Ha ragione Papa Francesco quando dice: «Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui» Gaudete et exsultate, 11. A questo ci fa pensare il nostro patrono, padre e dottore della chiesa sant’Ambrogio nella commemorazione del suo battesimo che gli fu amministrato, unitamente agli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana, il 30 novembre del 374. Nel suo libro (Expositionis Evangelii secundum Lucam VIII, 73) scritto il 7 dicembre dell’anno 385 sant’Ambrogio racconta: «È bello che per me, oggi, si legga l’inizio della Legge, quando è il giorno natalizio del mio episcopato; infatti, sembra quasi che ogni anno l’episcopato ricominci daccapo, quando si rinnova con la stagione del tempo (...) Voi, infatti, siete per me come i genitori, perché mi avete dato l’episcopato, voi ripeto, siete come i figli o genitori, uno per uno figlio, tutti insieme genitori. Effettivamente di gran cuore vi vorrei chiamare sia miei figli sia miei genitori, voi che ascoltate e mettete in pratica la parola di Dio». Solo per ricordarvi che sant’Ambrogio è stato chiamato per la vita episcopale in questo periodo del mese di novembre del 374, pochi giorni prima di quando fu proclamato vescovo il 7 dicembre. La sua chiamata è stata straordinaria. Straordinaria perché non si aspettava che in poco tempo, quasi in una settimana circa, poteva cambiare la sua vita per sempre. Lui nel suo grande impegno lavorativo di governatore delle provincie della Liguria e della Emilia venne a Milano e ancora catecumeno è stato chiamato ad intervenire per mettere la pace tra due gruppi che litigavano: i cristiani ortodossi (quello che siamo noi adesso) e gli ariani che dopo sono stati scacciati via. Il suo diacono Paolino nel suo libro Vita Ambrosii ci racconta dicendo che sant’Ambrogio nel nome della pace ha sacrificato il suo lavoro di prefetto per diventare pastore di greggi. Ha portato questa pace che gli bruciava nel cuore a tutta la comunità. Questo cambiamento non è stato facile per lui. Chi porta la pace nel cuore soffre, soffre perché vuole che gli altri possano godere la stessa pace e sarà contento solo quando questo accadrà. Chi brucia dentro non sta fermo perché cerca di spegnere il fuoco. Il modo più adatto per spegnere questo tipo di fuoco della ricerca della pace è andare verso gli altri come ha fatto sant’Ambrogio che ha portato la pace dove veniva a mancare. Noi sacerdoti e suore di questa comunità pastorale seguendo la strada indicata da sant’Ambrogio cerchiamo di portare la Pace del Signore nelle vostre case e nei vostri cuori, perché ognuno possa esprimere al meglio i doni che il Signore ci ha donato. Quando entriamo nelle vostre case usiamo queste parole: pace a questa casa e a coloro che la abitano «... santa Famiglia di Nazaret, mai più ci siano nelle famiglie episodi di violenza, di chiusura e di divisione; chiunque sia stato ferito o scandalizzato venga prontamente confortato e guarito». Quindi anche quest’anno siamo tutti invitati a fare discernimento se vogliamo essere portatori di pace oppure no. Che bello! Nella libertà lasciamo che Dio entri in noi. Don Feniasse
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“Stavamo pensando di continuare questa «abitudine» di incontrarci alle 6.30 (incontri di Quaresima) anche durante l’anno, con una Santa Messa feriale”. Quando mi hai inviato questo messaggio, attraverso la voce di don Peppino, non pensavo ti stessi rivolgendo veramente a me. Mi conosci da tempo e sai quanto, sin dalla giovane età, non abbia mai amato la fioca luce del mattino, preferendole il crepuscolo della sera. E poi, siamo sinceri, un conto sono gli incontri di Quaresima, che hanno un inizio e una fine certi; un altro è prendere un impegno più assiduo e continuativo (Tu sai, avendoci creato, quanto noi esseri umani si sia restii agli impegni a «lungo termine»). Ma con l’età le abitudini cambiano e, tutto sommato, quell’invito non era poi così fuori luogo (... e così inaspettato). E così, messe da parte le scuse (lavoro, famiglia, figli, sonno arretrato), ho cominciato ad esserci, un martedì dopo l’altro; magari non proprio tutti, vuoi per una sveglia non puntata, vuoi per un ritorno di pigrizia giovanile ...ho cominciato ad esserci perché questo appuntamento con te sta diventando importante e necessario. Non dico che l’incontro che abbiamo ogni domenica, nel tuo giorno, non sia importante.Dico solo che questo è differente perché rispetto a quella abitudine festosa della domenica, in cui, alla fine, si ha anche il tempo di fermarsi a parlare con calma sul sagrato, il martedì è ormai una consuetudine da vivere con molte altre persone, amici, conoscenti e non (ancora) conosciuti, che si trovano in chiesa a Bobbiate semplicemente per condividerTi con me; che entrano salutandosi con un semplice sguardo, “celebrano” l’Eucaristia in una atmosfera intima, ed escono nel silenzio ... ... in “quell’inconcepibile silenzio in cui parli Tu”. Anonimo del martedì mattina PS: (per chi volesse partecipare) ... alle 7 (massimo 7.05 quando capita una Festa importante) ci stiamo già incamminando verso casa o al lavoro! ?
