4 Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui. 5Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenza dello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene. 6E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove, con la gioia dello Spirito Santo, 7così da diventare modello per tutti i credenti. Ci stiamo avvicinando alle Cresime dei nostri ragazzi di quinta elementare. Mentre scrivo queste righe penso al cammino che abbiamo vissuto. Un cammino non semplice, segnato non solo dalle ferite che conosciamo, ma anche da ferite famigliari e personali. Eppure c'è un dono che in loro non si è mai spento: il dono della gioia! Gioia che ci hanno trasmesso con la loro grinta, i loro pensieri, la loro ricerca. Gioia che è brillata soprattutto nel riconoscere con verità la loro storia e il tempo in cui vivono! Ecco questo è il dono dello Spirito Santo: riconoscere con verità chi siamo e il tempo in cui siamo e poi saper rispondere. Rispondere però non con la delusione, non con la lamentazione, ma con la gioia, la gioia che questi 86 ragazzi ci hanno donato e trasmesso in questi anni. Carissimi siete stati accompagnati a rileggere come la vostra vita è vita nell'amore di Dio. Una vita nell'amore sa che anche nelle ferite personali e famigliari non rimane sola, ma sempre lo Spirito del Signore dona qualcuno, dona uomini e donne che ci incoraggiano a continuare questa ricerca di verità, questa ricerca che è il cammino e la vita di ogni cristiano. Così ce lo ricorda Paolo nella sua prima lettera che scrive alla comunità di Tessalonica: una comunità giovane che proprio nei frutti ricevuti dall'Apostolo ha saputo trovare le forze e le modalità per affrontare la durezza della persecuzione. Da questa creatività che lo Spirito ha donato, da questa gioia loro sono diventati modello, esempio, testimoni per gli altri popoli della Grecia. Vi devo confessare che vi ho molto ammirato per la scelta del padrino e della madrina: li avete scelti non per un automatismo, per quella verità che vi possono insegnare, che vi possono aiutare a riconoscere. Mai avrei risposto così alla vostra età, sinceramente. Questo è il segno di come siete pronti a ricevere un dono che non ci permette però di stare fermi, immobili. No il vostro cammino deve continuare, deve continuare questa ricerca e anche i vostri famigliari devono capire che un cristiano non si ferma al sacramento della Confermazione, ma continua a camminare perché uomo e donna vivo, perché uomo e donna infuocato dal dono dello Spirito e dalla sua gioia. La gioia dello Spirito Santo è la gioia di chi sa che lo Spirito guida anche nei momenti avversi, la gioia di chi sa che lo Spirito non spegne intuizioni che ravvivano il viaggio e che lo rimotivano! Questa gioia carissimi sia la gioia della vostra fede che desidera ancora cercare il Signore, sia la gioia non degli arrivati, ma di coloro che vincitori desiderano continuare a vincere e a vivere la partita più bella: la partita della fede! Con queste righe inizio a ringraziare voi, le catechiste e le vostre famiglie: grazie perché le parole che scrivo su questo In Cammino non sono parole di circostanza, ma sono il frutto di un cammino che abbiamo vissuto insieme. Con la gioia dello Spirito Santo è il motto della mia classe di preti 2016: grazie perché la vostra vita mi ha ricordato cos'è la vera gioia del discepolo! Don Matteo
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Cartabbia In Fiore è una festa di paese, organizzata dall’Associazione Simona per Cartabbia, che si tiene ogni anno la prima domenica di giugno. È una giornata di festa all’insegna della semplicità e dell’allegria con diversi giochi e attività che coinvolgono grandi e piccoli. Si inizia con la Santa messa e si prosegue con aperitivo e pranzo nei cortili, che vengono addobbati con fiori e composizioni naturali per richiamare le origini contadine del rione. L’idea della festa parte da Simona, una giovane donna nata e cresciuta a Cartabbia, mancata nel 2016 dopo un lungo periodo di malattia. Il suo desiderio era quello di far rivivere Cartabbia, ricordando i tempi in cui, da ragazzina, si trovava nei cortili con gli amici per stare in compagnia. Negli ultimi mesi di malattia, insieme alle amiche di una vita, si attiva per organizzare la prima festa e trasmette il suo desiderio a tutti quelli che le sono stati vicini ed hanno contribuito a realizzare il suo sogno. Per questo nel 2016 nasce l’Associazione Simona per Cartabbia, che mantiene vivo il ricordo di Simona e continua a portare avanti il suo desiderio di fare qualcosa di bello e di utile per la comunità. L’associazione organizza momenti di festa per offrire occasioni in cui incontrarsi e stare insieme e per raccogliere fondi che vengono utilizzati per sostenere le realtà sociali attive nel rione (principalmente la Parrocchia e la scuola materna Camilla Riva Foscarini), oltre che a intervenire a sostegno di situazione di difficoltà sul territorio. Bussate ai vostri vicini, prendete una cadrega e scendete sotto casa per trascorrere qualche ora in allegra compagnia! 10.30 S. Messa presso la Chiesa di Cartabbia 12:00 Inizio della festa nei cortili di Cartabbia con stand gastronomici: Aperitivo in Curt d'ul Liseo Pranzo in Court Noeuva 18:00 In Court Noeuva estrazione della lotteria A tutti i bambini: Porta il tuo disegno sulla natura e i più belli verranno messi sul prossimo calendario (consegnare entro il 3 giugno a Parrucchiera Roberta) Per tutto l'arco della giornata ci saranno giochi e tanto divertimento per grandi e piccini... Trucca Bimbi, s pettacolo con bolle di sapone, m usica dal vivo e tanto altro...
