E come siete ricchi in ogni cosa, nella fede, nella parola, nella conoscenza, in ogni zelo e nella carità che vi abbiamo insegnato, così siate larghi anche in quest'opera generosa. (2Cor 8,7) Paolo in questo versetto della lettera ai Corinzi invita i cristiani della comunità, attraverso anche il ministero di Tito, a provvedere per l’aiuto dei cristiani di Macedonia. È un invito alla carità che nasce dall’attenzione ai fratelli e alle sorelle in difficoltà. Tante sono le difficoltà di questo tempo e questo “In Cammino” ci aiuta a parlare sia di nuovi progetti per aiutare i fratelli e le sorelle più bisognosi (vedi la seconda pagina), sia dell’emergenza educativa di questo tempo. Cinque anni fa nasceva “Insieme Ingioco”, volto a promuovere una attenzione maggiore della comunità a livello educativo ed economico sulle attività educative dei nostri oratori. I nostri oratori hanno visto il nascere di tante proposte durante l’anno, soprattutto nei giorni feriali; una formazione su tematiche educative per i genitori e le famiglie e una attenzione maggiore nell’oratorio estivo alla proposta educativa e all’inclusione dei ragazzi con disabilità. Poi... 23 febbraio 2020, il giorno che ha cambiato per sempre le nostre abitudini, con l’inizio della emergenza sanitaria e di quella che poi Papa Francesco ha chiamato “emergenza educativa”. In questi anni posso da una parte rendere grazie a tutti coloro che come educatori, catechisti, volontari hanno continuato a vivere la loro vocazione, anzi questo slogan “Insieme Ingioco” è diventato il motivo per cui noi siamo andati avanti. Se a livello sociale (purtroppo!) la nostra azione educativa ha conosciuto e continua a conoscere alcune volte dei rallentamenti “sanitari”, non si è spento però il desiderio di sognare e soprattutto di reagire di fronte a questo tempo. Che cosa si è attivato in questi anni? Nei due oratori centrali della comunità (Bobbiate e Masnago) abbiamo attivato a pieno regime i doposcuola elementari e medie con la possibilità del servizio mensa. I doposcuola sono coordinati da tre educatrici e vedono la presenza di volontari (siamo sempre alla ricerca di volontari in quanto il servizio è complesso, ma affascinante per il legame e le relazioni che si vengono a creare!) e la partecipazione di 91 ragazzi. Abbiamo continuato ad accompagnare i ragazzi preadolescenti, adolescenti, 18/19enni e giovani nei tempi del lockdown o delle varie zone rosse, creando alcune proposte settimanali, con la supervisione di un educatore e poi riattivando percorsi in presenza, coinvolgendo 120 ragazzi. Il coordinamento delle cooperative Intrecci e Pepita sui volontari e sulla loro formazione, con in progetto una formazione specifica per quegli adulti che ci vorranno aiutare nel prossimo oratorio estivo. La formazione educativa e psicologica per le famiglie della nostra comunità, con l’aiuto di esperti sulle diverse problematiche che il Covid ha comportato a livello sociale ed educativo nei nostri ragazzi. L’esperienza dell’oratorio estivo che ha visto nel 2020 l’attivazione di sette sedi e nel 2021 di quattro sedi in concomitanza con le disposizioni di distanziamento anticontagio, permettendo a 312 ragazzi di elementari e medie e di 90 animatori. Che cosa vogliamo ora progettare? Continuare la proposta formativa per volontari, collaboratori ed educatori dei nostri oratori e i percorsi educativi di accompagnamento dei genitori. Attivare una nuova proposta “Openly”, uno spazio per gli adolescenti e i 18/19enni della nostra comunità, come possibilità per vivere lo stare insieme, il fare i compiti, il mangiare, il praticare sport oltre che a vivere con nuovo slancio la proposta di fede. Implementare l’organizzazione degli oratori estivi, implementando i servizi educativi dei nostri oratori, migliorando gli aspetti strutturali degli edifici e i sistemi informatici di gestione delle informazioni e delle diverse attività. La nostra raccolta fondi ha visto da una parte una grande generosità sia da parte della comunità nelle raccolte fondi dello scorso maggio attraverso la vendita di fiori, sia nelle donazioni da parte di