È arrivato finalmente anche il nostro momento di festa che dà l’avvio al nuovo anno pastorale. Rispetto allo scorso anno possiamo celebrarla più sereni anche se sempre in obbedienza alle molteplici prescrizioni ministeriali ed ecclesiali.Avverto in giro una gran voglia di festa, di vivere qualche momento assieme ad altri, di ritrovare amici e provare a vivere con gioia qualche ora del nostro tempo. Auspico proprio che la nostra festa degli “Amìis di Àsan” possa assolvere a tutte queste attese. Come parroco responsabile della Comunità Pastorale cosa chiedo a questa festa patronale 2021? 1. La gratuità nell’offrirsi alla Chiesa. Mentre imparo a conoscervi sempre meglio riparto convinto che ogni persona sia insostituibile, colma uno spazio vuoto che nessun altro prenderà. Se decidiamo di restare in disparte nessuno ci sostituisce, mancherà sempre il dono che come persone siamo. Riscopriamo in questa considerazione la bellezza della nostra presenza gratuita nella comunità cristiana. Nella Chiesa si impara ad offrire anche quel che non si ha, a mettere a disposizione anche ciò che non basta neppure per noi. Questa gratuità non aspetta che tutto funzioni, ma ha gratitudine del poco che possiede; perché ciò che conta non è mai un segno straordinario, ma autentico e discreto. 2. Il quotidiano: il punto di partenza da riscoprire e con cui fare pace. Spesso viviamo tutti come ad una finestra, guardando passare le nostre giornate piene con una desolante sensazione di vuoto. Il quotidiano è fatto di imprevedibile e di salto nella sorpresa. La più grande delle grazie è riuscire a vedere le cose della quotidianità dalla parte di Dio e sentire che ogni giornata è preparata per noi, senza esserci nulla di troppo e nulla di non abbastanza, nulla di indifferente o di inutile. In questo nuovo anno chiederei a tutti noi di smettere di trattare la nostra giornata come un foglio di agenda, senza attenzione, senza vedere in ciò che succede un'occasione. Impariamo a trasformare ogni cosa, ogni vicino, ogni stagione in un’occasione. Spesso viviamo bene le piccole speranze senza collocarle in una speranza vera, non sappiamo mettere le piccole gioie in una più grande gioia. 3. La fraternità vera. Fraternità è il porsi di fronte all'altro, alle sue fatiche, ai suoi problemi, ai suoi ideali e camminare un po' con lui verso un reciproco accrescimento di vita. Mi impressiona considerare come nella comunità di Gesù non ci sono gli undici più Giuda, ma i dodici con Giuda per ricordarci che siamo segnati ogni volta dal limite che siamo, siamo tutti un tentativo di ricreare, una trasformazione in atto e ciascuno si deve convincere che il suo compito non è quello di conquistare Dio, ma di lasciarsi trovare. Siamo diversi in temperamento e mentalità, non ci sono nè perfetti, nè eroi, nè puri. Una fraternità richiede modestia, discrezione, riconoscenza per il valore che ognuno ha dentro. Non ci devono essere possessori della verità ma cercatori. Richiede che i responsabili siano al servizio degli altri e che la grandezza di una persona non si misuri su ciò che è evidente, ma nascosto. Ripartiamo allora ... Arriveremo a luglio alla meta diventati più Chiesa e anche più uomini, uomini convinti che il meglio non è alle nostre spalle, ma è ancora davanti a noi e che quella Chiesa in cui viviamo ha i lineamenti e l'espressione del nostro volto. "Entra, ti aspettavamo da tempo", questo vorrei sentisse ogni persona che passa da noi, offrendogli l'attenzione del cuore, come ad un figlio stanco a cui non cerchi tanto di fare il bene ma di volergli bene! Con tanto desiderio di incontrarvi Don Giampietro
Guarda tutti gli articoli della comunità
La nostra comunità pastorale ha intenzione di offrire, quest’anno, una serie notevole di percorsi di formazione per persone adulte.Mi torna spesso in mente l’intuizione di Madeleine Delbel: “Se vai in capo al mondo troverai tracce di dio; se entri nel profondo di te stesso troverai Dio in persona”. Occorre inseguire ciò che serve a dare qualità alla nostra esistenza. Vivere bene è diventare capaci di rispondere positivamente al mistero dell’Assoluto che ci avvolge e ci illumina. Non dobbiamo mai rinunciare a porci le domande cruciali della vita, a saper stare dentro la gioia, ma anche l’inquietudine interiore. E’ necessario e bello pensare insieme. Avendo ben presente le indicazioni della comunità pastorale, vi presento, d’accordo con don Giampietro e la diaconia, queste tre opportunità di riflessione e di preghiera. I lunedì della Parola. Ogni lunedì sera (ore 21-22) presso la Villa Cagnola di Gazzada si prega insieme sul testo di Vangelo della domenica seguente.Il testo della riflessione viene spedito, il martedì pomeriggio, agli indirizzi e-mail delle persone che richiedono questo sussidio. Ritiri adulti. Sempre a Villa Cagnola, c’è l’opportunità di partecipare, quando si può e quando si desidera, nel pomeriggio di una domenica ogni mese, ad una riflessione, un momento di silenzio ed un dialogo sul tema: “Le dieci parole” (i 10 comandamenti). Un mercoledì ogni mese c’è l’opportunità di un tempo prolungato di ascolto, di silenzio, di preghiera, presso il Monastero di Bose. Per conoscere meglio queste opportunità ci si può riferire a me (tel. 3474552754 oppure Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.) Fraternamente, Don Peppino
Programma Giovedì 16 Ore 20:00 Inaugurazione della mostra fotografica “LE IMMAGINI DELLA POESIA" Ore 21:00 "AD JESUM PER MARIAM" -L'INTERCESSIONE MARIANA NEL PURGATORIO E NEL PARADISO DANTESCO. Meditazione d’arte e di fede tenuta da MATTEO LOCATELLI Giovedì 16 Venerdì 17 17 Ore 18:30 Apertura animazione con torneo di CALCIO BALILLA UMANO Ore 19:00 RISOTTO & OSSOBUCO (prenotazione obbligatoria tavoli e asporto). Banco gastronomico in funzione per salamelle e patatine Ore 20:30 Benedizione dei diari e investitura squadre della CACCIA AL TESORO. Intrattenimento musicale con DJ ANDREA BUTTARELLI Sabato 18 Ore 15:30 CACCIA AL TESORO per grandi e piccoli, per le vie di Bobbiate vecchia Ore 19:00 Apertura banco gastronomico con prenotazione obbligatoria di tavoli e menù d’asporto. Intrattenimento musicale con DJ ANDREA BUTTARELLI Sabato 18 Domenica 19 Ore 11:00 Santa Messa in onore di San Grato Ore 12:00 Apertura banco gastronomico (prenotazione obbligatoria tavoli e asporto) e benedizione delle automobili Ore 14:30 Spettacolo di animazione per i bambini con IL CAPPELLAIO MATTO Ore 16:00 Incanto dei canestri Ore 18:30 Premiazione del vincitori della CACCIA AL TESORO e del torneo di CALCIO BALILLA UMANO Da venerdì 17 a domenica 19 tornano i PACCHI DI SANGRATOZON con sorprese per adulti e bambini e il mercatino di beneficenza L'EVENTO SEGUIRÀ I PROTOCOLLI DETTATI DALLE NORMATIVE ANTICOVID VIGENTI IL PROGRAMMA POTREBBE SUBIRE VARIAZIONI