Domenica 22 Maggio 2022 Lissago per il Bambino (Lissago, Campo sportivo -VA) Dopo due anni di fermo forzato torna a Lissago la Festa di Primavera a sostegno del @comitatoverga! Tanti eventi in programma: - La Camminata dei fiori- Concorso di disegno- Pranzo, aperitivo e cena insieme- Intrattenimento per bambini e ragazzi..e molto altro! Di seguito il programma dettagliato: SAVE THE DATE! Programma: Concorso di Disegno Come da tradizione la Festa di Primavera a sostegno del Comitato Maria Letizia Verga si apre con il Concorso di Disegno Informazioni sul concorso Titolo "Maestra Natura quante cose puoi insegnare!" Chi può partecipare? Tutti i bambini e ragazzi, delle scuole dell'infanzia ed elementari! Disegna con ciò che più ti piace (matite, tempere, pennarelli...) e invia il tuo disegno a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Specificando nome, cognome, città, classe e scuola frequentate Termine ultimo entro il 18 maggio! 41° Camminata dei Fiori Marcia non competitiva di 6Km nel verde dei boschi e dei sentieri di Lissago.Tutto il ricavato della manifestazione sarà devoluto al Comitato Maria Letizia Verga h8:30 Iscrizione dei partecipanti presso il Campo Sportivo (Piazzetta Maria Letizia Verga) h8:30 h9:00 Partenza della marcia h10:30 Premiazione ufficiale - Estrazione sottoscrizione a premi abbinata alla camminata h10:30 h11:15 S. Messa al Campo Sportivo con la presenza dei bambini della Scuola dell'Infanzia di Lissago. In caso di maltempo la funzione si svolgerà nella chiesa parrocchiale. h12:30 Apertura stand gastronomici h12:30 h14:30 Pomeriggio insieme con: Torneo di Burraco (per prenotarsi chiamare il 3389629642-Liliana, 3383343014 Gianna) Laboratorio dei burattini, Truccabimbi, Giochiamo a paddle. h16:30 Premiazione del concorso di disegno e pittura h16:30 h18:00 Aperitivo in musica h19:00 Cena insieme h19:00
Per gli auguri di Pasqua quest’anno, prendiamo a prestito le parole di don Tonino Bello che, pur scritte anni fa, ci paiono di un’attualità incredibile e sorprendente. Ve le regaliamo di tutto cuore. “Cari amici, come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi con le formule consumate del vocabolario di circostanza, vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo profondo, con un sorriso senza parole! Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall'imboccatura di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà, che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace! Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”! La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore, è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non la fine. Non il precipitare nel nulla. Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti che abusano di voi. Coraggio, disoccupati. Coraggio, giovani senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad accorciare sogni a lungo cullati. Coraggio, gente solitaria, turba dolente e senza volto. Coraggio, fratelli che il peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che la povertà morale ha avvilito. Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte a chi decide di “amare”, non c'è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c'è macigno sepolcrale che non rotoli via. Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione. La Pasqua frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi, e perfino la morte, dal versante giusto: quello del «terzo giorno». Da quel versante le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell’agonia, ma i travagli del parto. E le stigmate, lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d'ora le luci di un mondo nuovo. Pasqua, festa che ci riscatta dal nostro passato! Allora, Coraggio! Non temete! Non c’è scetticismo che possa attenuare l'esplosione dell’annuncio: "le cose vecchie sono passate: ecco ne sono nate nuove”. Cambiare è possibile. Per tutti. Non c'è tristezza antica che tenga. Non ci sono squame di vecchi fermenti che possano resistere all'urto della grazia... La strada vi venga sempre dinanzi e il vento vi soffi alle spalle e la rugiada bagni sempre l'erba cui poggiate i passi. E il sorriso brilli sempre sul vostro volto. E il pianto che spunta sui vostri occhi sia solo pianto di felicità. E qualora dovesse trattarsi di lacrime di amarezza e di dolore, ci sia sempre qualcuno pronto ad asciugarvele. Il sole entri a brillare prepotentemente nella vostra casa, a portare tanta luce, tanta speranza e tanto calore”. Auguri a tutti, carissimi... nessuno si senta lontano o dimenticato dal nostro cuore! Don Giampietro insieme a tutti i sacerdoti e le suore della Diaconia