alcuni donatori a cui va il sincero riconoscimento per il bene che hanno visto nella nostra progettualità. Abbiamo assistito anche a qualche gesto di offerta spontanea; difficile è stato per le nostre feste patronali sostenerci, a causa del periodo e delle difficoltà ad esso connesso. Le nuove progettualità ci spronano a un nuovo slancio di generosità, senza per questo trascurare il vissuto delle nostre comunità e la storia dei singoli. Potrete di nuovo sostenerci attraverso un'offerta via bonifico (l'Iban lo trovate sul sito - sezione Sostienici - Insieme Ingioco), acquistando in oratorio a Bobbiate e Masnago la felpa degli oratori MaMI, attraverso lo strumento della "busta amica" o della raccolta dei centesimi che trovate nelle segreterie e nei bar degli oratori o in alcuni negozi dei quartieri. Tutte le informazioni dettagliate sull'andamento dei nostri progetti e sulla loro storia con video, foto e numeri li potete trovare nella sezione del sito "Oratori" -"Insieme Ingioco". Grazie per l'aiuto che potrete donare, sia materiale, che di persona: solo Insieme potremo vincere questo tempo, far brillare la testimonianza della carità, che osa e sogna sempre e mai si ferma nelle difficoltà! Don Matteo
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La situazione pandemica con cui da due anni conviviamo ha costretto tutti a porci seriamente in questione sulla verità e profondità del nostro vissuto relazionale.Come Chiesa cittadina stiamo provando ad entrare nel cuore di questo vissuto per cogliere le insite profondità e la sua originaria bellezza. Lo faremo nella modalità del confronto così come eravamo abituati prima che scoppiasse la pandemia, in quelle che per noi erano le “giornate della Comunità”. Le abbiamo un po’ rivisitate nella loro modalità, snellendole, per facilitarne la presenza e il confronto tra noi. Saranno due i momenti che vi proponiamo in questo mese di febbraio, per ognuno dei quali offriremo la possibilità di una duplice occasione: il venerdì sera alle 20:45 a Bobbiate e la domenica pomeriggio alle 15:30 a Masnago. In questa prima scheda vogliamo porci dal punto di vista di Dio per cogliere in profondità qual è il suo disegno originario circa la relazione tra noi e con Lui. 1. Il sogno originario di Dio Nella creazione abbiamo la consapevolezza che Dio stesso ha nutrito fin dall’inizio: quella che Lui e noi uomini abbiamo bisogno di relazioni. Non sono sufficienti le creature, pur buone e belle... occorre un essere umano da poter guardare negli occhi! Da qui ricaviamo due imperativi: a. Il bisogno di umanizzare la nostra vita, perché nessuno può credere in maniera teorica! Anche Dio per essere Padre, ha bisogno di avere dei figli! b. L’esigenza di rispettare l’alterità e la diversità dell’altro, perché se non permettessimo all’altro di essere se stesso, neppure noi saremmo noi stessi.Da qui la domanda che nel corso dell’esistenza noi uomini ci siamo sempre sentiti rivolgere da Dio: “ci stai a costruire con me la tua umanità? Cosa significa per te uomo crescere a mia immagine?”. Da qui la domanda per il nostro confronto: in quali tratti del nostro modo di vivere in famiglia e di essere presente nella Chiesa, siamo riusciti ad esprimere maggiormente le caratteristiche di Dio? 2. Una “falsa partenza” L’uomo però, nel corso della sua vita di relazione, sperimenta la fatica di sapersi relazionare sia con Dio che con il suo simile, perché noi uomini scopriamo di “avere una fame” di indipendenza, di onnipotenza, di libertà, che non ci aiuta a vivere la diversità dell’altro, perché non è mai come io lo vorrei. E questo vale sia nei confronti di Dio Padre, sia in quelli del coniuge/figli. Ecco allora le due reazioni distorte: a. La riduzione di Dio ad un idolo, così è più facile ricondurlo ad una sorta di soprammobile che non mi crea fastidio perché nella mia vita diventa il “grande assente”. b. L’altro, che minaccia la mia libertà e diventa il confine/limite della mia felicità, lo trasformo in nemico da ignorare o da domare. Soluzioni queste, entrambe fallimentari.Ancora una volta però ci viene indicata la strada da Gesù stesso: nel momento della passione, nel cenacolo durante l’ultima cena, tiene insieme se stesso e i suoi anche davanti alla prospettiva della separazione e del tradimento. Quasi una provocazione da parte sua per domandarci: “Sei capace di trasformare in relazione arricchente anche la diversità di relazioni, quand’anche portassero al tradimento dell’amore che io invece ho investito nei tuoi confronti?”