L’Arcivescovo ad Avigno per ricordare il 60° della prima pietra La dedica dell’Arcivescovo nel libro “La Prima pietra” Buon compleanno, pietre di Avigno! Buon compleanno, gente di Avigno! Buon compleanno, preti e suore di Avigno! Ogni prete una storia, ogni tempo una grazia, ogni compleanno una preghiera. +Mario Delpini, Arcivescovo 24.06.2021 L’omelia dell’Arcivescovo nella Chiesa di Avigno Solennità della Natività di San Giovanni Battista CELEBRAZIONE EUCARISTICA – OMELIA Varese, Parrocchia S. Giovanni Battista in Avigno 24 giugno 2021 VEDO UN RAMO DI MANDORLO Che cosa vedi? C’è anche chi non vede niente. Guarda, ma non vede. Guarda, ma ha troppa fretta per vedere qualche cosa. Guarda, ma guarda solo se stesso: perciò non vede niente che sia interessante, eccetto se stesso, eccetto come gli altri lo guardano, eccetto quello che si aspetta. Guarda, ma vede quello che gli altri gli dicono di vedere, secondo le notizie che raccoglie dalla rete, secondo il pregiudizio comandato dai signori della comunicazione, secondo i titoli dei notiziari o delle news. C’è anche chi vede nero. Si guarda intorno e vede solo disastri. Vede solo motivi per piangere, lamentarsi, disperare dell’umanità. Si guarda intorno e in ogni sconosciuto sospetta una presenza ostile, in ogni buio immagina la presenza di mostri, in ogni angolo sospetta una insidia. Vedo un ramo di mandorlo: vedo una promessa. Il profeta vede un annuncio di primavera. Vede un motivo per sperare. Vede che Dio continua a essere presente nella storia, vicino al suo popolo. Vede che per Dio non è mai impossibile salvare, consolare, portare a compimento la salvezza. Nella casa di Zaccaria si alza un cantico profetico: Benedetto il Signore, Dio di Israele, perché ha visitato e redento il suo popolo. Colei che tutti dicevano sterile diventa madre, colui che era diventato muto trova voce per cantare. Quello che era inatteso, avviene. Che cosa vedi, fratello, sorella? La parola del Signore provoca anche noi a interrogarci sulla nostra capacità di vedere quello che Dio ci mette sotto gli occhi. In questo tempo abita una promessa, una decisione di Dio di accompagnare il suo popolo nella tribolazione, perché non perda la speranza, perché non si rassegni al disastro, perché veda un ramo di mandorlo. I frutti verranno se il popolo ritorna al Signore, se la visita di Dio che vuole salvare viene accolta con disponibilità, se, colmati di Spirito Santo siamo pronti a profetare. L’impresa ardua di essere profeti. Chiamati ad annunciare le promesse di Dio e l’invito a conversione ne avvertiamo il rischio, l’imbarazzo, il pericolo: ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane. Per unirsi al coro delle lamentazioni non ci vuole un grande coraggio, non ci vogliono doti particolari, ma per parlare del ramo di mandarlo è richiesta la rara disponibilità alla fiducia. Per dire le cose che dicono tutti, non s’è bisogno di grandi discorsi o di competenze particolari, ma per cantare “benedetto il Signore, Dio di Israele”, si richiedono persone che ascoltino le promesse di Dio più che i notiziari e i sapientoni di moda. Per parlare male dell’umanità e seminare scontento, sospetto, malumore, non serve niente di particolare, ma per intravedere i segni della salvezza di Dio, inattesa, promettente, sorprendente è necessario credere alla promessa: non aver paura di fronte a loro, perché io sono con te, per proteggerti. Come sarà, come saranno i profeti per questo tempo? La nostra Chiesa e il nostro tempo aspettano una parola profetica, aspettano uomini e donne disponibili a parlare del ramo di mandorlo, cioè a testimoniare la promessa affidabile di Dio. Il Signore continua a chiamare profeti improbabili. Chiama forse anche noi. Come sarà il profeta adatto per questo tempo? Sarà, forse, come Geremia: una persona timida, che tutto si immagina eccetto che di essere profeta, di dover prendere la parola di fronte ai potenti del suo popolo, di esporsi al contrasto e alle reazioni aggressive di quelli che contano, al disprezzo degli altri. Sarà, forse, come Zaccaria: un uomo rassegnato a essere un fallito, una persona per bene che si è sempre comportata bene, che ha sempre coltivato la speranza di essere padre, di generare un po’ di futuro e ha sempre sentito umiliante la sterilità sua e di sua moglie. Sarà, forse, come Saulo: un persecutore feroce della Chiesa di Dio, un carattere forte, un uomo intraprendente e rigoroso, uno che non si risparmia pur di contrastare la setta spregevole del crocifisso. Queste tre figure di profezia mostrano come le persone che il Signore sceglie sono persone improbabili. Però hanno in comune che si lasciano raggiungere dal Signore che li chiama e consentono che la vocazione segni la loro vita, che la docilità allo Spirito li conduca su vie impreviste. Un giovane timido, un vecchio rassegnato, un persecutore feroce. Non si può evitare di porsi la domanda inquietante: forse chiama anche me? Forse chiama anche te? L’incontro con i ragazzi dei nostri oratori La visita all’Oratorio di Bobbiate L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini, nel pomeriggio di giovedì 24 Giugno ha fatto visita agli oratori delle tre comunità di Avigno (che quest’anno celebra i 60 anni di posa della prima pietra della chiesa parrocchiale), Masnago e Bobbiate in Varese. In particolare a Bobbiate è stato accolto dal coadiutore, don Matteo Moda, che sta seguendo, aiutato da educatori e volontari, una settantina di bambini delle scuola elementari. […] Lo striscione che campeggiava sul campo di gioco con la scritta “Kaire Mario”, “Rallegrati Mario”, ha dato modo all’Arcivescovo d’introdurre il suo breve discorso ai bambini, subito dopo il loro canto di benvenuto. «Dovete rallegrarvi ed essere felici della vostra vita», ha esordito l’Arcivescovo, «perché la terra è piena della gloria di Dio». Con parole adatte all’uditorio che gli stava davanti monsignor Delpini ha spiegato il senso dell’immaginetta che egli ha predisposto e donato ai tanti bimbi incontrati e che incontrerà nei mesi estivi. Si tratta di un cartoncino con un disegno molto semplice in cui un cielo azzurro fa da sfondo a delle montagne, anch’esse azzurre, simbolo della pienezza che avvolge e riempie la Terra così come Dio riempie a avvolge il mondo. Sul retro una preghiera, composta dall’Arcivescovo con quella disarmante sobrietà che lo contraddistingue, in cui, alla domanda “Maestro, dimmi la verità della vita!”, si risponde: “La verità prima della vita è questa: la tua vita è benedetta da Dio. E la verità seconda è questa: tu vivi per essere una benedizione per tutti quelli che ti incontrano”. Accomiatandosi monsignor Delpini ha ringraziato don Matteo e i suoi collaboratori per il loro impegno e i bambini per il pallone da calcio che gli hanno donato come simbolo dell’attività ludica che prevalentemente svolgono in oratori. Donatella Salambat, Tratto da Varese in Luce Maestro, dimmi la verità della vita! «La verità prima della vita è questa: la tua vita è benedetta da Dio. E la verità seconda è questa: tu vivi per essere una benedizione per tutti quelli che ti incontrano». Maestro, insegnami a pregare! «Tu prega così: Padre nostro che sei nei cieli, Padre! Sia santificato il tuo nome, Padre! Venga il tuo regno, Padre! Sia fatta la tua volontà, Padre!» Maestro, dimmi che cosa devo fare! «Non perdere oggi l’occasione per amare. Non lasciare che nessuno vada via da te senza un sorriso. Non sottovalutarti mai: sei fatto ad immagine di Dio! Non dimenticarti mai della tua vocazione ad essere felice». La visita all'Oratorio di Masnago Una giornata intensa trascorsa tra i ragazzi, gli educatori e gli animatori degli oratori estivi di diverse realtà nella zona di Varese, da Cairate ad Azzate, per arrivare nel capoluogo con Bobbiate, Masnago e Avigno. A Masnago l’Arcivescovo, accompagnato dal direttore della Fom don Stefano Guidi e accolto dal parroco don Giampietro Corbetta e dal vicario parrocchiale don Matteo Moda, ha brevemente sostato dialogando con oltre un centinaio di bimbi e ragazzi della Comunità pastorale Maria Madre Immacolata. Un aquilone, «per volare alti», una pietra per indicare «la bellezza di essere pietre vive della Chiesa» e la maglia della società sportiva “Orma” vengono donati all’Arcivescovo che, a sua volta, lascia l’immaginetta «che rappresenta un grande cielo azzurro che colora di azzurro anche le montagne e che dice che la terra è piena della gloria di Dio e dell’amore che rende capaci di amare». «Quando ci sono persone che si lamentano ricordatevi che tutti siamo capaci di amare», conclude l’Arcivescovo raccomandando ai ragazzini di Masnago, Avigno e Velate, la “preghiera del giovedì”: «Non sottovalutarti mai, e non dimenticare mai la tua vocazione a essere felice». Animatori in gioco, l'Arcivescovo li incontra nelle sue visite all'Oratorio estivo Il sostegno all'esperienza dell'Oratorio estivo 2021 è totale. Un'altra settimana si è conclusa e un'altra sta per iniziare. Gli animatori degli oratori si confermano come i protagonisti indiscussi della nostra proposta, restituendo vitalità e freschezza ai nostri oratori, nonostante essi stessi abbiano subito le conseguenze di mesi di limitazione, soprattutto nelle relazioni e nelle proposte di servizio. Proseguendo le sue visite agli oratori, l'Arcivescovo giovedì 24 giugno ha concluso il suo "giro" incontrando gli animatori del Decanato di Varese, a loro si è rivolto, pensando a tutti gli animatori della Diocesi che stanno vivendo in questi giorni il "massimo" del loro impegno. Abbiamo raccolto anche le impressioni positive di responsabili e coordinatori che vedono negli animatori una risorsa affidabile e un motivo per dire "grazie"! “Con il gioco, mai x gioco” si legge sulla maglietta animatore di quest’Oratorio estivo «Hurrà». Ed è proprio così! Migliaia di animatori sono coinvolti nei nostri oratori ambrosiani: il loro impegno, mettendo tutto se stessi in ciò che si fa, anche attraverso il gioco, testimonia la bellezza del giocarsi, anche nella vita! Continuano le visite agli Oratori estivi, con il nostro Arcivescovo Mario Delpini e don Stefano Guidi (ieri accompagnati dal Vicario episcopale della Zona pastorale di Varese, il Vescovo Mons. Giuseppe Vegezzi): pieni di gioia per questi incontri sono i ragazzi e le ragazze. A fare loro da “bellissima cornice” sono gli animatori che si confermano come i veri protagonisti dell’esperienza estiva. Sono loro, soprattutto nella visita di giovedì 24 giugno 2021 che è culminata con un incontro dedicato proprio agli animatori nella chiesa di Masnago a Varese, ad essere i più colpiti dalle parole che l’Arcivescovo sa rivolgere loro. Non siete autorizzati a sottovalutarvi «Oggi – ha spiegato l’Arcivescovo nell’Incontro animatori del decanato di Varese, nella chiesa parrocchiale SS. Pietro e Paolo di Masnago – sono venuto a dire che voi… già solo per il fatto che siete impegnati in questi giorni d’estate a tener vivi gli oratori, ad organizzare, a stare attenti alle cautele da avere; già solo per il fatto che siete lì, per me vuol dire che voi non siete autorizzati a sottovalutarvi. Voi non siete perfetti, voi non avete tutte le doti possibili… ma quel poco che hai (richiamandosi alla preghiera del giorno secondo la proposta “Hurrà – Giocheranno sulle sue piazze” e alla tappa #conquelcheabbiamo) basterà , perché ciò che rende preziosa la tua vita non sono le doti che hai, ma sono le ragioni per cui spendi le doti che hai ». (L’intervento completo durante l’incontro con gli animatori del decanato di Varese è stato pubblicato in un post IgTv sul nostro profilo Instagram @fondazioneoratorimilanesi e si trova nella registrazione del momento di preghiera sul canale Youtube della Comunità Pastorale Maria Madre Immacolata, dal minuto 18:30 del video disponibile qui) «Gli animatori sono stati grati di aver vissuto questo incontro – ci commenta don Matteo Moda, responsabile della pastorale giovanile della Comunità pastorale Maria Madre Immacolata, con gli Oratori S. Grato di Bobbiate, S. Paolo VI di Avigno e S. Giovanni Bosco di Masnago – Anche chi è in ricerca, sente nel cuore dubbi e domande tipiche dell’adolescenza, non dimenticherà quell’invito a non sottovalutarsi mai, a mettere in gioco i propri talenti (secondo l’esercizio chiesto dall’Arcivescovo “provate a dire: quali sono i miei 5 talenti?” e a condividerli) e di avere a cuore la vocazione alla felicità. Fa parte di questi animatori il desiderio vero di mettersi in gioco, con spontaneità e gratuità, prendendo sul serio il loro servizio, che emerge in un tempo difficile. Sanno pensare, riflettere, e si mettono in ascolto: non ritenevo scontata questa loro matura disponibilità, in un momento particolare come quello vissuto, soprattutto per la loro età. Sottolineo anche la loro ricerca nella fede: sembra sempre un altro argomento, non facile da affrontare, ma torna e diventa oggetto di riflessione. La correzione fraterna diventa occasione per rilanciare anche questo tema. In più, oltre alle attività con i ragazzi durante le giornate, qui a Masnago abbiamo sentito la necessità di creare momenti e occasioni di svago e distensione, per stare semplicemente tra di loro, la sera o attraverso giochi e partite con