Venerdì 3 giugno faremo come Comunità Pastorale il tradizionale pellegrinaggio al Sacro Monte di Varese e celebreremo nel Santuario di Santa Maria del Monte alle ore 21 l’Eucaristia, che sarà preceduta dal Rosario alle ore 20,30. L’incontro con il Signore, che Maria ci indica con la sua testimonianza di fede e di vita, è sempre il punto di arrivo di ogni pellegrinaggio del popolo di Dio in cammino. LA PRIMA SALITA AL MONTE La mia prima salita al Sacro Monte di Varese avvenne nel lontano 1955. A Varese ci fu un Congresso Eucaristico con il nuovo Arcivescovo Giovanni Battista Montini e da Bosisio Parini (LC) arrivammo con il pullman organizzato dalla Parrocchia per la celebrazione solenne in Piazza Montegrappa a Varese. Ricordo una marea di gente devota e partecipe attorno al palco della celebrazione. Terminata la Messa il pullman ci portò alla Prima Cappella per la salita a piedi percorrendo il selciato della Via Sacra. Ero in compagnia di papà Angelo perché il resto della famiglia con mamma e sorella erano a casa con la nonna seriamente malata, quindi non potevano esserci. Il gruppo dei pellegrini salì con il Rosario in mano, ma la preghiera non mi impedì di osservare con curiosità giovanile la bellezza di ogni singola cappella. Sul piazzale il parroco don Ferdinando radunò tutti i Bosisiesi e ci disse che non bastava la gradevole e orante salita al Monte. In Santuario avremmo trovato la Madre di Dio, che ci avrebbe presi per mano per presentarci a Gesù, perché “A Gesù si arriva attraverso sua Madre Maria”. SIAMO CERCATORI DI DIO La raccomandazione del mio parroco di allora è valida anche per noi pellegrini nell’anno 2022: “A Gesù per Maria”. È vero si può salire al Sacro Monte per svariate ragioni umanissime, che sono sempre da apprezzare e da favorire, come una scampagnata salutare, una camminata sportiva, una fiaccolata giovanile, un’immersione rilassante nella natura, una visita culturale alle cappelle, ai dipinti e alle straordinarie statue di terracotta. Ma il pellegrinaggio cristiano ha una motivazione ulteriore perché è un cammino di ricerca di Dio, di pellegrini dell’Eterno, e Maria in questo ci dà una mano, ci prende per mano, ci mostra suo Figlio Gesù, il Dio con noi. COME FIGLI RICONOSCENTI Noi saliremo al Monte anche per ringraziare la Madre del Signore, dopo due anni di sosta imprevista, metteremo ai suoi piedi la vita della Comunità, delle famiglie, degli sposi, dei ragazzi, degli adolescenti e giovani, degli anziani. Pregheremo per i malati, per chi incontra varie difficoltà, per i defunti che ci hanno lasciato salendo al cielo. Pregheremo per la fine delle guerre. Pregheremo per le vocazioni al matrimonio e per le vocazioni sacerdotali e religiose. Pregheremo per la nostra fede perché non si raffreddi alla luce artificiale che ci abbaglia, ma si lasci illuminare dalla luce vera che è Gesù, il quale ci invita ad amare Dio e il prossimo con la sua stesa intensità. UN VIAGGIO INTERIORE Maria ci accolga sotto il suo manto di Madre di Misericordia e ci faccia capire che il primo pellegrinaggio da realizzare è dentro noi stessi in quanto Dio non va cercato lontano da noi: è dentro di noi, nel nostro spirito. Infatti il monte da scalare non è fuori di noi, ma è nello specchio di Dio che è la nostra anima. Questa è la scoperta piena di stupore che Sant’Agostino riconosce nel suo cammino di cercatore di Dio: “Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te”. Don Francesco
Torna l'appuntamento con la Festa di Santa Rita da Cascia, questa domenica, 22 maggio presso la parrocchia di Masnago. Una giornata all'insegna dello stare insieme. Scopri il programma di seguito.