.Da qui la domanda per noi: Come ho sanato i conflitti relazionali nati in questi anni con Dio e con il familiare con cui vivo? Si è rafforzata o attenuata la relazione di fede con Dio? Si è rafforzata o attenuata la relazione con chi mi vive accanto? 3. Alla scuola di Dio nella Trinità Dio però, come sempre, non si limita a rimproverarci o a rinfacciarci i nostri insuccessi, ma si propone come modello ed esempio di relazioni, vivendole in se stesso con le altre persone della Trinità. Questo perché, nonostante i nostri tradimenti, continua a desiderare la nostra compagnia, e continua ad aspettarci. L’unità delle tre persone della Trinità è frutto di un dono reciproco. E questo ci apre alla considerazione che c’è unità nel vissuto relazionale là dove due persone hanno delle ragioni per donarsi l’uno all’altro in maniera incondizionata... come dovrebbe essere anche la nostra relazione genitori-figli! L’amore perfetto è quello che si estende all’altro diventando generativo... ecco la Trinità! Questa relazione che si vive all’interno della Trinità su quali caratteristiche è imperniata? Cosa ha da offrire al nostro modo di relazionarci così che possiamo imparare anche noi? a. Questa relazione conserva una distanza, perché nessuno possiede l’altro, ma tutte le tre persone sono invitate al dono di sé: il Padre si fida del Figlio, aspettando che si doni; il Figlio, nella sua donazione offre qualcosa che va oltre se stesso: lo Spirito santo; il quale, a sua volta, ci offre il dono di una paternità che non sarà più limitata da nessun confine, nemmeno da quello di un cuore che lo rifiuta. b. Questa relazione ha un’attesa: non dà nulla per scontato. In loro c’è sempre lo spazio per lo stupore. c. Questa relazione porta ad innamorarsi della bellezza che è l’altro! Da qui la domanda/provocazione per noi: Distanza, attesa, innamoramento della bellezza che è l’altro... anche le nostre relazioni familiari si appoggiano su queste caratteristiche? Don Giampietro
Ha ragione Papa Francesco quando dice: «Quello che conta è che ciascun credente discerna la propria strada e faccia emergere il meglio di sé, quanto di così personale Dio ha posto in lui» Gaudete et exsultate, 11. A questo ci fa pensare il nostro patrono, padre e dottore della chiesa sant’Ambrogio nella commemorazione del suo battesimo che gli fu amministrato, unitamente agli altri sacramenti dell’iniziazione cristiana, il 30 novembre del 374. Nel suo libro (Expositionis Evangelii secundum Lucam VIII, 73) scritto il 7 dicembre dell’anno 385 sant’Ambrogio racconta: «È bello che per me, oggi, si legga l’inizio della Legge, quando è il giorno natalizio del mio episcopato; infatti, sembra quasi che ogni anno l’episcopato ricominci daccapo, quando si rinnova con la stagione del tempo (...) Voi, infatti, siete per me come i genitori, perché mi avete dato l’episcopato, voi ripeto, siete come i figli o genitori, uno per uno figlio, tutti insieme genitori. Effettivamente di gran cuore vi vorrei chiamare sia miei figli sia miei genitori, voi che ascoltate e mettete in pratica la parola di Dio». Solo per ricordarvi che sant’Ambrogio è stato chiamato per la vita episcopale in questo periodo del mese di novembre del 374, pochi giorni prima di quando fu proclamato vescovo il 7 dicembre. La sua chiamata è stata straordinaria. Straordinaria perché non si aspettava che in poco tempo, quasi in una settimana circa, poteva cambiare la sua vita per sempre. Lui nel suo grande impegno lavorativo di governatore delle provincie della Liguria e della Emilia venne a Milano e ancora catecumeno è stato chiamato ad intervenire per mettere la pace tra due gruppi che litigavano: i cristiani ortodossi (quello che siamo noi adesso) e gli