la società sportiva dell’oratorio. L’idea di creare dei “mercoledì sera sportivi” diventa anche il pretesto per riallacciare anche quegli adolescenti che per la pandemia si sono allontanati e portano dentro di loro tante domande. Tutti i giorni ci lasciamo accompagnare dagli spunti dello strumento del “quaderno animatori”, che è stato oggetto di consegna insieme al mandato animatori nell’ultima domenica di maggio. Quest’anno anche l’aspetto giocoso diventa un’attività che aiuta la riflessione. La verifica, non solo organizzativa e pratica, di come procede l’esperienza, può diventare sorgente per la loro fede. In questo loro saper mettersi in gioco, e in questo passaggio graduale di testimone, vedo un segno della presenza di Cristo. La sera termino la giornata pieno di gioia perché ho avuto la possibilità di scoprire qualcosa di più di loro, e insieme di me, in questo accompagnamento e cammino insieme. È più di un Oratorio estivo, è una grazia!» Costruite l’amicizia che rende migliori «Per gli animatori tornare in oratorio significa anzitutto poter rendersi di nuovo conto che non sono soli ma hanno una missione che è prendersi cura di qualcuno – considera il seminarista Alessandroall’Oratorio S. Luigi di Cairate. Significa tornare a pensare in grande, dopo un tempo che li ha spinti a “navigare a vista”, senza scorgere grandi orizzonti. Come ogni nuovo inizio, non è semplice, perché si è affievolita, in parte, l’abitudine a stare in oratorio, e anche i piccoli risentono del tempo delle restrizioni. Agli animatori è chiesto di tornare ad ampliare lo sguardo, guardando oltre se stessi per riscoprire la bellezza del donarsi agli altri». Don Cristiano Carpanese, parroco e responsabile della Comunità pastorale S. Maria Assunta di Cairate, Bolladello e Peveranza, è rimasto sorpreso dalla disponibilità a lasciarsi coinvolgere e a mettersi in gioco degli animatori (molti sono dei primi anni delle superiori, all’Oratorio S. Luigi di Bolladello), nonostante la mancanza di esperienze particolari in presenza e la possibilità di vivere momenti insieme, a quell’età fondamentali. «Grazie ai cammini vissuti con serietà, nel percorso preadolescenti, alle esperienze della Professione di fede a Roma, e alla testimonianza che hanno ricevuto, molto dipende da come loro sono stati “animati”, in oratorio… siamo qua, e pian piano, insieme, chiediamo loro di fare un passo un più. Bisogna far crescere!» Tre parole sintetizzano quest’esperienza estiva con gli animatori al servizio dei ragazzi, per don Cesare Zuccato, parroco della Comunità pastorale Maria Madre della Speranza, con gli Oratori S. Giuseppe di Azzate e S. Giovanni Battista di Buguggiate. «Fiducia: ciò che riceviamo dagli adulti e che, dicendo di sì al Signore, offriamo ai ragazzi che ci sono affidati, che ci fa camminare e crescere. Testimonianza nel servizio: anche in mezzo a tante difficoltà e alla pandemia, emerge il coraggio di mettersi al servizio, soprattutto da parte degli animatori. Fraternità: imparare a costruire amicizie, a diventare complici… Nessuno ce la fa da solo nella vita. Così l’essere animatori è un’occasione per fare un servizio agli altri ma anche per creare relazioni vere che accompagneranno e aiuteranno nella vita». Confidatevi con Gesù Tre consigli l’Arcivescovo lascia agli animatori, nella sua visita agli oratori: «il primo è non sottovalutarsi mai»; «il secondo (riprende proprio la bellezza del costruire legami e amicizie vere) è “costruisci, cerca, offri l’amicizia che rende migliori”»… e, il terzo, «Confidati con Gesù: la preghiera alla vostra età non può essere semplicemente “dico le preghiere”. Confidati con Gesù quando sei lieto e quando sei triste, quando hai bisogno di una luce per capire che cosa devi fare, quando in casa c’è un problema, quando hai sbagliato qualcosa e provi vergogna di te stesso… confidati con Gesù». Consigli di cui gli animatori faranno tesoro, insieme alla Preghiera che l’Arcivescovo aveva scritto per loro “Come gli animatori pregano”. «Gesù, amico, fratello, maestro, Signore! …senza di te non possiamo fare nulla!» ma insieme a te, quel “poco” che siamo, diventerà “tanto”. Hurrà! Tratto dal sito https://www.chiesadimilano.it/pgfom/ L'omelia dell'Arcivescovo agli animatori Dunque io vorrei lasciarvi questi tre consigli, il primo è: non sottovalutarti mai! Il secondo è: costruisci, cerca, offri l’amicizia che rende migliori. Perché ci sono delle amicizie che rovinano, che convincono uno a fare il male che non vuole. Così se uno ti dice - Dai che andiamo a bere - anche se a me non piace l’amicizia può convincermi a fare il male che non voglio fare. Invece c’è un’amicizia che rende migliori: quando due, tre amici si dicono - Dai che facciamo una cosa nuova, una cosa meravigliosa, dai che facciamo uno spettacolo per far ridere i bambini, facciamo un concerto, un pellegrinaggio al Sacro Monte, una cosa così, quelle cose che rendono migliori. L’amicizia rende migliori: da solo uno si perde, si scoraggia. Se invece due o tre amici si appassionano a un’impresa l’impresa riesce. Ecco l’amicizia che rende migliori! E il terzo e ultimo consiglio che voglio darvi è questo: confidati con Gesù. La preghiera alla vostra età non può più essere semplicemente -Dico le preghiere. Ma questa non è una buona ragione per smettere di pregare: confidati con Gesù. Quando sei lieto, quando sei triste, quando hai bisogno di una luce per capire cosa devi fare, quando in casa c’è un problema, quando hai sbagliato qualcosa e provi vergogna di te stesso: confidati con Gesù! Ecco le tre cose che vi chiedo: non sottovalutatevi mai, costruite amicizie che rendono migliori, confidatevi con Gesù, Gesù vi ascolta. testo non riletto dall’autore Non so se sia vero, ma spesso mi dicono che un atteggiamento tipico degli adolescenti è quello di non piacersi, di non essere contenti di sé. Questa cosa di non essere contenti di sé, mettersi lì davanti allo specchio, la mattina o la sera , e dirsi “Ma che ragazzo insignificante sono! Non sono capace di fare niente, combino solo disastri, non riesco a corrispondere alle aspettative dei miei genitori o dei miei amici, non mi piaccio”. Ecco, io sono venuto a dirvi che questa è una malattia, non è vero!Non è vero che voi non siete capaci, che voi combinate solo disastri, che voi siete un problema, che voi non siete all’altezza delle aspettative dei genitori. No, io vi dico che non è vero, come questo tale che è andato dal Signore con cinque pani e dice “Che cosa sono questi cinque pani per cinquemila persone?Come faccio io?”. Eppure Gesù ha detto “Basta il poco per molti!”