Si inaugura sabato 9 aprile a Varese un originale programma culturale dal titolo “Nudo spirito", a cura di Carla Tocchetti , un mix tra esposizione di opere dell’Artista Emanuele Gregolin, collezione privata d’arte antica, e incontri d’Arte sul tema del Ritratto. Una preziosa serie di ritratti affollerà silenziosamente il Battistero di Velate nel mese di Aprile: il piccolo oratorio barocco ai piedi di Sacro Monte ospiterà infatti dal 9 al 30 aprile un repertorio di opere dell’artista Emanuele Gregolin in dialogo con alcuni pezzi storici (XVII-XX sec) provenienti da collezione privata. Il titolo della collezione, “Nudo spirito”, condivide subito al pubblico l’urgenza, molto sentita in questo tempo liquido, di arrivare a una definizione di Umanità. E Gregolin ci accompagna verso la meta attraverso i paradigmi della riflessione spirituale. La contaminazione delle opere contemporanee con alcune antiche, in virtù di precisi rimandi stilistici e iconografici (da Bacon ai Fiamminghi, da Caravaggio a Sironi, secondo la critica Sara Fontana) individua un persistente filo conduttore che rileva un senso di essenzialità, formale e sostanziale. Frutto di una visione platonica, l’espressione artistica dischiude la via della conoscenza e di una verità (o di un mistero) che oscilla tra finito e infinito. A guidare l’osservatore, sembra suggerire Gregolin, può essere solo l’Amore, che contiene il superamento del limite, e della morte, poiché in costante tensione verso l’eternità. C. Tocchetti Gli eventi realizzati nell’ambito dei programmi culturali della Comunità Pastorale Maria Madre Immacolata e in collaborazione con A60 ArtSpace, si terranno tutti in Piazza Santo Stefano a Velate, trasformata in una vera e propria Piazzetta della Cultura. Nel seicentesco Battistero di Velate avranno luogo il vernissage nel giorno di sabato 09 aprile alle ore 16 e l’esposizione delle opere (fino al 30 aprile con aperture garantite il sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 18, escluso sabato 16). Al Teatro Oratorio di Velate due incontri d’arte sul ritratto fotografico tenuti dall’Artista Gregolin: sabato 23 e sabato 30 aprile dalle ore 10 alle 13. Per iscrizioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Per tutti gli eventi valgono le norme anti-Covid vigenti. Emanuele Gregolin Emanuele Gregolin è nato a Milano nel 1972. È attivo da sempre in ambito artistico avendo perfezionato una formazione umanistica a tutto tondo (Liceo Artistico, Laurea in Architettura, Laurea in Conservatorio). Autore di testi critici e curatele, nel 2018 insieme a PengPeng Wang fonda A60, una struttura dedicata a progetti editoriali e esposizioni d’arte a Milano e Firenze.Come artista ha partecipato a numerose rassegne e premi d'arte. Numerose sono le istituzioni pubbliche e private che gli hanno dedicato pubblicazioni ed esposizioni, custodendo sue opere: Museo della Permanente di Milano, Coll. Vittoriale degli Italiani di Gabriele d'Annunzio (Gardone Riviera (BS), Musei civici di Tortona, Coll. Museo Parisi Valle di Maccagno (VA), Museo Cantonale di Biasca (Svizzera), Cattedrale S. Maria Matricolare (Verona), Coll. Santuario di Lourdes (Verona), Coll. Archivio Storico del Duomo di Verona, Coll. Galleria d'Arte Sacra dei Contemporanei di Villa Clerici (Milano), Coll. Chiesa di San Carlo (Lugano, Svizzera), Coll. Chiesa dei Santi Silvestro e Martino (Milano), Museo civico della città di Orlando, Florida (USA), Bejing Riverside Art Museum (Cina), Coll. Palazzo Bovara Unione Confcommercio (Milano), Palazzo Partanna EPT (Napoli), Coll. Villa Magnisi (Palermo), Coll. Fondazione Casa per Musicisti Giuseppe Verdi (Milano), Coll. Kiron Villa Arconati Fondazione Augusto Rancilio, Casa Testori (Novate Milanese), Coll. Fondazione Corrente Casa Ernesto Treccani (Milano), Istituto Auxologico Italiano (Milano).Gallerie private: Galleria Malagnini (Saronno), Galleria Palmieri (Busto Arsizio), Galleria DamArte (Magenta), Galleria Compagnia del Disegno (Milano), Galleria Ponterosso (Milano), Galleria All'Angolo (Mendrisio, Svizzera).Su di lui hanno scritto: Vera Agosti, Stefano Crespi, Jessica