ariani che dopo sono stati scacciati via. Il suo diacono Paolino nel suo libro Vita Ambrosii ci racconta dicendo che sant’Ambrogio nel nome della pace ha sacrificato il suo lavoro di prefetto per diventare pastore di greggi. Ha portato questa pace che gli bruciava nel cuore a tutta la comunità. Questo cambiamento non è stato facile per lui. Chi porta la pace nel cuore soffre, soffre perché vuole che gli altri possano godere la stessa pace e sarà contento solo quando questo accadrà. Chi brucia dentro non sta fermo perché cerca di spegnere il fuoco. Il modo più adatto per spegnere questo tipo di fuoco della ricerca della pace è andare verso gli altri come ha fatto sant’Ambrogio che ha portato la pace dove veniva a mancare. Noi sacerdoti e suore di questa comunità pastorale seguendo la strada indicata da sant’Ambrogio cerchiamo di portare la Pace del Signore nelle vostre case e nei vostri cuori, perché ognuno possa esprimere al meglio i doni che il Signore ci ha donato. Quando entriamo nelle vostre case usiamo queste parole: pace a questa casa e a coloro che la abitano «... santa Famiglia di Nazaret, mai più ci siano nelle famiglie episodi di violenza, di chiusura e di divisione; chiunque sia stato ferito o scandalizzato venga prontamente confortato e guarito». Quindi anche quest’anno siamo tutti invitati a fare discernimento se vogliamo essere portatori di pace oppure no. Che bello! Nella libertà lasciamo che Dio entri in noi. Don Feniasse
Carissimi fratelli che state soffrendo,in occasione della giornata mondiale del malato (11 febbraio – festa della Madonna di Lourdes) voglio scrivervi questa lettera che esprima a voi tutta la mia gratitudine e la mia riconoscenza, certa di interpretare i sentimenti di tutta la nostra comunità. Da quando gli uomini hanno cominciato a pensare si sono domandati quali fossero i pilastri del mondo, i sostegni che permettessero a questa terra di non cadere nel vuoto e si sono così inventati diverse risposte e tanti miti. Fra questi aveva colpito la mia fantasia di bambina quello in cui si fantasticava di poderosi e incrollabili giganti che tenevano strettamente ancorata, sulle loro ciclopiche spalle, la stabilità del mondo ed eroicamente si sottoponevano a questa immane fatica per il bene di tutti. Certamente oggi noi tutti sappiamo che le cose non stanno proprio così, che ci sono leggi fisiche ben precise che tengono in piedi il mondo e che tutto è regolato dalla provvidenza di un Dio creatore che ama i suoi figli, ma è la qualità della vita che conduciamo su questa terra che continua a preoccuparci. Ci sono così tante cose brutte, cattiverie, inganni, ingiustizie... che spesso ci domandiamo: “Ma dove andremo a finire? Non si può andare avanti così, finiremo tutti male!“.Sì, il nostro cuore è spaventato da tutto quello che ci capita e dal domani ormai ci aspettiamo solo il peggio. Credo però che siamo stolti ad abbandonare così la speranza perché, se guardassimo tutto con gli occhi del Vangelo (quelli di Gesù), ci potremmo accorgere che niente è perduto perché ci siete voi fratelli che soffrite, voi che siete i giganti che portano sulle proprie spalle la salvezza di tutti. Forse vi domanderete: “Ma come, noi... i giganti? Noi che non sappiamo più sollevare neanche un bicchier d’acqua e abbiamo bisogno di tutti per le nostre necessità, noi che siamo inchiodati ad un letto devastati dal cancro o indeboliti da un cuore che fa i capricci, noi che siamo così confusi dalla malattia da non sapere neanche più chi siamo? Noi come possiamo sostenere il mondo?”