Il senso generale dell’incontro è stato fare in modo che ciascuno di noi si senta pietra viva per la costruzione della comunità: “dobbiamo sentirci pietre vive della comunità e non farci spingere, se ognuno dà il suo contributo particolare ci arricchiamo tutti”.Costruire il regno deve essere motivo di gioia e non un peso: “l’arcivescovo vorrebbe che quest’anno le comunità valorizzassero la grazia e la responsabilità di essere chiesa; contribuire alla costruzione della comunità deve diventare motivo di gioia, una grazia, e non un peso”. “E’ fondamentale partire da un pensiero di gratitudine e c’è un forte rischio per la comunità di sentirsi vinti dall’indifferenza che ci circonda. Un’indicazione importante è guardare all’amore gratuito del Signore e prendere esempio da lui. Bisogna abituarsi ad avere un pensiero ricco e preparare il terreno prima di cominciare. Non è cosa semplice, soprattutto tra i giovani, custodire il patrimonio della solidarietà, la gioia dovrebbe essere un habitus”. Certo il compito di costruire comporta responsabilità e non può essere frutto di facile spontaneismo. Perciò il Consiglio Pastorale pensa a un cammino di formazione coniugato in tre commissioni di lavoro: 1) la formazione degli adulti 2) il mondo oratorio 3) la liturgia. Una attenzione particolare verrà posta sulla famiglia, anche per sottolineare il 5° anniversario della pubblicazione dell’Amoris Laetitia e la ricorrenza della Giornata mondiale della famiglia. Le tre commissioni si sono costituite alla fine del Consiglio e hanno cominciato a lavorare. Sempre nell’ottica della formazione il Consiglio ha definito i prossimi incontri di formazione adulti: 14/10: Gli amici di Gesù: un difficile cammino di consapevolezza.21/10: “Mi hanno odiato senza ragione”: resilienti dentro il mondo e le contraddizioni. 04/11: “Lo spirito vi guiderà”: imparare un modo diverso di stare al mondo.11/11: “Ti chiedo che tu li tolga dal mondo, ma...” I desideri di Cristo e la vita eterna. E se qualcuno potrebbe pensare che questa responsabilità sia troppo “pesante” e talvolta ci sembra di essere sballottati dentro un gigantesco frullatore, ascoltiamo la testimonianza di chi ha vissuto questa situazione: “Quanto impegna preparare le feste della parrocchia, dove i giorni precedenti l’inizio ti senti come dentro un frullatore per la quantità di cose da fare, ma si forma anche un ambiente famigliare. Se sei unito nel tuo cuore a quello che ti accade, ti senti molto più lieto a prescindere da quello che accade”. Quindi predisponiamoci a costruire l’edificio della comunità. Con gioia, senza la sensazione opprimente di un peso da portare, senza la sensazione di essere soli, ma inseriti in un circuito di formazione.