. Oggi sono venuto a dire a voi che, anche se non vi conosco uno a uno, ma il solo fatto che siete impegnati in questi giorni d’estate a tener vivi gli oratori, a organizzare, a stare attenti alle cautele da avere, alle mascherine; già solo il fatto che siete lì, per me vuol dire che voi non siete autorizzati a sottovalutarvi! Voi non siete perfetti, voi non avete tutte le doti possibili, ma quello che avete, questi cinque pani basteranno per i cinquemila. Quel poco che hai basterà, perché quello che rende preziosa la tua vita non sono le doti che hai, ma le ragioni per cui spendi le doti che hai. Quello che ci rende adatti alla vita non è essere intelligenti, mister simpatia, essere la più bella del paese, essere il più bravo della classe, essere… Non è questo che vi rende importanti e preziosi. Quello che vi rende importanti, belli, preziosi, è che voi siete capaci di amare, di voler bene. Non è che lo fate sempre: talvolta siete egoisti, vendicativi, invidiosi, come tutti noi, nessuno è perfetto, però siete capaci di amare. Ecco, questo son venuto a dirvi, non sottovalutatevi mai! Perciò vorrei darvi un compito. Questo numero 5 è interessante, perciò vorrei darvi 5 compiti come quel tale che ha dato i suoi doni e a uno ha dato 5 talenti, 5. E’ un numero qualsiasi, ma c’è scritto 5, Perciò vorrei chiedervi; stasera, prima di dormire, dite una preghiera e provatevi a dire: ma quali sono i miei 5 talenti? Che cos’è che io ho di prezioso, almeno cinque cose, 5; voi ne avete molti di più, presumo, ma i principali 5 talenti. Questo esercizio vorrei chiedervi di fare, non solo stasera, ma ogni tanto fermatevi e chiedetevi “Ma quali sono i miei 5 talenti?” Non vorrei darvi suggerimenti, ma voi sapete le cose per cui siete bravi, preziosi. Questi 5 talenti se li sotterrate non serviranno a nessuno, neanche a voi: ma come questi 5 pani, se vengono condivisi bastano per i 5000!
Chiudiamo un attimo gli occhi... immaginiamo di essere in alta montagna, nel bel mezzo di una pineta o presso la riva di un lago alpino alle pendici di un ghiacciaio che si riflette nelle sue acque, oppure ancora nel cuore di un alpeggio, uno di quelli che si trovano proprio al di fuori delle normali vie pedonali, che profumano di fiori, animali, legna, formaggi stagionati, pentolacce di rame al fuoco... ed ora, fate un bel respiro... che aria entra nei vostri polmoni? Ecco questa è proprio la sensazione che vorremmo farvi provare con il palio delle contrade di Masnago 2021: qualcosa di mai sperimentato in questi mesi di pandemia... la speranza di rinascere come comunità cristiana, civile e familiare... una sensazione che avvertiamo come piacevolmente nuova in questi ultimi tempi. Dal Palio di Masnago vuole partire un messaggio di speranza per tutte le altre 7 parrocchie della nostra Comunità Pastorale. Abbiamo voluto proporre quest’anno al Palio il tema della speranza perché noi cristiani siamo portatori di un “novum” che non solo gli altri non hanno, ma di cui tutti abbiamo bisogno di ripartire. E questa novità sta proprio nell’audacia di pensare al nostro domani, anche a costo di rasentare l’utopia, dove “utopia” significa sogno, di cose quasi irrealizzabili. Don Tonino Bello ai giovani di A.C. della Diocesi di Lecce nel gennaio 1993 diceva: “Vi auguro che possiate essere sognatori. Vedete: il mondo non va male perché ci sono troppi che sognano, ma va male perché sono troppo pochi i sognatori”. Cosa significa per noi ripartire “da sognatori” per essere portatori di speranza? Dalla nostalgia entusiastica al senso ultimo delle cose. Dopo più di un anno di pandemia è facile cadere nella tentazione di pensare che “è stato tutto un incubo” e che ora ripartiamo riprendendo da dove ci eravamo interrotti. Noi vogliamo proporci la speranza aiutandoci ad accettare il provvisorio della vita che stiamo attraversando dicendoci però che intendiamo scommetterci la vita sul senso ultimo della storia che è Gesù. La capacità che ha il Vangelo di offrire una promessa di senso deve esprimersi in chi la annuncia, nella vita di chi si fa portatore dell’annuncio. Dal punto esclamativo al punto interrogativo della vita. Qualcuno si è fermato solo alla crudezza del presente mettendovi un tristissimo punto esclamativo, che blocca ogni prospettiva; oppure sta provando ad evadere dal suo presente triste sognando tempi futuri fantastici che si augura arriveranno. Con il Palio 2021 noi invece vogliamo veicolare al punto interrogativo che è fecondo e crea perché per evangelizzare e far crescere nella fede bisogna lasciarsi continuamente interrogare dal Vangelo e interrogarlo a nostra volta. Se la Chiesa fosse solo il luogo delle nostre certezze, sarebbe poca cosa; è invece il luogo dove si annunciano e vivono le certezze di Dio. Dalla rassegnazione alla cura dei rapporti veri. Non ci vogliamo accontentare di compensare come meglio siamo capaci ciò che abbiamo perso e che non ritroveremo più. Intendiamo invece fare comunità vera di persone vere con rapporti veri. Con il palio 2021 ritroviamo la bellezza e il gusto di curare i rapporti tra le persone. Dopo la festa di Velate in cui ci è stato chiesto di condividere un gesto d’amore, anche il Palio di Masnago non vogliamo che risulti semplicemente la festa di una delle 8 parrocchie della nostra Comunità Pastorale ma ci auguriamo che per tutti possa diventare l’occasione di una ripartenza tanto attesa e desiderata, perché ci rifiutiamo fermamente di assurgere al ruolo di depositari dello status quo, di limitarci ad essere i notai della realtà ... vogliamo invece essere i profeti del cambiamento... Che profumo nell’aria quest’anno... c’è un inizio di speranza! Con tanto desiderio di incontrarvi don Giampietro
Tradizionalmente, alla fine del mese di giugno, con la festa dei Ss. Pietro e Paolo, a Calcinate del Pesce si tiene la BENEDIZIONE DEL LAGO. Da quando nel 1908 fu costituita la "Società Anonima Cooperativa Pescatori del Lago di Varese" per volontà dei soci fu scelto un patrono per tale attività: chi altri poteva essere se non colui al quale Gesù aveva chiesto di lasciare le sue reti sul Lago di Tiberiade e seguirlo per diventare pescatore di uomini? Ecco l'origine di questa festa tradizionale che comprende il rito della benedizione del lago, fino a qualche anno fa fonte di sostentamento per molte famiglie del paese. Attualmente la Cooperativa non esiste più ma la tradizione vuole che si ripeta il gesto della benedizione delle acque e l'invocazione al Santo protettore. È vero che, purtroppo,le acque del lago non sono più pescose come negli anni passati e il persico e le alborelle così rinomati e ricercati di un tempo quasi sono praticamente scomparsi a causa dell'inquinamento, dello scarso funzionamento del depuratore, della