Il mese di maggio e il culto mariano

Il mese di maggio e il culto mariano

Si avvicina il tempo in cui tutte le nostre comunità pastorali hanno una particolare attenzione alla figura della Vergine Maria: il mese di maggio è in particolare dedicato a questa figura della Vergine.
Bisogna ricordare alcuni momenti storici cruciali a questo riguardo, a partire dalla figura di Pio XII: nel 1942 la consacrazione del mondo al cuore immacolato di Maria; la definizione del dogma dell'Assunzione (1950); la celebrazione dell'anno centenario (1954) della Immacolata; la ripresa dei congressi mariani internazionali con la "pregrinatio Mariae".

Ma non possiamo dimenticare l'apporto del Concilio Ecumenico Vaticano II e il documento "marialis cultus". Essi hanno introdotto una nuova attenzione alla figura della Vergine con una sottolineatura più biblica, rileggendo la sua opera nelle pagine del Vangelo, cosa questa che dovremmo fare anche noi. Quante volte, infatti, noi ci limitiamo a recitare il Rosario "a macchinetta", borbottando una Ave Maria dietro l'altra senza avere lo stesso animo della Vergine di fronte alla volontà di Dio e senza pensare ai cosiddetti misteri annunciati prima di ogni decina.

Eppure, basterebbe ricordare le parole che hanno caratterizzato la vita della Vergine. 
FIAT, segno del suo arrendersi ed entrare nel piano di salvezza del Signore. 
ECCOMI SONO LA SERVA, l'atteggiamento con cui a imitazione di Gesù ha affrontato la sua missione di salvezza per l'umanità. "non sono venuto per esser servito ma per servire". 
Il MAGNIFICAT che esprime la gioia di essere lo strumento privilegiato per l'ingesso nel mondo del Salvatore. 
A TE UNA SPADA TRAFIGGERÀ L'ANIMA, la frase che esprime la partecipazione alla passione del Signore.

I misteri del Rosario sono davvero la via da percorrere per una vita spirituale più intensa e ci aiutano ad avere una conoscenza più approfondita del Vangelo cosa che manca a molti dei nostri fedeli. Così si realizza il detto tradizionale della Chiesa: "ad Jesum per Mariam", si giunge a Gesù attraverso la figura di Maria.

Il fatto di recitare i santi Rosari nei cortili o nelle sale delle nostre case vuole significare che la Vergine è figura essenziale della nostra fede, non perché da essa è venuta la salvezza ma perché a Lei chiediamo che ci conduca alla piena comprensione di quanto Dio ha fatto per tutti noi. Dobbiamo essere destinatari della frase che Gesù ha detto sulla CROCE: "donna ecco tuo figlio". Avere per madre Maria deve essere un onore che noi apprezziamo e che ci impegna a seguire sempre più fedelmente il Signore.

Il culto mariano rischia di possedere una specie di ambiguità che trasforma il rapporto con Maria in una specie di adorazione della "regina del cielo". Questo carattere di ambiguità si neutralizza con il continuo riferimento alla Parola di Dio e alla figura di Maria come è rappresentata dalla rivelazione: fedele adoratrice di Dio, discepola del Signore, madre del discepolo giunto alla piena comunione con Cristo, membro di una comunità orante e implorante lo Spirito creatore della novità cristiana.

Infine il nostro tempo, come nelle epoche passate, deve imparare ad esprimere il rapporto con Maria in forme sintonizzate con la sua cultura e prodotte da impulso creativo: la preghiera non deve essere evasione dalla vita; ci si riferisca a Maria in un contesto di comunione e nell'intento di cogliere il significato esistenziale della sua vita. In questo la pietà popolare può portare un contributo valido con la sua spontaneità, creatività, sentimento e senso della festa.

Don Felice