La nostra Pasqua... un appello a convertirci alla Gioia

La nostra Pasqua... un appello a convertirci alla Gioia

Troppe persone pensano a Dio come a un cadavere, troppi cristiani si avvicinano alla fede come si entra in un cimitero, con gran rispetto e in silenzio, lo sguardo compito e meditativo, ma col desiderio di uscirne il più in fretta possibile... No. Gesù non è morto. È vivo. Non «rianimato», non «vivo nel nostro pensiero», no, veramente risuscitato e presente, che ci crediamo o no, che ce ne accorgiamo o no. Da questa consapevolezza nasce la gioia cristiana.

Sono diverse le strade che gli Evangelisti a Pasqua ci portano a percorrere per “convertirci alla gioia”.

1. Superare il dolore. Facciamoci coraggio, allora! La conversione più difficile (dopo quella dal Dio che abbiamo nella testa, al Dio di Gesù) è proprio quella da una visione crocefissa della fede a una risorta! Gli apostoli dubitano; solo Pietro va a verificare: guarda, stupito, e torna a casa meravigliato. Il verbo usato nella lingua originale indica insieme stupore e domanda. È già qualcosa, ma non è ancora fede: non bastano un sepolcro vuoto e le bende per suscitare la fede. Occorre un’esperienza personale del Risorto. E Pietro ne sa qualcosa... All’origine della nostra tristezza, vi è l’incapacità di abbandonare il nostro dolore, e finiamo col proiettare addosso a Dio la nostra sofferenza. Se cerchiamo il crocefisso, sbagliamo indirizzo, egli è vivo.

2. Togliere la pietra che ci impedisce di gioire. Facciamoci coraggio, noi tutti cercatori di Dio. Oggi essere discepolo richiede la fatica della ricerca, l’ardire della conoscenza. Non accontentiamoci del “sentito dire”, non andiamo dietro alla massa beota dei pregiudizi: informiamoci, chiediamo, leggiamo, dedichiamo tempo ad approfondire l’aspetto storico e ragionevole della nostra fede; studiamoli, questi vangeli, non con la curiosità del turista, ma con la passione dell’esploratore. Il nostro mondo ha bisogno di cristiani motivati, preparati, uomini di fede e di cultura che vadano al sepolcro di persona, senza dar retta ai soldati di ventura, profeti di sventura. Il dubbio può impedirci di gioire.
Il dubbio e l’insicurezza che ci fanno sentire “puzza di bruciato” da ogni parte ci impediscono di convertirci alla gioia. Per essere felici, occorre una conversione alla fiducia, una fiducia ben riposta, una fiducia ragionevole.

3. Superare la paura. Tutto Gesù dobbiamo accogliere, annunciare, amare. Convertirsi alla gioia significa abbandonare le paure, riconoscerle e accettarle, scegliere di superarle. Convertirsi alla gioia significa smettere di pensare che Dio gradisca una devozione esteriore, sapendo che Dio, invece, ama me, con tutti i miei limiti. Convertirsi alla gioia significa sapere che Dio ha sempre fiducia in me, nonostante i miei tradimenti. Noi come Chiesa, allora, siamo i primi a doversi convertire alla gioia del Nazareno, crocefisso e risorto.

4. Correre. È questa l’esperienza delle Chiesa: correre al sepolcro e sapersi aspettare gli uni gli altri. Abbiamo ritmi diversi, siamo splendidamente diversi. La Chiesa, come vedremo, non è né la compagnia dei bravi ragazzi, né il club delle anime devote. La Chiesa è lunga e larga e profonda, fatta di persone diverse, di discepoli diversi. La diversità è suo patrimonio irrinunciabile, come Gesù ci testimonia nell’improbabile scelta degli apostoli. La Chiesa è nata diversa, è nata nell’improbabile sfida di tenere insieme persone tanto diverse. Giovanni e Pietro corrono, il carisma e l’autorità, la creatività e la struttura. Non si contraddicono, non si pestano i piedi, non si contrappongono. E si aspettano per entrare. Grande Chiesa, Chiesa di Cristo, quella che si aspetta, che si accoglie, che tiene in equilibrio creatività e regola, passione e struttura, emotività e ragione.


Ho iniziato questi “auguri” con l’appello a convertirsi alla gioia.
Li concludo portandovi la mia personale esperienza della gioia pasquale dove sperimento continuamente che la gioia cristiana è accettare i propri limiti, che non sono né una gabbia, né una catena che impedisce di realizzare i nostri sogni, ma il luogo sicuro entro cui diventiamo capaci di amare.

Buona Pasqua

Don Giampietro