presenza di specie alloctone (il Siluro, in particolare) ma l'amore dei calcinatesi per il lago resta invariato. Se non altro, la mole del Monte Rosa che si riflette nelle acque del lago, dona visione di bellezza e serenità a questo luogo. Normalmente la benedizione del lago si nuove dal pontile di casa Bombaglio fino alla piccola darsena di casa Giorgetti, sul cui prato viene posto un altarino atto ad ospitare la reliquia di S. Pietro, dopo che è stata trasportata sul lago grazie alla chiatta messa sempre generosamente a disposizione dalla Società Canottieri della Schiranna e accompagnata da un piccolo seguito di barche private. Non essendo possibile fare le processioni, ci si reca prontamente in Chiesa per la S. Messa solenne conclusiva. Ci si potrebbe domandare che senso ha mantenere questa tradizione, visto che non c'è più la Cooperativa e quasi sono spariti anche i pesci. Questo rito si mantiene per il fatto che a Calcinate S. Pietro resta il compatrono del borgo e la sua figura viene mantenuta come normativa della nostra fede. Credo che in ciascuno di noi riviva tutta la fatica del credere come fu per S. Pietro: anche noi alterniamo momenti di forte adesione al Signore Gesù e momenti di tradimento nei suoi confronti. Ci sono tempi nei quali gli diciamo: "Tu sei il Cristo, il Figlio di Dio" e altri in cui il Signore ci vorrebbe allontanare perché non abbiamo compreso il progetto di salvezza da Lui voluto "Vattene! Tu sei un satana per me". Altre volte quasi non vogliamo riconoscerlo di fronte agli altri: "Io non conosco quell'uomo" e, a volte, gli diciamo di essere disposti a morire con Lui. C'è il momento del tradimento e quello delle lacrime amare del pentimento, ma la speranza di restare sempre con Lui non cessa mai di rianimare al fede. Soprattutto resta la bellezza dell'incontro nell'Eucaristia che rianima la nostra adesione al Signore e rinfranca la debole fede. E qui possiamo ritornare sul Lago di Tiberiade e, idealmente, posizionarci in quel luogo che ancora oggi è chiamato "Mensa Christi", quando Gesù, apparendo sulla riva del lago a degli sconfortati Apostoli che volevano quasi ritornare alla vita di prima (Pietro dice: "Io vado a pescare"), li invita a portare il frutto di un pesca miracolosa e prepara per loro una cena di piena comunione. Qui a Pietro Gesù chiede per due volte se gli vuole bene e alla risposta affermativa di Pietro, per una terza volta, cambia la sua richiesta: "Pietro vuoi essere mio AMICO"? Come a cambiargli ancora il nome: non più soltanto pietra di fondamento della sua chiesa ma amico del Signore. È quanto possiamo augurarci che S. Pietro pescatore operi nel cuore di ogni calcinatese: diventare sempre di più amici del Signore. Quest'anno, per esigenze del calendario pastorale, la benedizione del lago si terrà il VENERDI' 9 LUGLIO e sarà seguita dalla consueta celebrazione della S. Messa. La sera di Sabato 10 e domenica 11 si terrà la consueta Sagra del pesce nel rispetto delle vigenti norme anticovid. Don Felice
Le Associazioni, i Gruppi e i Movimenti ecclesiali facenti parte del Coordinamento della Diocesi Ambrosiana desiderano proporre a tutti un contributo condiviso per la città e per l'impegno politico dei cittadini in vista delle elezioni amministrative del prossimo autunno, in un momento storico così critico. (...) Questi mesi segnati dalla pandemia sono stati decisivi per decretare il fallimento dell’individualismo e riconoscere l’evidenza che ‘ci si può salvare solo insieme’ (Papa Francesco, 27 marzo 2020): da qui deriva l’importanza, spesso dimenticata, di una politica competente, capace di una visione lungimirante e non sottomessa alla tecnocrazia, agli interessi economici o alla mediaticità effimera; una politica che sia al servizio della persona e delle sue relazioni (...). In questo momento, dinanzi all’isolamento imposto dal diffondersi del virus, è necessario prendersi cura dei legami comunitari che nascono e vivono a partire dalle città e dai Comuni. Per questo riteniamo che le prossime elezioni amministrative non siano soltanto un momento di rinnovo delle istituzioni, ma l’occasione per pensare insieme il futuro delle nostre comunità. (...) Riteniamo fondamentale rinnovare l’alleanza tra le diverse realtà, pubbliche e private, che animano e governano le comunità cittadine. E’ questo il momento in cui possiamo sperimentare, proprio a partire dai Comuni, una comunità politica più solidale e fraterna, capace di dare voce e valorizzare il pluralismo sociale di cui è ricco il nostro territorio. A questo scopo di seguito indichiamo alcuni spunti di riflessione e lavoro, in alcun modo esaustivi, su tematiche che riteniamo prioritarie di competenza delle amministrazioni comunali. Lavoro, solidarietà e sviluppo sostenibile L’emergenza occupazionale e la necessaria riqualificazione delle competenze professionali di fronte ai rapidi cambiamenti in atto, accelerati drasticamente dalla pandemia, sono il problema principale non solo per la ripresa economica ma per ridare dignità alla persona, per cui i soli sussidi non possono essere una risposta né esauriente né efficace. Nell’attività dei servizi e dell’assistenza sociale, i Comuni vengono a diretto contatto con i bisogni delle persone più emarginate e disagiate: la sfida vera è guardare non solo al singolo bisogno ma alla persona tutta intera, ove spesso il problema del lavoro è centrale e causa degli altri. Da questo punto di vista, i servizi municipali possono fare rete tra loro, col mondo delle imprese e della cooperazione, con le agenzie per il lavoro e col volontariato sociale, sia per favorire l’accompagnamento della persona e l’incontro tra domanda e offerta, sia finanziando percorsi di riqualificazione professionale così necessari nel ridisegno occupazionale in corso tra i diversi settori d’impresa. (...) Il tempo post pandemico dovrà anche rivelarsi una grande opportunità per realizzare buone prassi di ecologia integrale che tengano insieme buona occupazione e cura della casa comune. Il grande piano di investimenti Next Generation EU deve concretizzarsi nel nostro territorio in opere fortemente contrassegnate da uno sviluppo sostenibile in ottica di economia circolare: dalle infrastrutture per un trasporto pubblico senza emissioni all’efficientamento energetico degli edifici, dalla riduzione degli sprechi alimentari ad un maggiore riciclo virtuoso dei rifiuti, ad un miglioramento nell’utilizzo delle acque potabili e reflue. Welfare di comunità, salute e accoglienza La dura lezione della pandemia è che non basta avere ospedali di eccellenza per assicurare salute a tutti i cittadini. E’ necessario in particolare ripensare il rapporto tra