrete sulle spalle e con me i fratelli e il mondo intero.
Ai miei giganti un grazie immenso con tanto affetto e riconoscenza.
Suor Maura e tutta questa comunità che vi deve tanto