Lunedì 11 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Avigno, Capolago, Velate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 17.30 a Bobbiate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 19.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Catechiste) Lunedì 11 Ottobre Martedì 12 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Avigno, Calcinate, Velate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Consiglieri CAEP e CP) Mercoledì 13 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Bobbiate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 17.30 a San Cassiano, Capolago, Lissago: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 19.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Caritas) Mercoledì 13 Ottobre Giovedì 14 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Avigno e Bobbiate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 17.30 a Cartabbia, Calcinate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 19.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Gruppo Liturgico) Venerdì 15 Ottobre 6.30 a Bobbiate: S. Messa per i lavoratori 8.30 a Masnago, Avigno e Lissago: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 10.00 17.30 a Bobbiate e Velate: S. Messa con esposizione e adorazione fino alle ore 19.00 20.30 a Lissago: Preghiera guidata e adorazione silenziosa (Giovani e Oratori) Venerdì 15 Ottobre Sabato 16 Ottobre 16.30 a Masnago e Bobbiate: Adorazione fino all’orario Messa Domenica 17 Ottobre Nelle messe centrali conclusione delle giornate con benedizione eucaristica solenne Domenica 17 Ottobre
Come ci prepariamo al Natale? È la domanda che ci siamo posti in Consiglio Pastorale e alla quale le 3 commissioni istituite hanno provato ad offrire una risposta.Il denominatore comune di tutte le proposte è stato quello di provare a proporre dei cammini che ci aiutassero ad incontrare Gesù, in modo tale che il Natale non “ci cada addosso” ma sia un evento atteso e ben preparato. Ecco allora le strade su cui proveremo ad inoltrarci. 1. Per quanto riguarda il cammino degli adulti e delle famiglie. Verranno offerti quattro possibilità di incontro a gruppi ristretti con la modalità del confronto attraverso il dialogo. La base di partenza sarà un video dove una biblista donna ci aiuterà ad entrare attraverso 4 brani evangelici nel modo in cui Gesù ci ha voluto bene per provare ad incarnarlo anche nei rapporti familiari domestici. Sarà solo lo spunto di partenza che poi aprirà al confronto esperienziale fra noi.La novità, rispetto alla proposta di catechesi degli Avventi precedenti sarà quella che verranno offerti luoghi e orari differenti per agevolare il più possibile il ritmo di famiglia di ciascuno. Concretamente, ogni settimana il singolo incontro verrà “replicato” secondo questo calendario: al giovedì alle 21:00 a Velate al venerdì alle 15:30 a Lissago al venerdì alle 21:00 a Masnago alla domenica alle 15:30 a Capolago alla domenica alle 16:00 a Bobbiate. C’è veramente la possibilità per tutti gli adulti/famiglie di poter usufruire dell’orario più consono alle esigenze familiari. 2. Per quanto riguarda il cammino dei nostri ragazzi e giovani Fermo restando l’itinerario di catechesi di iniziazione cristiana per i ragazzi dalla II alla V elementare e la proposta delle “domeniche insieme” divise per classi secondo il calendario già comunicato ai genitori, continua il cammino per i nostri preadolescenti delle medie e per gli adolescenti delle superiori che non saranno solo al sabato e alla domenica tardo pomeriggio come di consueto, ma avranno anche dei momenti molto intensi e “simpatici” la domenica mattina. Per i nostri giovani 2 saranno gli appuntamenti “di richiamo”: domenica 21 novembre per celebrare insieme la Giornata Mondiale della Gioventù. sabato 11 dicembre con il ritiro spirituale con gli altri giovani del decanato all’Eremo di S. Caterina del sasso.Concluderemo il tempo della preparazione al Natale domenica 19 dicembre con le Messe di “Auguri di Natale” nelle nostre parrocchie. 3. Per quanto riguarda infine il percorso liturgico delle domeniche d’avvento Le messe saranno caratterizzate da questi gesti simbolici:a. nelle messe principali il cero per la “Corona d’Avvento” sarà portato in processione dai nostri ragazzib. alla I domenica d’avvento i nostri ragazzi riceveranno dei semi da piantare per indicarci che la prospettiva del cristiano deve sempre essere operativa c. il centro verso cui confluire sarà la festa della comunità pastorale il giorno 8 dicembre con la grande Messa comunitaria. Ci sono troppo iniziative e appuntamenti? Per qualcuno forse sarà così, ma nessuno deve iniziare l’avvento con l’ansia di essere presente a tutto, ma semplicemente e responsabilmente di assumersi uno di questi momenti per prepararsi bene al Natale... perché credo che tutti avvertiamo l’esigenza di lasciarci raggiungere dal “Vangelo dell’Amore”.