sanitario e sociale a tutti i livelli: le due dimensioni non sono indipendenti, ma in continuo dialogo e inscindibili soprattutto nell’ambito della fragilità. Questo significa anche potenziare e incrementare i presidi medico sanitari di territorio, favorendo anche i percorsi di assistenza e cura a domicilio. (...) Comunità, salute e accoglienza sono strettamente connesse al tema della casa: per far fronte a una crisi che ha aumentato il rischio sfratto e al fabbisogno cronico di abitazioni con affitti accessibili, col contributo delle amministrazioni locali andranno promosse soluzioni capaci di favorire relazioni e accoglienza e di combattere marginalità e degrado. (...) Educazione, cultura e famiglia E’ un compito irrinunciabile riformulare le politiche comunali relative a educazione, cultura e famiglia, rimettendo al centro la famiglia: ‘solo l’alleanza di tutte le risorse della società per una famiglia sana può porre rimedio alla solitudine degli anziani, alla crisi demografica, all’emergenza educativa’; il bene della famiglia si prospetta come l’elemento di discernimento delle scelte economiche, ambientali, urbanistiche che, pur essendo indispensabili ‘...invocano però un criterio’ (Mons. Delpini, intervista al Corriere della Sera, 5 aprile 2021), costituito appunto dal bene della famiglia. L’amministrazione comunale può ad esempio sostenere la famiglia, nell’esercizio della libertà di educazione dei genitori, realizzando convenzioni con le scuole paritarie, abbattendo l’IMU, rimborsando il costo dei libri di testo della secondaria di I° grado e contribuendo per le sue competenze a mettere a disposizione tutti i servizi inderogabili. E’ urgente in particolare mettere in campo un’ampia azione culturale e operativa che ci permetta di uscire dall’inverno demografico attraverso una larga alleanza educativa tra tutti i soggetti pubblici e privati coinvolti. Altre grandi aree urbane del nostro continente vi sono riuscite con un mix di interventi combinati favorendo al contempo: un aumento dell’occupazione femminile (in tutti i Paesi OCSE si rileva da alcuni decenni che le donne che lavorano hanno generalmente più figli) anche attraverso un aumento dei servizi per la famiglia per la conciliazione vita-lavoro, riconoscendo la cura famigliare e il lavoro domestico come occupazione economicamente e socialmente rilevante; un sistema di prestiti d’onore volti a favorire una maggiore autonomia dei giovani in termini abitativi e lavorativi; una seria programmazione dei flussi migratori, etc. (...) Politica e partecipazione Consegniamo questo nostro contributo, in vista delle prossime elezioni amministrative, a coloro che si impegnano personalmente nella vita politica municipale, alle diverse realtà della Diocesi ambrosiana e a ogni cittadino che, responsabilmente, voglia farsi carico della comunità civile. Ai primi va sin da ora la nostra sincera stima per l’impegno e la competenza, unite all’onestà, che sapranno profondere per il bene comune. A noi, associazioni, gruppi e movimenti cattolici, così come alle parrocchie e alla Diocesi, spetta il compito di creare occasioni di formazione all’impegno sociale e politico, favorire le vocazioni alla “res publica” e sostenere il difficile percorso di quegli amministratori che si dimostrino dediti a costruire una città più vivibile, accogliente, giusta e aperta. Non da ultimo, queste righe vorrebbero tornare a sollecitare un diffuso senso di responsabilità verso la comunità civile: la politica siamo noi, e ciò si può più facilmente sperimentare nelle realtà locali, dove l’apporto di ciascuno, nel segno di una cittadinanza realmente partecipata, può giocare un ruolo fondamentale per il bene delle nostre comunità. Milano, 30 giugno 2021 Il Coordinamento delle Associazioni, dei Gruppi e dei Movimenti Ecclesiali della Diocesi di Milano di cui fanno parte rappresentanti di: ACLI, AGESCI, Alleanza Cattolica, Azione Cattolica, Cellule per l'Evangelizzazione, Comunione e Liberazione, Comunità Papa Giovanni XXIII, Comunità di Sant'Egidio, CVX-LMS, Legio Mariae, Movimento Apostolico, Movimento dei Focolari, Nuovi Orizzonti, OrdineSecolare Francescano, Regnum Christi, Rete mondiale di preghiera del Papa, Rinascita cristiana, Rinnovamento nello Spirito
Anche quest’anno è arrivato il momento per la comunità di Velate di festeggiare il suo santo Patrono. Nella prima settimana di settembre, presso l’oratorio, 3 giorni all’insegna del motto “Non c’è Festa senza un gesto d’Amore”. Programma della Festa Venerdì 3 Settembre Si inizia venerdì 3 settembre con un APERICENA il cui ricavato sarà devoluto a Padre Alberto Zamberletti, per sostenere le sue opere missionarie in Guinea Bissau. La serata animata continuerà con una tombolata tutti insieme. Venerdì 3 Settembre Sabato 4 Settembre La giornata di sabato inizierà alle 10 insieme ai nostri bambini, impegnati in una raccolta alimentare porta a porta per la Caritas Ambrosiana. Alle 19 invece aprirà il ricco banco gastronomico. Domenica 5 Settembre Domenica 5 la Santa Messa delle 11:30 sarà seguita dal pranzo, con apertura del banco gastronomico alle ore 12. Il pomeriggio proseguirà all’insegna delle tradizioni della festa del Paese per concludersi la sera, sempre con il banco gastronomico aperto al pubblico. Domenica 5 Settembre Come partecipare? Per il banco gastronomico ricordiamo la possibilità di consumare in loco o d’asporto, sempre rispettando i protocolli e le normative anticontagio da Covid-19. È possibile prenotare il proprio tavolo o compilare l'ordine per l'asporto con le seguenti modalità:- chiamando i seguenti numeri (3441094895 -Cinzia, 3356158592 -Lella) - oppure compilando il form qui sotto Partecipa alla Festa di Velate! Vi aspettiamo numerosi per festeggiare insieme! :)