. Eppure è così perché voi, fratelli carissimi, completate nella vostra carne i patimenti di Cristo diventando così strumento di salvezza per questo mondo che sembra andare alla deriva. Uno solo di voi fa più di centomila politici. Che abbiate accettato il vostro dolore nella fede in Gesù o che ancora non abbiate trovato il senso di quello che vi sta capitando, che sappiate offrire la vostra sofferenza come canto di lode o che vi stiate ancora interrogando sul perché questo sia capitato proprio a voi e non lo sopportate... comunque Cristo vive dentro di voi, con voi patisce, con voi ci salva. Io so che sto parlando come una che sta bene, che rischia di parlare a vanvera perché non immagina neanche quello che voi state soffrendo, che non alza neanche con un dito il carico della vostra fatica, ma so di essere una bambina sulle spalle dei giganti e per questo confido nella vostra preghiera. Mi ritengo fortunata di aver conosciuto così tanti di voi e le vostre famiglie nelle quali ho visto esempi di eroica dedizione; considero un privilegio il dono che mi è stato fatto di esservi in qualche modo vicina. Voi non siete affatto inutili o “scarti“ come la mentalità mondana vorrebbe farvi apparire, voi ci siete necessari così come ci è stato necessario il dolore di Cristo sulla croce, voi ci siete maestri e testimoni della speranza a cui tutti siamo chiamati. Io non so come mi comporterò quando sarò nelle vostre stesse condizioni, non sono certa che saprò abbandonarmi a questo nuovo modo di testimonianza entrando nel mistero della sofferenza di Cristo, non so se saprò rallegrarmi alle sue parole “beati gli afflitti”. Temo di non esserne capace, ma so che posso contare sulla vostra intercessione e sulla vostra forza che è la vostra debolezza unita a quella di Gesù, so che mi terrete sulle spalle e con me i fratelli e il mondo intero. Ai miei giganti un grazie immenso con tanto affetto e riconoscenza. Suor Maura e tutta questa comunità che vi deve tanto
Avete mai sentito parlare di pazienza, benevolenza, invidia, vanto, amabilità, generosità, perdono, gioia, fiducia, speranza, sopportazione, carità, dialogo, bellezza? Non sono parole che ho messo in fila a caso ma quelle che, secondo il pensiero di Papa Francesco espresso nella sua esortazione apostolica “Amoris Laetitia”, al cap. IV, dovrebbero costituire l’ossatura del nostro amore quotidiano di sposi. Quest’anno la festa diocesana della famiglia, che noi celebreremo domenica 30 gennaio, avrà proprio questo angolo di osservazione: la famiglia vista nel suo amore quotidiano. In un tempo come quello che stiamo vivendo in cui non sono possibili manifestazioni di massa, alla famiglia viene chiesto di non rinunciare a volersi bene, facendo leva su ciò che le è propriamente peculiare: la sua capacità di mettere quotidianamente in circolo amore. Come si fa a mettere in pratica nella fatica del quotidiano quel “progetto alto” di amore a cui fa riferimento Papa Francesco?Mi permetto di suggerirvi tre “chiavi” per aprire il vostro amore quotidiano perché diventi un capolavoro dell’amore di Dio. 1. Lo stupore delle relazioni L’amore, come la fede del resto, non può prescindere dalle relazioni. Dio non realizza le sue promesse "a scapito" di qualcuno, ma “grazie” a qualcuno che ha proprio pensato per noi. Quante persone "spuntano" nella nostra vita per farci regali di Dio e non sempre riusciamo a cogliere da dove e perché sono spuntati! E questo vale riscoprirlo soprattutto nel nostro amore quotidiano nei confronti del coniuge e dei figli. Impariamo a stupirci! Nella persona dei nostri familiari siamo chiamati a riconoscere i percorsi misteriosi di Dio nel suo agire, riconoscendo ciò che già c'è di promettente in casa nostra e gioendo del bene che ancora sappiamo esprimere. 2. Il desiderio dell’impossibile Il desiderio rimanda alla verità di una persona perché ci contraddistingue come uomini. In famiglia il desidero deve essere quello dell’amore, che non va però confuso con il capriccio perché significherebbe non essere mai contenti di ciò che si sta vivendo. Si cercherà sempre qualcosa in più... anche nelle relazioni. Impariamo a presentare a Dio i nostri desideri per desiderare ciò che anche Dio desidera per noi, per il nostro bene... e allora in casa nostra, come è avvenuto per Maria, si realizzerà l’impossibile, ossia impareremo a credere che Dio è capace di portare a compimento quanto ha promesso. È la potenza della vita che realizza quanto pare umanamente irrealizzabile. Per noi significa credere che non ci sono situazioni personali e familiari che hanno il potere di indurmi a dire: "non ce la farò mai"! Le grandi sfide che ci sembrano impari si vincono con lo stesso stile di Gesù nel Vangelo: con l'amore sacrificale giorno per giorno nell'andare incontro a coloro che condividono con noi il nostro amore quotidiano. 