Chia, Donato Di Poce, Sara Fontana, Giuseppe Frangi, Carlo Franza, Massimiliano Ferrario, Fabio Francione, Francesco Gallo, Paolo Lesino, Angela Madesani, Pasquale Lettieri, Marcello Palminteri, Bruno Pozzato, Giacomo Maria Prati, Claudio Rizzi, Alessandro Riva, Ruggero Savinio. Ha pubblicato in collaborazione con scrittori e poeti contemporanei (Roberto Gaudioso, Sergio Ladu, Claudio Pagelli, Alberto Pellegatta) differenti Libri d'Artista e pubblicazioni editoriali presso diverse case editrici (Italia Imballaggio, Arbiter, Prearo Edizioni d'Arte, DiFelice, Fontana Edizioni, Lietocolle, L'Arcolaio, Manni, Quaderni di Orfeo, Pulcino Elefante).
Ha inizio il mese di maggio: un mese bello. La natura ci aiuta; ci sono giardini che si riempiono di fiori, di colori intensi. Proprio in questi giorni ho visitato due persone anziane per portare loro la Santa Comunione; avevano giardini bellissimi, con tanti fiori ormai sbocciati. Noi credenti oltretutto viviamo il mese di maggio come il periodo in cui guardiamo particolarmente alla Madonna. La veneriamo intensamente; in particolare preghiamo il Santo Rosario. La contempliamo confrontandoci con le sue scelte nella vita quotidiana, spesa accanto al Signore Gesù; è importante guardarla. Il Magnificat e l’Ave Maria sono le preghiere, in onore della Madonna, che maggiormente conosciamo; ricordo gli incontri con le famiglie dell’Equipe Notre Dame: si termina sempre la serata con la preghiera del Magnificat; e poi conosco diverse persone che recitano prima dei pasti l’Angelus. Abbiamo una tradizione bella che ci aiuta a contemplare Maria e le sue scelte. Il Magnificat è il primo inno che troviamo nei racconti di Luca; è all’interno della narrazione di cui l’inno è commento a quanto avviene e, nello stesso tempo, vuole essere risposta a quanto è raccontato. Lo scopo immediato delle parole di Maria è quello di rispondere alla meraviglia di Elisabetta: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che le è stato detto da parte del Signore”. Maria non nega le lodi che Elisabetta le rivolge ma le colloca nella giusta prospettiva: ciò che sta avvenendo è puro dono della bontà di Dio: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore, poiché ha rivolto gli occhi all’umile condizione della sua serva”. Maria pertanto riprende il motivo della grazia, del dono che costantemente Dio fa in tutta la storia della salvezza; in particolare, raccontando l’evento di Gesù, proclamando questo dono grandissimo del Signore Dio, Maria già svolge la sua missione, quella di essere segno evidente dell’amore gratuito di Dio. Non è scelta così giovane per i suoi meriti; sperimenta invece la grandezza e la bontà del Signore Gesù. In qualche modo le parole di Elisabetta sono opportunità per confermare che quanto sta vivendo Maria riguarda il senso di tutti gli eventi di salvezza. In effetti la preghiera passa dal singolare al plurale, dal caso personale alla comunità e all’intera storia di salvezza. Questo evidenzia una visuale interessante che si riscontra anche altrove nella Bibbia: la vicenda personale si innesta in quella comunitaria; si percepisce la modalità costante dell’agire di Dio verso tutti. Due sono le leggi che, stando al nostro cantico, evidenziano la continua attenzione del Signore nei confronti dell’umanità. La prima è che la salvezza è promossa dalla gratuita iniziativa di Dio; il Signore è il protagonista; i suoi interventi nascono tutti dalla sua fedeltà e dalla sua misericordia. Queste sembrano essere le caratteristiche fondamentali di Dio, la sua fedeltà resta intatta. Lui rimane fedele anche se la risposta dell’uomo viene meno: “Ha soccorso Israele suo servo ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri per sempre”. Una seconda caratteristica è che la salvezza si attua nella storia degli umili; è rivolta a loro; e Dio conduce la storia rovesciando le logiche umane; ha messo in difficoltà i sapienti con tutte le loro congetture: “ha rovesciato i potenti; riempie di beni gli affamati; rimanda i ricchi a mani vuote”. Preghiamo il S. Rosario per specchiarci nella esperienza di Maria che generosamente si affida a Dio. È maestra per ciascuno di noi. Don Peppino
3Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. 5Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. 6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Giovanni 13,3-7 Come entrare nella Settimana Autentica? Come vivere la Settimana più importante per la vita di un cristiano? Tante sono le provocazioni che ogni anno riceviamo nel sostare davanti ai diversi momenti della passione, morte e risurrezione di Gesù, accompagnati soprattutto nei giorni del Triduo dalla Passione di Matteo, dall'abbondante Parola di Dio e dalla Liturgia della Chiesa. In tutto questo c'è un piccolo rischio a mio vedere: far scivolare il tutto in una grande emotività nei segni della fede, con il rischio di non portare poi frutti al nostro quotidiano. È importante entrare e uscire da una Settimana così accompagnati da un ingresso e una uscita da essa. Tra le tante pagine pasquali di questi giorni mi è sembrato bello ritornare sulla lavanda dei piedi, in particolare nei versetti che vi propongo. Qui possiamo gustare due atteggiamenti che ci possono aiutare a celebrare la Pasqua. 1. Il primo atteggiamento è il gesto che Gesù compie quella sera, segno del suo consegnarsi al Padre. Giovanni in questo atto preparatorio della cena che di solito era compiuto da un servo vede già il senso pieno di quello che poi si manifesterà nel Calvario: Gesù consegna tutto sé stesso. Consegna la sua vita, tutto sé stesso al Padre, in un grande slancio di fede. Una consegna che passa dall'abbassarsi, dal prendere per mano ogni uomo, dal lavare i piedi a tutti i suoi discepoli, compreso Pietro, che nel suo orgoglio ferito non comprende il gesto del Maestro, e Giuda, che tradirà il Maestro. È proprio in questo gesto che anticipa tutto che si manifesta la pienezza della gloria di Dio, la gloria che non rifiuta nessun uomo, che apre le braccia all'uomo, che si china su di lui, sulle sue ferite, per Amore. Gesù stesso nel peso di questa azione consegna tutto sé stesso al Padre, cioè si lascia prendere per mano dal suo Amore. In questo gesto gustiamo anche la fede di Gesù che depone ogni certezza umana per assumere in pienezza il volto di Dio, per vivere in pienezza la manifestazione della rivelazione. Ed ecco il punto: la Settimana Autentica può diventare l'occasione per noi per consegnarci all'Amore del Padre, amore che contempliamo nei gesti, nelle parole, nel volto del Figlio. In questa Settimana deponiamo ogni resistenza, lasciamoci veramente provocare dal Mistero di Dio, dal Mistero dell'Amore, lasciamo che questo amore come l'olio di Betania profumi e lenisca le nostre povertà, le nostre ferite, i passi di conversione che ancora dobbiamo compiere. Consegnati all'Amore del Padre! 2. Il secondo atteggiamento lo troviamo nella risposta che Gesù da a Pietro e al suo orgoglio: tutto questo ora non lo capisci, lo capirai dopo. Lasciamo che in questa Settimana sia il Signore a parlare alla nostra vita, non le nostre scelte e azioni. Lasciamo agire il suo Spirito perché riveli la Salvezza a cui siamo chiamati, riveli quella Terra dove possiamo celebrare la Risurrezione di Gesù, la nostra Risurrezione, la nostra vittoria su ogni morte e delusione. Tante sono le ferite del tempo presente e forte è la domanda "Dove è Dio in questo tempo così ferito?". Questo tempo che ci viene nuovamente donato diventa un invito a essere passivi, a lasciarci guidare dallo Spirito verso la Galilea dove con la verità della nostra vita potremmo gustare la gioia e il profumo della Pasqua, il profumo della vita amata e benedetta da Dio, il profumo della vita che vive nella pienezza della sua Gloria! Consegnarsi all'Amore, alla sua Verità per scorgere in esso il nostro autentico cammino di vita! E' l'augurio che ci facciamo, perché ognuno di noi possa in verità di vita celebrare la Pasqua del Signore, la sua Pasqua di Risurrezione, e riscoprire come la sua gloria passa nella nostra vita, la tocca, la benedice e la guida verso strade di risurrezione e di vita nuova! Don Matteo
