Nella notte di Pasqua non facciamo altro che cantare “Alleluja”, “Regina caeli, laetare”, “Exsultet”… Tutte espressioni di gioia… ma questa gioia è motivata quest’anno? In questa Pasqua 2021 abbiamo motivi per sentirci nella gioia? Si sta radicando e dilatando sempre più in noi la gioia del Signore?
Mi sono sentito un po’ in imbarazzo nel dover scrivere l’editoriale di Pasqua quest’anno, perché si ha come l’impressione di “prendere in giro” coloro che stanno soffrendo sotto tanti punti di vista.
Spesso gli ideali e i pensieri hanno dei margini di compromesso che la vita non ci consente. In un attimo devi riaprire gli occhi e rileggere la tua storia che si colloca fra Adamo che si nasconde e Gesù che dice: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”.
Abbiamo meditato in questi giorni come Gesù, nell’ultima cena ha su di sé le lunghe e scure ombre del fallimento nel vedere che, coloro in cui ha sperato, non capiscono. Non c'è una via che porti fuori dal cenacolo senza passare per il monte degli ulivi, il monte della spogliazione, il monte dell’abbandono a Dio. Ci vuole questa trasformazione del monte degli ulivi, questa trasformazione del pianto, per arrivare poi all’abbandono.
Che logica strana è quella della croce: essere sconfitti per vincere, essere poveri per arricchire, essere inutili per essere indispensabili, scomparire per essere presenti, perdere per trovare, donare per possedere.
Gesù non ha inventato la croce e davanti a lei appare debole, fragile e indifeso: ha solo messo nella croce un germe di amore, liberandoci non con la sua sofferenza, ma col suo amore.
Si può sigillare un sepolcro, si può mettere davanti una guardia, ma non si può impedire che la vita abbia inizio in coloro che l’hanno compresa.
Ecco allora cosa significa per me quest’anno calarmi nella gioia della Pasqua.
La gioia non è da attendere come qualcosa che può capitare o meno, ma è il frutto di quel cammino che, contemplando la passione e risurrezione del Signore Gesù, diventa la scelta radicale e voluta del Vangelo. Abbiamo camminato insieme in questa quaresima, non solo attraverso le meditazioni degli Esercizi Spirituali Parrocchiali, non solo contemplando le figure di santità al venerdì sera, non solo offrendo qualcosa di nostro per i progetti di carità… ma abbiamo camminato insieme perché ci siamo aiutati nei momenti di difficoltà, ci siamo consolati vicendevolmente nelle occasioni più tristi, ci siamo rincuorati quando la speranza abitava da un’altra parte…
E da Gesù apprendiamo anche un altro motivo per esprimere la nostra gioia: Gesù è il buon pastore non perché c’è un bisogno che gli fa dare la vita, la sua vita è buona in quanto è offerta… questo vale anche per la bontà della nostra vita… le nostre amarezze, rivendicazioni e paure si scioglieranno quando riconosceremo che la nostra identità più profonda è quella di essere gratuiti in tutto ciò che facciamo nella vita e qualunque sia la condizione di vita in cui siamo chiamati ad agire. È importante aiutarci l’un l’altro a sentirci come dono. È importante che una volta in vita una persona si senta dire: “tu sei un dono”. Da qui vogliamo ripartire in questa nostra Pasqua.
È dunque possibile una storia nuova? È possibile che uomini e donne in carne e ossa possano vivere una storia giusta, invece che sbagliata? Una storia dove “ho indovinato” il momento giusto per esserci invece che una storia in cui “ho sbagliato” il momento? Una storia di speranza invece che di disperazione? La storia nuova si scrive se ci sono uomini e donne nuovi.
Ecco carissimi, iniziamo la terza parte del nostro anno pastorale. Come diaconia ci attendiamo risposte di persone che hanno desiderio di ripartire bene, ripartire da una vita che ha voglia di essere bella. Non mancheranno da parte nostra nuove proposte, continueremo ad accompagnarvi nelle vicende delle vostre esistenze, perché siamo convinti che la luce di Pasqua illumina le nostre vite, spiega la nostra storia. Ma siamo altrettanto convinti che si può raccontare solo mettendo in gioco tutta la nostra vita.
Ecco perché da questa Pasqua io non vedo l’ora di ripartire... perché non siete gli stessi “parrocchiani di prima”, gli stessi “parrocchiani del venerdì santo”, ma una comunità nuova, perché ha sperimentato che non c’è più nessuna pietra che ora possa bloccare la nostra gioia.
Don Giampietro