Il prossimo weekend presso l'Oratorio a Velate, in piazza S. Stefano, si svolgerà il 1° memorial in ricordo di Gianfranco Gilardi. Il Corpo musicale Edelweiss, l'A.s.d torre di Velate, gli Amici dell'Oratorio insieme al Circlo familiare vi invitano a partecipare alla Castagnata Velatese! Due giorni di festa accompagnati da un ricco banco gastronomico e soprattutto dalle castagne: si inizia sabato 16 alle ore 19:30 e si concluderà la domenica a pranzo. Per informazioni rispetto alle prenotazioni consultare la locandina o compilare il form cliccando il bottone sottostante Vi aspettiamo! :) PRENOTA
Come di consuetudine, arrivato l'autunno, la parrocchia di Avigno festeggia insieme a tutta la Comunità!Quest'anno la 25° edizione della Festa d'Autunno è organizzata nel weekend del 2 e 3 Ottobre. Due giorni all'insegna di piatti tipici autunalli e momenti di convivialità, sempre il tutto nel rispetto dei protocolli dettati dalle normative anticontagio da Covid-19. Cena Valtellinese + #AvignoFest Seguici su FB Seguici su IG Programma della Festa Sabato 2 Ottobre 19:30_ Cena Valtellinese (tavoli su prenotazione*) e banco gastronomico aperto per panini e patatine (senza prenotazione) 22:00_ Falò con vin brulè e tè caldo Sabato 2 Ottobre Domenica 3 Ottobre 11:00_ Santa Messa 12:00_ Pranzo con piatti tipici autunnali, taoli e asporto su prenotazione* 14:00 Castagne per tutti! (fino ad esaurimento)14:00_ Giochi per Bambini PRENOTA un POSTO L'evento seguirà i protocolli dettati dalle normative anti contagio da Covid-19. Il programma potrebbe subire variazioni per potersi adeguare ad eventuali nuove restrizioni. Per partecipare ad alcuni eventi e/o accedere ad alcune aree (tavoli all'interno) SARÀ RICHIESTO IL GREEN PASS. Invita i tuoi amici alla nostra Festa! Condividi l'articolo :)
Entriamo nell’Avvento. La successione dei tempi liturgici si rivela provvidenziale in questo momento storico: di fronte alle tante paure che generano emozioni e preoccupazione in ognuno di noi – l’elenco delle fonti di questa paura si fa ormai lungo – l’Avvento cristiano si rivela come un dono inaspettato da custodire gelosamente, per la sua capacità di indicarci lo stile corretto per abitare questo cambiamento d’epoca, come ci ricorda Papa Francesco. Perché l’Avvento? Ricordo una meditazione di don Tonino Bello dove spiegava il senso di questo tempo liturgico: «Ricordiamo che Gesù è venuto sulla terra. Dio ha detto: “Basta! Non voglio stare così solo, voglio scendere a contatto con l'uomo”. Si è fatto uomo. Ha sposato una ragazza bellissima che è l'umanità. Dio si è innamorato di questa ragazza e le ha detto: “Ti voglio sposare”. E dinanzi alle resistenze della sua creatura: “Ma non ti preoccupare, ti purifico io. Anche se hai delle macchie sul volto, te le tolgo io. Anche quando sarai molto grande, e vecchia, appesantita dagli anni e dal peccato, ogni giorno verrò a toglierti una macchia e una ruga dal volto; ogni giorno diventerai più giovane, ti farò splendente, gli occhi tuoi saranno più profondi delle notti d'inverno”. Ci vuole bene il Signore, da morire! Nell'Avvento si ricorda tutto questo. Gesù è venuto e non si è stancato di venire. Gesù viene anche adesso. Ogni giorno. Viene nella comunità. È presente in mezzo a noi tutte le volte che ci uniamo in nome suo. Perciò la domenica facciamo in modo di non mancare alla sua chiamata, perché vuol dirci che ci vuole bene e basta. Non vuole niente da noi. Vuole soltanto dare tutto l'amore che porta nel cuore. Per questo non vi preoccupate del fatto che se non venite a messa fate peccato, ma preoccupatevi perché vi sottraete a un flusso di grande amore». L’avvento 2021 si colloca nello speciale anno dedicato alla famiglia. Questo motivo mi permette di suggerire un atteggiamento significativo con il quale entrarci: accogliere e generare amore. L’Avvento ci racconta e ci ricorda proprio queste due azioni, questi due atteggiamenti. Sono gli