Con l’approvazione, da parte del Consiglio episcopale milanese, del Documento inviato alla Segreteria del Sinodo dei Vescovi Italiani, sabato 30 aprile si è conclusa una delle fasi di ascolto previste, ma il cammino continua. A sottolinearlo con chiarezza è don Walter Magni, referente diocesano per il Sinodo, che ha redatto il documento di sintesi finale. Come proseguirà il cammino sinodale proposto dai Vescovi italiani? Il Cammino che questo processo sinodale ha avviato anche nella nostra Diocesi non è ovviamente terminato. Dopo la consegna di questo documento alla Segreteria della Cei, con il quale ogni singola Diocesi è stata chiamata a fare sintesi delle consultazioni avviate tra novembre 2021 e aprile 2022, occorrerà continuare ancora a interrogarsi su cosa significhi effettivamente “camminare insieme” dentro le nostre comunità ecclesiali. Con l’Assemblea generale della Cei, in programma dal 23 al 26 maggio, i Vescovi italiani saranno infatti chiamati ad approvare una vera e propria sintesi nazionale, quale contributo delle Chiese che sono in Italia al Sinodo universale “sulla sinodalità” voluto appunto da papa Francesco, che si celebrerà a partire dall’ottobre 2023. A questa iniziale e articolata fase di ascolto (ottobre 2021 – maggio 2023), in tutte le Chiese che sono in Italia seguirà una fase sapienziale (giugno 2023 – maggio 2024) e una fase profetica (giugno 2024-2025), che, nel corso dell’anno del Giubileo del 2025, avvierà una restituzione di quanto emerso dagli ascolti e dal discernimento sinodale svolto negli anni precedenti. La consultazione nella nostra Diocesi è stata ampia? Certamente. Due sessioni del Consiglio pastorale diocesano e del Consiglio presbiterale sono state dedicate, nei mesi scorsi, a introdurre il tema della consultazione sinodale. I consiglieri del Consiglio pastorale si sono messi soprattutto in ascolto dei consigli delle parrocchie, delle comunità pastorali della Diocesi, mentre i consiglieri del Consiglio presbiterale hanno raggiunto molte fraternità di presbiteri dei nostri 63 decanati. Senza dimenticare che gli stessi Consigli diocesani si sono messi a loro volta in stato di consultazione in occasione delle sessioni di febbraio di quest’anno. Inoltre, ho ricevuto contributi dai rappresentanti dei Servizi e Uffici di Curia di interesse pastorale, da molte articolazioni ecclesiali, dagli organismi della vita religiosa e consacrata, del laicato, dal Seminario. Non sono inoltre mancati contributi da parte di associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali e non, oltre naturalmente anche da diversi singoli fedeli. Come referente diocesano, secondo lei, quale è oggi il punto qualificante di un cammino sinodale che sia autenticamente tale? Da ciò che ho compreso, avendo potuto leggere molte consultazioni dei testi che mi sono pervenuti, penso che la grande domanda e la sfida sia cercare di capire cosa si deve intendere propriamente per «sinodalità» e, quindi – in occasione delle molte opportunità di ascolto che le nostre parrocchie, comunità pastorali e comunità in genere offrono a tutti i fedeli – imparare ad acquisire un metodo di ascolto che diventa sinodale nella misura in cui so dare credito all’altro, facendogli spazio, facendo cadere pregiudizi e prese di posizione di parte. Non si tratta solo di dialogare un po’ di più o meglio. Importa che impariamo a dialogare in modo spirituale, nello stesso Spirito di Gesù; permettendo allo Spirito santo di continuare a parlare alle nostre chiese. L’Arcivescovo, nell’assemblea presinodale del 9 aprile, pur evidenziando le criticità, ha sottolineato la necessità di avere un pensiero positivo sull’attività della Chiesa ambrosiana. Come sviluppare questa indicazione in una dinamica sinodale? L’Arcivescovo auspica che questo processo sinodale diventi occasione per la Diocesi di evidenziare e proporre modelli, prototipi, esperienze sinodali esemplari. Questo mi sembra particolarmente utile e rilevante. A tal fine andrebbero avviati in Diocesi dei laboratori di sinodalità, incrementando percorsi non solo teorici, ma che insegnino a riflettere sulle esperienze che viviamo e sugli stili che esercitiamo. Quanto sta avvenendo con i Gruppi Barnaba, che a breve cominceranno ad avviare delle vere e proprie assemblee sinodali decanali, è il segno promettente di una Diocesi che si sta seriamente inoltrando nel processo sinodale voluto da papa Francesco. Annamaria Braccini
