La chiesa di S. Cassiano

La chiesa di S. Cassiano

La chiesa, dedicata ai Santi Ippolito e Cassiano, è posta alle pendici dell’altura su cui sorge Velate, presso l’antica strada pedemontana del Campo dei Fiori in direzione del Verbano.
Tale strada è intervallata con regolarità da luoghi di sosta e San Cassiano corrisponde a uno di questi.

La chiesa, che probabilmente sorge sul luogo di un‘antica "mansio", domina quelli che furono i "campi lunghi" e la "vigna" di Velate. La vicinanza della torre può spiegare altrimenti la costruzione della chiesa: era consuetudine edificare presso insediamenti militari di un certo rilievo, chiese per il servizio di culto degli armati, riconsacrando, talvolta, luoghi di culto pagani.

La dedicazione ai Santi Ippolito e Cassiano può essere indice di un'origine molto antica; il culto di San Cassiano è presente nel milanese dal sec V.
Il campanile databile al secolo X, è uno dei più antichi della zona.
La chiesa, citata per la prima volta in un documento del 1.115, in origine era una semplice aula terminante con un’abside semicircolare.

Fu per secoli l’edificio religioso più importante del paese. Il prete incaricato della cura delle anime di Velate aveva il titolo di "rettore e cappellano della chiesa dei Santi Ippolito e Cassiano". La chiesa possedeva già nei secoli XII e XIII numerosi beni. I documenti locali del 1.100 e del 1.200 riportano molti riferimenti a terreni di proprietà di San Cassiano.

Nella più antica descrizione della Chiesa, redatta dopo la visita pastorale di San Carlo del 1.578, si dice che l’edificio era circondato da un cimitero con sepolture "che si ritengono antichissime". Si riporta anche, che la chiesa era l’antica patronale e che ancora era circondata da "vestigi de quantità di casamenti et di uno monastero".

In obbedienza agli ordini lasciati nelle diverse visite pastorali, compiute dagli arcivescovi di Milano tra 1.574 e il 1.634, la chiesa fu oggetto di numerosi interventi. I più importanti furono: la notevole sopraelevazione dell’aula, la collocazione dell’altare ligneo, l’abbattimento dell’abside circolare - circa 1.630 -, la costruzione della sacrestia e la chiusura delle monofore romaniche. Epigrafisti seicenteschi segnalano che durante tali lavori fu scoperta una lapide tombale della cristiana Onorata, risalente al 465; tale lapide risulta peraltro scomparsa.

Un’ulteriore notevole trasformazione fu compiuta nel 1.944 con la costruzione di due aule ai lati del presbiterio, che modifico completamente la pianta originale; inoltre questo intervento causò lo spostamento a valle della strada che passava a nord dell’edificio.
La chiesa si presenta all’esterno completamente intonacata a calce. Sulla facciata, a sinistra, si scorge appena qualche traccia del grande affresco di San Cristoforo. Il portale reca la data 1.614. A destra è posta una finestrella ovale ed una piccola urna per le elemosine. La descrizione della chiesa del 1.578 ci informa che nella parte alta della facciata esisteva una finestra a croce ed "in cima al frontespicio" un piccolo campanile a vela che sostituiva provvisoriamente il campanile "rovinato dal mezo in suso".

Il fianco verso mezzogiorno e decorato da un affresco del secolo XV rappresentante la Vergine in Trono e Sant’Antonio Abate. Notevoli sono le analogie con alcuni dipinti nella cripta del Santuario di Santa Maria del Monte. L’affresco è stato oggetto di un restauro nella primavera del 1.986.

Recentemente (estate 1.990), sulla parete estrema a nord, sono stati rimessi in luce degli archetti binati collegati a lesene che scendevano fino a terra. Questi sono elementi architettonici preromanici che testimoniano, assieme alle monofore, l’antichità della chiesa.
Il campanile romanico è concluso da una cella più tarda, costruita in seguito alle ordinazioni di Federico Borromeo. Il cedimento del terreno che ne ha causato l’inclinazione potrebbe aver determinato il crollo del coronamento originario. Fino a qualche decennio fa, aveva il tetto a due spioventi e non era intonacato.

L’interno della chiesa evidenzia vari interventi. L’aula ha conservato in pianta le dimensioni originali, l’antica copertura a travi e stata sostituita nel ‘600 da una volta a botte in mattoni che ha comportato una considerevole sopraelevazione della chiesa.

Sulle pareti della facciata e di mezzogiorno sono state riscoperte nel 1.987 le monofore romaniche citate nel documento del 1.578; la decorazione ad affresco degli sguinci presenta numerose analogie con quelle delle finestre della chiesa romanica di Ligurno. La parete a nord conservava l’affresco di Santo Stefano, strappato nel 1.945 ed ora collocato nella Parrocchiale. Verso l’altare emergono i resti, scoperti nel 1.986, di un affresco del quattrocento di notevole qualità: si scorgono tracce di due personaggi e di un crocifisso, mentre risulta ben conservata la figura di Sant’Antonio Abate.

Sulla medesima parete sono visibili frammenti di un affresco molto più antico.
Le nicchie nelle pareti che collegano l’aula con il presbiterio contengono il gruppo dell’Annunciazione, opera seicentesca, eseguita in terracotta.
Il presbiterio rettangolare, costruito al posto dell’abside originaria, in seguito ai decreti del Cardinal Monti (1.634) è arricchito da un pregevole altare di noce intagliato e lumeggiato d’oro, che presenta quattro colonne scanalate con capitelli corinzi. Nelle basi delle colonne sono intagliati i simboli degli evangelisti; in un angolo si legge la data 1.585. Sopra il timpano Dio Padre benedicente. Nella nicchia centrale è posta una statua lignea policroma della Vergine con il Bambino, anch’essa del tardo Cinquecento.
L’altare era arricchito dalle statuette policrome dei Santi Ippolito e Cassiano e da due dipinti su rame, trafugati nel 1.946.
La parte inferiore è stata realizzata nel 1.985 in occasione del restauro dell’altare.
I due vani laterali del presbiterio sono stati decorati, come il resto della chiesa, nel 1.945. I tondi con Sant’Ippolito e Cassiano sono del pittore Carlo Cocquio, eseguiti nello stesso periodo. Una porticina nel vano di sinistra conduce all’antico campanile, mentre a destra è l’uscio che porta ai due piccoli locali che compongono la sacrestia.
L’antica porta sul lato di mezzogiorno, che permetteva l’accesso al cimitero, è attualmente chiusa e il relativo vano e occupato dal confessionale.
La Chiesa ed il prato antistante si animano la prima domenica dopo Pasqua, in occasione di un’antica festa locale.

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