La chiesa di Avigno compie 60 anni e a celebrare l’importante anniversario sarà l’Arcivescovo di Milano Mario Delpini con una fitto programma di appuntamenti giovedì 24 giugno, a partire dalla visita agli oratori estivi che quest’anno, nonostante restrizioni e difficoltà legate alla pandemia, accolgono 350 ragazzi con tante attività e specifici progetti di inclusione. LA SFIDA DEGLI ORATORI ESTIVI Bim bum bam, Hurrà! Questo è il grido che negli oratori della diocesi di Milano sta risuonando in questa estate 2021. Un grido che risuona anche negli oratori della Comunità Pastorale Maria Madre Immacolata di Varese, la più estesa delle comunità pastorali in Varese, comprendente le otto parrocchie di Avigno, Bobbiate, Calcinate del Pesce, Capolago, Cartabbia, Lissago, Masnago e Velate. “Abbiamo attivato in questo anno quattro oratori per sei settimana, dal 10 giugno al 23 luglio” afferma don Matteo Moda, responsabile della Pastorale Giovanile della Comunità Pastorale.“In tre oratori abbiamo attivato una proposta di giornata intera, con il servizio pranzo preparato con professionalità dall’Istituto De Filippi di Varese.” “Non è stato facile – continua don Matteo – perché la richiesta è stata alta e purtroppo non siamo riusciti ad accontentare tutti a causa delle limitazioni delle capienze, dettate dalle norme sul covid, ma ad oggi i nostri quattro oratori accolgono 350 ragazzi tra minori e animatori”. Quattro sono gli oratori coinvolti nella proposta: Avigno per i ragazzi delle medie di Avigno, Masnago, Velate; Masnago per i ragazzi delle elementari di Avigno, Masnago e Velate; Bobbiate per i ragazzi delle elementari delle parrocchie del lago, Calcinate per i ragazzi delle medie delle parrocchie del lago. L’IMPEGNO DI TUTTA LA COMUNITA’ “Molto importante è stato il lavorare insieme tra preti e suore della Comunità, ma anche con gli educatori professionali delle cooperative Pepita e Intrecci che abbiamo coinvolto in questa esperienza”, afferma il don. “Questo nostro lavorare insieme è stato un invito a credere, soprattutto agli adulti, alla bellezza di camminare insieme, soprattutto per i ragazzi. Diversi adulti anche in questo anno ci stanno aiutando, il volontariato si diversifica tra chi segue i gruppi dei ragazzi con gli animatori, a chi aiuta nelle pulizie degli spazi, a chi svolge il servizio mensa o bar: un concerto e una sinfonia di talenti”. Un concerto che però riguarda anche altri enti e istituzioni. “Molti ci hanno sostenuto e ci stanno sostenendo! Il Comune di Varese ci ha concesso l’utilizzo del campo in via Duse per dare uno spazio verde ai ragazzi di Bobbiate, diverse aziende del territorio e benefattori ci hanno sostenuto, anche con la donazione di materiali necessari per lo svolgimento delle attività, la comunità stessa si è impegnata in una raccolta fondi straordinaria lo scorso maggio. E infine, ma non per ultima, la Fondazione comunitaria del Varesotto ha sostenuto ancora una volta i nostri progetti”. PROGETTI D’INCLUSIONE: L’ORATORIO E’ PER TUTTI Progetti che vanno ben oltre la semplice animazione. “I nostri oratori da qualche anno, in una sinergia con gli oratori della città e con la supervisione della cooperativa Intrecci, accolgono diversi ragazzi con disabilità, creando appositi progetti di inclusione e affiancando a loro diverse figure professionali”. “E’ una ricchezza della nostra comunità, che non dovrebbe mai mancare negli oratori, perché tutti si devono sentire a casa e non impediti a partecipare a una proposta perché disabile. La disabilità con tutte le sue complessità deve diventare invece una ricchezza per crescere nell’umano, ed è quello che cerchiamo di vivere nel nostro piccolo qui, in uno stile evangelico” afferma don Matteo. L’ARCIVESCOVO CELEBRA I 60 ANNI DELLA CHIESA DI AVIGNO Uno stile della comunità in un anno significativo per una delle sue parrocchie. Quest’anno ricorrono i 60 anni della posa della prima pietra della Chiesa di Avigno. “Una comunità giovane che però ha voluto festeggiare questo anniversario significativo con diverse pubblicazioni curate da don Francesco Corti, vicario parrocchiale residente ad Avigno, e diversi momenti di festa incoraggiati dal parroco don Giampietro Corbetta e sostenuti dal gruppo “Avignofest” responsabile delle feste nella comunità parrocchiale”. “Il momento più significativo sarà giovedì 24 giugno, quando nella nostra comunità accoglieremo l’Arcivescovo di Milano, Mario Delpini – afferma con soddisfazione don Matteo – Sarà una visita molto intensa! L’arcivescovo visiterà i ragazzi degli oratori estivi di Bobbiate alle 17.30 e alle 18 circa quelli di Masnago e di Avigno a Masnago. Alle ore 18.30 in chiesa l’Arcivescovo vivrà un momento di preghiera con tutti gli animatori della città di Varese: sarà una nuova occasione per sentirci parte di una chiesa più grande, oltre la nostra città”. La presenza dell’Arcivescovo troverà il momento culmine nella messa delle ore 20.30 ad Avigno “dove la comunità parrocchiale ricorderà questo anniversario significativo, incitandoci veramente ad essere una comunità che è viva, di pietre vive, una comunità che conservi nella sua fede un cuore giovane”. Ed è l’augurio che don Matteo fa ai ragazzi e ai giovani: “Scoprirsi sempre giovani, capaci di custodire un sogno che va oltre ogni limite e ogni impedimento. Allora il nostro Hurrà custodirà un significato più alto e più grande: il sogno di un vita sempre viva, sempre giovane!” Varese News https://www.varesenews.it/2021/06/larcivescovo-delpini-varese-60-anni-della-chiesa-avigno/1353763/
Parrocchia di San Grato - Bobbiate Triduo di preparazione ore 20.30 Martedì 13 luglio – Mercoledì 14 luglio – Giovedì 15 luglio Santo Rosario e riflessione presso il piazzale della Grotta della Madonnina Festa nel 119° anniversario (1902-2021) Venerdì 16 luglio Ore 7.00 - S. Messa alla GROTTA DELLA MADONNINA celebrata da Don Giampietro Ore 10.00 - S. Messa alla GROTTA DELLA MADONNINA celebrata da Don Nicola Ore 16.00 - S. Messa solenne alla GROTTA DELLA MADONNINA celebrata da Don Mauro con la benedizione dei malati e dei bambini (al termine) Ore 20.30 - S. Messa alla GROTTA DELLA MADONNINA celebrata da Don Peppino In caso di maltempo le celebrazioni si terranno in Chiesa parrocchiale I ragazzi di Bobbiate raccontano l’incontro con l’Arcivescovo Mario L’Arcivescovo è venuto a trovarci in oratorio giovedì 24 giugno e in occasione di questo grande evento abbiamo deciso di intervistare alcuni ragazzi per sapere come si sono sentiti. Quando ti hanno detto che sarebbe venuto l’Arcivescovo come ti sei sentito? F: Mi sono sentito molto molto emozionato perché ci hanno detto che veniva con la sua scorta e con la polizia, come le persone famose e anche perché hanno detto che non andava in tutti gli oratori e quindi siamo stati molto fortunati che sia venuto qui. Cosa avete fatto per prepararvi al suo arrivo? G: Abbiamo fatto tante cose, abbiamo preparato il campo con tutte le X per terra per mantenere le distanze e sederci divisi nei gruppi, abbiamo fatto un grande striscione su cui abbiamo scritto “Kaire Mario” con tutti i colori e abbiamo creato un cartellone con tutte le impronte digitali dove abbiamo fatto mettere anche quella dell’arcivescovo Mario Delpini. Gli animatori invece hanno firmato tutti una palla da pallavolo che poi gli hanno regalato. Cosa vi ha detto l’arcivescovo? M: L’arcivescovo ci ha detto di non sottovalutarci mai e di circondarci di tanti amici buoni. Poi ci ha regalato una preghiera con un’immagine del cielo che colora di azzurro anche le montagne e alcuni braccialetti tutti colorati.