atteggiamenti di Dio, innamorato perso di noi, dell’umanità; sono gli atteggiamenti di Maria, colei che con la sua fede ha consentito che il Figlio di Dio abitasse la nostra storia e ci rivelasse il volto di Dio come suo e nostro Padre. Accogliere e generare amore. Sono questi gli atteggiamenti migliori grazie ai quali affrontare il futuro che ci attende. Abbiamo bisogno che l’Avvento diventi lo stile dei cristiani, e poi di tutti gli uomini, per esorcizzare quella violenza che tutti temiamo ma che contribuiamo a gonfiare proprio con le nostre paure. Abbiamo bisogno dell’Avvento perché è il totalmente nuovo, il futuro che viene come mutamento imprevedibile, il sopraggiungere gaudioso e repentino di ciò che non si aveva neppure il coraggio di attendere.In un canto che viene eseguito nelle nostre chiese e che è tratto dai salmi si dice: “Grandi cose ha fatto il Signore per noi: ha fatto germogliare i fiori tra le rocce!”. Ecco, “adventus” è questo germogliare dei fiori carichi di rugiada tra le rocce del deserto battute dal sole meridiano. Promuovere l'avvento, allora, è optare per l'inedito, accogliere la diversità come gemma di un fiore nuovo. Cantare, accennandolo appena, il ritornello di una canzone che non è stata ancora scritta ma che, si sa, rimarrà per sempre in testa all’hit-parade della storia. “Ecco come è avvenuta la nascita di Gesù”: per promuovere l'avvento, Dio è partito dal futuro. Buona attesa a tutti. Don Giampietro
Siamo giunti anche quest’anno al nostro tradizionale appuntamento con la settimana eucaristica. Quest’anno, in diaconia, abbiamo deciso di rivederne l’impostazione per renderla il più possibile “partecipata” da tutti e trasformarla in un’occasione per mettersi “a tu per tu” davanti al Signore in maniera silenziosa senza venire troppo investiti da parole e riflessioni. A me preme allora approfittare di questo spazio che mi è concesso per rimarcare la eccezionale occasione che viene offerta di un’adorazione prolungata. E lo faccio ripresentando alcuni “punti fermi” circa il valore dell’Eucaristia. 1. LA COMUNIONE CHE FONDA LA CHIESA La Chiesa nasce da questo avvenimento misterioso: degli uomini vengono resi partecipi, vengono misteriosamente coinvolti, nel sacrificio di Cristo. Questo è qualcosa di realmente stupendo, se ci pensiamo bene. I discepoli nel cenacolo, quei discepoli che poi se la sarebbero data a gambe in un modo o nell’altro, vengono comunque preventivamente resi partecipi di questo evento che sconvolge tutto il creato: l’uomo è liberato dalla schiavitù del peccato, e si riconquista come libertà che nell’affidamento a Dio può realizzarsi per sempre. 2. EUCARISTIA: ANTIDOTO ANTI-DISGREGANTE L’Eucaristia è quindi l’antidoto contro la logica contemporanea della disgregazione. Quante divisioni sperimentiamo negli ambienti in cui viviamo. Quante disgregazioni anche tra noi cristiani. E queste disgregazioni sono sotto gli occhi di tutti. Proprio per questo abbiamo il dovere di creare una unità, non finta: sarebbe un’illusione che verrebbe smascherata troppo facilmente. Abbiamo il compito improrogabile di essere fedeli a quel patto che abbiamo stretto nella comunione con Gesù. E il patto è proprio questo: “la comunione intima che c’è con Te Gesù sia quella che realizzo con il mio prossimo”.L’Eucaristia richiede quindi la conversione del cuore, ma allo stesso tempo con la forza e con la grazia che si sprigiona da questo sacramento, accompagna questa conversione. Ricevere l’Eucaristia mi ricorda che la felicità vera viene dall’unione intima con un Altro (che è Gesù) che mi realizza come uomo salvandomi, che la felicità per sempre non la posso guadagnare da solo. Ricevere l’Eucaristia significa allora essere fedeli al comandamento della comunione. 