Per la Prima Comunione dei nostri ragazzi (e non solo!) 16Siate sempre lieti, 17pregate ininterrottamente, 18in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. 19Non spegnete lo Spirito, 20non disprezzate le profezie. 21Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. (1 Ts 5, 16-20) Ci stiamo avvicinando come comunità alla Prima Comunione dei nostri ragazzi. Come sempre, da anni, mi viene chiesto un piccolo pensiero per loro, le loro famiglie e per tutti noi. Ho trovato queste parole di Paolo della lettera ai Tessalonicesi molto edificanti e belle. Per questo in questi giorni di preparazione voglio chiedere al Signore tre doni: 1. Il dono della memoria gioiosa. Arriviamo a questo momento per rendere grazie dei passi compiuti e fatti. Arriviamo carichi di emozioni, forse con qualche domanda e dubbio, ma arriviamo con la nostra storia, fatta di legami e di relazioni. Questa eucaristia diventi allora per i nostri amici di quarta e le loro famiglie una occasione per portare su quell'altare oltre il pane e il vino che sono la loro storia, il loro cammino, fatto di gioie e fatiche, fatto di attese e delusioni, perché possiamo vedere il volto di Gesù e come questo volto di amore e misericordia ci ha sempre accompagnato, anche quando noi ci siamo sentiti lontani. Un cuore che fa verità del suo cammino è un cuore carico di vera letizia, perché vede il volto del Crocifisso Risorto, il volto di colui che strappa dalla morte per far entrare nella vita piena! 2. Il dono della preghiera che orienta la vita. Il dono cioè di un legame vivo con Gesù, di un legame dove consegno tutto me stesso all'amore del Signore. Un legame che non si allontana dal Signore, ma anzi che vede in Gesù l'amico fedele che accompagna il mio cammino e che mi aiuta nella vita di tutti i giorni a scoprire la bellezza della mia storia, della mia vita, a scoprirlo nella piccola grandezza del quotidiano! Questa è al fede: vedere le cose da un punto di vista diverso e vedere come nella falsa monotonia della storia, c'è sempre una ricchezza e questa ricchezza è possibile sperimentarla se sperimento e vivo la fedeltà di Dio al mio cammino. Nutrirci dell'eucaristia vuol dire questo: sapere che c'è un legame che mi fortifica, mi nutre, mi aiuta a crescere. Il legame di Gesù, il legame del Figlio con il Padre e nel Figlio con il Padre. 3. Il dono della profezia. Questo passo sacramentale ci auguriamo essere non "una bella cerimonia", ma il riscoprire anche come comunità che il Signore sempre ci chiama a una novità nel nostro cammino, a una novità delle nostre scelte. È nel custodire una originalità che si nutre del legame comunitario e in esso del legame con Gesù che posso essere capace di accorgermi sempre del nuovo che il Signore prepara, dei passi da compiere e di saperli compiere non nella incertezza, ma nella certezza del suo amore. Per questo non spegnete lo Spirito, cioè lasciatevi carissimi accompagnare dallo Spirito di Gesù verso le strade di verità che Lui vi indicherà. I tre doni invocati siano anche doni per il nostro camminare insieme per essere sempre una Chiesa unita, libera, lieta, una Chiesa che rende grazie, una Chiesa che accoglie le sfide del tempo non con resa e sfiducia, ma come una occasione rinnovata per dire con la vita (e se necessario con le parole): Cristo è veramente risorto! Don Matteo
Stabat Mater e Requiem. Due preghiere complesse e dolorose, che nelle “mani” sapienti di Rheinberger e Faure’ diventano un percorso intimo verso la Luce attraverso tre gesti : osservare il dolore, interrogarsi su di esso, condividerne la fatica e per raggiungere la “Sempiternam Requiem “ nella Gloria del Paradiso. Saranno questi i brani che il coro GoodCompany, diretto da Andrea Motta, proporranno come esperienza di riflessione in musica all'interno della cornice della Settimana Autentica. In programma per mercoledì 13 Aprile, ore 21 presso la chiesa di Masnago.