3. La speranza nella provvidenza La speranza ci permette di guardare al futuro per leggervi la provvidenza di Dio che interviene a sanare una relazione anche se ferita. Interviene in modo da risanare, riconduce al bene ciò che è stato orientato al male. Nel nostro amore quotidiano la provvidenza di Dio “gioca d’anticipo” sul nostro male offrendoci una risposta d’amore anche là dove noi non sappiamo coglierlo. Questa è la speranza del nostro amore quotidiano! E se queste “3 chiavi” non riuscissero ad aprire sempre e tutte le porte dell’amore in casa nostra?Forse allora dobbiamo “oliare la serratura” e vi suggerirei un “prodotto infallibile”: il sorriso! Il nostro si unirebbe a quello di Dio che, ancora una volta, sarà capace di realizzare ciò che ci sembrava impossibile. Cara famiglia, non arrenderti, hai una vocazione promettente da manifestare alla società e alla Chiesa intera: contiamo su di te! Don Giampietro
In questo Natale, culmine di un anno che si è rivelato carico di tante avversità, difficoltà e sofferenze, vogliamo cogliere l’occasione per augurarvi, come Diaconia, un SANTO NATALE 2021 e per esprimere a tutti il nostro GRAZIE perché in tante occasioni ci avete fatto sentire accolti e amati. Nel Natale Dio si è fatto figlio, la paura si è fatta dolcezza, il lontano si è fatto vicino e Dio si è fatto figlio. È il giorno del coraggio e dell’amore. Il giorno in cui Gesù ci insegna che per non aver paura dell’infinito basta non aver paura di essere uomini. La vostra presenza e passione danno alla nostra Comunità Pastorale i colori della speranza, quella medesima speranza che auguriamo di cuore entri in ogni vostra casa. Questo augurio vuole raggiungere anche chi è ammalato o sta vivendo un periodo difficile della sua vita,chi ha smarrito la luce della fedee non farà posto al Signore in questo Natale,e chi porta nel cuore la gioia della vita,perché la trasmetta a tutti coloro che gli sono vicini ... ... perché nessuno si senta lontano dal nostro cuore ... La Diaconia
Volevo aprire questo articolo circa la festa della nostra Comunità Pastorale, nel 10° anniversario di fondazione, riprendendo la parola del nostro Arcivescovo Mario in occasione della festa dell’Immacolata dello scorso anno. Lui osservava come alcuni pensano che in principio c’era il male, il caos, l’odio, la guerra, il peccato. Alcuni pensano che la storia cominci con il peccato di Adamo. Alcuni pensano che all’inizio c’era un Dio arrabbiato che dice: Maledetto! Da questo principio – pensano alcuni – dipende tutto quello che è venuto dopo. Tutta la storia dell’umanità è segnata da questo inizio tragico e tutte le generazioni devono cominciare da capo a porre rimedio al male, a fare qualche cosa per calmare l’ira di Dio, per espiare il loro peccato. Talora le cose migliorano, talora peggiorano, ma quello che era in principio continua ad avvelenare la vita: c’è un destino da subire. E così uomini e donne lottano e si rassegnano, sperano e disperano, chiedono aiuto a Dio e lo maledicono: “Perché ci hai maledetto?” Altri, al contrario, pensano che in principio, prima della creazione del mondo, per esprimerci così, c’è la benedizione. In principio sta il Padre del Signore nostro Gesù Cristo che ha messo mano a compiere il disegno d’amore della sua volontà. Dal principio prende vita quello che è venuto dopo: il Padre chiama uomini e donne a essere figli nel Figlio, eredi, predestinati a essere a lode della sua gloria, secondo il progetto di Colui che tutto opera secondo la sua volontà. Coloro che credono che in principio c’è la benedizione, contemplano il mondo con stupore e riconoscenza e cantano le lodi del Signore; contemplano la storia con compassione e speranza e riconoscono il dramma della libertà che può decidere il bene e anche il male, e sanno che Dio non ritira mai la sua benedizione e offre a ogni peccatore il tempo per convertirsi e a ogni giusto la prova della perseveranza nelle tribolazioni della vita. Ecco, c’è