3. STUPORE – GRATITUDINE E MISTERO EUCARISTICO Oggi l’uomo fatica a provare un atteggiamento di stupore davanti alle cose che accadano. Sembra che dentro di noi ci sia qualche cosa, una sorta di vaccinazione, che ci fa trovare pronti e preparati di fronte a qualsiasi cosa accada. Non abbiamo più il coraggio di provare lo stupore che nasce dalla contemplazione di un dono totalmente gratuito e inaspettato. Questo atteggiamento di “vaccinazione”, e forse di abitudinarietà, lo proviamo anche dinanzi all’Eucaristia.Vorrei che il nostro cuore, per la grazia dello Spirito che invochiamo anche questa settimana con insistenza, il nostro cuore diventasse finalmente quel cuore evangelico, quel cuore da bambino, capace di rimanere stupito, in silenzio, a bocca aperta di fronte a un fatto inaspettato: il mio Dio non solo si è fatto carne, ma ha consegnato questo suo corpo, crocifisso e risorto, in un tozzo di pane e in un calice di vino, perché ogni credente possa entrare in comunione con lui. 4. COMUNIONE E RESPONSABILITÀ DEL CRISTIANO Nella comunione eucaristia si ripropone la scena evangelica in cui Gesù comanda al suo interlocutore: “va e fai lo stesso”. La responsabilità del Cristiano che ha comunicato all’Eucaristia è quella di non vergognarsi di mostrare agli altri il suo volto gioioso, grato, stupito. Un gaudio, una gratitudine e uno stupore che nascono dall’avere contemplato e assaporato il mistero della fede, la redenzione che si fa cibo nel pane e nel vino consacrato. Una forma “nuova” per una comunità “nuova” che vuole essere una Chiesa “nuova” ... vi aspetto! Don Giampietro
Lettera alla Città è una libera aggregazione di cristiani rappresentanti di parrocchie, associazioni e movimenti ecclesiali operanti nella città, che dal 2017 si confronta con le istituzioni cittadine ed i vari soggetti che a diverso titolo e motivo cercano di costruire il “bene comune”, e che dunque oggi guardano alle prossime elezioni amministrative come occasione propizia per lavorare insieme al futuro di Varese. Tre sono le aree su cui abbiamo sin qui focalizzato la nostra attenzione: educazione, lavoro, accoglienza. Non abbiamo la pretesa di risolvere i problemi, ma vogliamo promuovere la consapevolezza e la partecipazione dei cittadini, veri attivatori di iniziative sussidiarie e solidali di risposta ai bisogni. Invitiamo tutti i candidati sindaco, ad un momento di dialogo e di confronto per il giorno 24/09/2021, alle ore 18.30, che si svolgerà attraverso una piattaforma online per consentire la massima partecipazione di cittadini, considerate le restrizioni di spazi fruibili dovute a pandemia. Vorremmo fosse un’occasione di lavoro insieme. Porremo delle domande sulle tre aree indicate e chiederemo delle risposte concrete, alla luce della visione politica di ogni candidato nonché indicazioni su quali azioni amministrative ne conseguono. Non sarà un dibattito tra candidati, ma tra la città e i candidati. Vogliamo così aiutarci ed aiutare i varesini a capire meglio cosa credono, sperano, desiderano i candidati e come pensano di dare risposta alle questioni da noi poste. Lettera alla Città Tematiche da svolgere a) LA SFIDA EDUCATIVA Educazione per noi non significa solo formazione (tecnica, scientifica, ecc.), ma “educare la persona”. Il tema ci interessa perché abbiamo a cuore l’uomo, la crescita armonica e integrale della persona, la formazione della coscienza di sé che si sviluppa nell’apertura alla realtà e al suo significato: un lavoro senza pregiudizi ma guidato dai criteri che si imparano grazie alle relazioni personali costitutive (prima di tutto la famiglia) e che si educano e si rafforzano con le altre relazioni sociali che la persona vive e incontra. L’educazione parte dalla famiglia, non la deve escludere, piuttosto si deve sviluppare in sintonia con essa. Sostenere il bene della famiglia costruisce la società del presente e del futuro perché la famiglia è la prima fondamentale risorsa per affrontare in modo critico e costruttivo problemi umani e sociali sempre più diffusi, come la solitudine (non solo degli anziani ma anche dei giovani), la crisi demografica, l’abbandono scolastico e la crisi educativa, la mancanza di senso della vita. Il progetto educativo/scolastico offerto da numerose realtà presenti in città spesso si scontra con la burocrazia e con ideologie che non mirano all’educazione della persona. Diverse esperienze educative in città raccontano di un metodo che partendo da un’attenzione alla persona (bambino, ragazzo, giovane) ed alle sue vere e profonde esigenze, arriva anche a ottenere elevati risultati scolastici e bassi indici di abbandono. Siamo convinti che la libertà di educazione sia un diritto fondamentale e si realizza pienamente solo attuando una reale parità scolastica. b) LAVORO Il lavoro è la fondamentale espressione dell’uomo, della sua dignità, del suo intraprendere il confronto con la realtà, del suo ricercare risposte ai bisogni concreti, del suo costruire legame sociale. Per un verso il lavoro manca o è precario, non remunerato e tutelato in modo adeguato, dall’altro spesso mancano lavoratori idonei alle richieste delle imprese, ed è evidente l’esigenza di una riqualificazione delle competenze professionali di fronte ai cambiamenti prodotti dalla digitalizzazione e dall’automazione. Gli strumenti di politiche attive del lavoro concentrate nella funzione pubblica non hanno dato i frutti sperati e godono di poca fiducia. Le reti sono essenziali ma gli esempi sono sporadici e fragili. Trovare una occupazione è un lavoro che richiede consapevolezza, autovalutazione, dialogo e relazioni, risorse di cui non tutti i lavoratori sono dotati allo stesso modo. La rete trai i servizi territoriali e le agenzie per il lavoro pubbliche e private, le imprese, il terzo settore, è fondamentale per accompagnare della persona e favorire l’incontro tra domanda e offerta, ma prima ancora è fondamentale un approccio alla persona nella sua globalità. Inoltre Varese non pare essere più una realtà di richiamo per le imprese, non solo manifatturiere, ma anche del terziario e dell’agricoltura, mentre l’eccesso di vincoli burocratici e la carenza di incentivi deprime l’attrattività del territorio per gli investimenti e l’intrapresa, soprattutto dei giovani. c) ACCOGLIENZA MIGRANTI E CURA DELLE FRAGILITA' (povertà, malattia, disabilità ecc.) L’attenzione, la disponibilità, l’offerta di servizi e di aiuti per le persone più fragili e povere, per gli ammalati, gli anziani, i disabili, i migranti sono il segno della realizzazione di una città più umana, accogliente e solidale, aperta. Spesso le persone bisognose di cure, accoglienza, sostegno sono abbandonate a loro stesse, così come i parenti, gli amici che si prendono cura di loro e le realtà presenti in città che cercano di offrire la loro solidarietà e il loro aiuto alle persone bisognose. Accoglienza non significa solo rispondere ai bisogni primari come cibo e casa, ma richiedono conoscenza dei fenomeni e creazione di reali opportunità di inserimento nella vita economica e sociale della città. Solitudini e bisogni si sono acuite con l’emergenza sanitaria portata dalla pandemia e da tutto ciò che ne è conseguito anche sul funzionamento dei servizi sociali, la rete delle cure intermedie e la medicina di territorio. d) CITTÀ LUOGO DELL’AMICIZIA CIVICA La città deve essere luogo di confronto e collaborazione responsabile tra diverse esperienze che vogliono costruire un ambiente di convivenza sociale più accogliente, inclusiva e favorevole alla piena realizzazione di ciascuna persona. Quindi non città dormitorio o città di individui soli, ma città delle relazioni umane e sociali. Le scelte dell’amministrazione locale hanno grande influenza e discrezionalità su questi temi e ciò ha notevoli ripercussioni sulla vivibilità della città: Edilizia -> Case -> abitazioni -> famiglie Mobilità -> trasporti, strade -> lavoro, scuola Urbanistica -> servizi infrastrutturali, piani di sviluppo, tessuto urbano -> integrazione centro / periferie -> relazioni sociali Locandina +