discussione tra chi crede che in principio ci fu il peccato e la maledizione e chi crede che in principio ci fu la benedizione e la grazia della libertà attratta dal bene. Nel festeggiare la nostra Comunità Pastorale, per come l’ho incontrata io, per come me l’hanno consegnata i sacerdoti che vi hanno lavorato prima di me, e soprattutto per come sono stato accolto, oso sottolineare che in principio debba starci la gratitudine.Essa non è una domanda, è una risposta, che rifiuta la logica prevedibile dello scambio e cerca di corrispondere allo stupore dinanzi ad un evento benefico e inatteso. Si ringrazia per un eccesso di bene gratuito che supera le nostre attese. Ecco, io inviterei a festeggiare quest’anno “il nostro 8 dicembre” così, all’insegna della gratitudine. Forse per qualcuno la nascita della Comunità Pastorale è stata una disgrazia, un evento che ha peggiorato il quotidiano sviluppo delle singole parrocchie... Per qualcuno, stando alla provocazione del nostro Arcivescovo, è sempre una questione di bene o male... Indipendentemente da quello che può essere considerato l’inizio per ciascuno di noi, perché non proviamo ora a favorire lo sviluppo della nostra vita comunitaria con la gratitudine? Ma come si fa e rendere esplicita la gratitudine? Se assume il volto di un bene ricevuto, di un dono da scambiarci vicendevolmente, provo ad esplicitare come a me piacerebbe che festeggiassimo nella gratitudine questo 10° anniversario e lo faccio lasciandovi 5 inviti particolari: dona subito: non aspettare domani per darti da fare, o quando inizierà a piacere anche a te, ma intervieni subito con entusiasmo. dona tutto: non tenere nulla di riserva in attesa di tempi migliori, offri tutto ciò che sei e puoi. dona gratis: non pretendere nulla in cambio, ma conserva la speranza di poter essere d’aiuto ai fratelli che sono in difficoltà dona per tutti: non fare distinzione di persona, di parrocchia, perché ... insieme è più bello dona a Gesù: non doni a don Giampietro o a chi per esso, ma a Colui nelle cui mani i doni trovano la destinazione giusta e aumentano la gioia di tutti. Mercoledì vi aspetto tutti, per fare festa insieme, per scrollarci di dosso tante scorie accumulate in questi anni e per dire tutti assieme che noi... abbiamo scelto di ripartire dalla gratitudine. Don Giampietro
Come ci prepariamo al Natale? È la domanda che ci siamo posti in Consiglio Pastorale e alla quale le 3 commissioni istituite hanno provato ad offrire una risposta.Il denominatore comune di tutte le proposte è stato quello di provare a proporre dei cammini che ci aiutassero ad incontrare Gesù, in modo tale che il Natale non “ci cada addosso” ma sia un evento atteso e ben preparato. Ecco allora le strade su cui proveremo ad inoltrarci. 1. Per quanto riguarda il cammino degli adulti e delle famiglie. Verranno offerti quattro possibilità di incontro a gruppi ristretti con la modalità del confronto attraverso il dialogo. La base di partenza sarà un video dove una biblista donna ci aiuterà ad entrare attraverso 4 brani evangelici nel modo in cui Gesù ci ha voluto bene per provare ad incarnarlo anche nei rapporti familiari domestici. Sarà solo lo spunto di partenza che poi aprirà al confronto esperienziale fra noi.La novità, rispetto alla proposta di catechesi degli Avventi precedenti sarà quella che verranno offerti luoghi e orari differenti per agevolare il più possibile il ritmo di famiglia di ciascuno. Concretamente, ogni settimana il singolo incontro verrà “replicato” secondo questo calendario: al giovedì alle 21:00 a Velate al venerdì alle 15:30 a Lissago al venerdì alle 21:00 a Masnago alla domenica alle 15:30 a Capolago alla domenica alle 16:00 a Bobbiate. C’è veramente la possibilità per tutti gli adulti/famiglie di poter usufruire dell’orario più consono alle esigenze familiari. 2. Per quanto riguarda il cammino dei nostri ragazzi e giovani Fermo restando l’itinerario di catechesi di iniziazione cristiana per i ragazzi dalla II alla V elementare e la proposta delle “domeniche insieme” divise per classi secondo il calendario già comunicato ai genitori, continua il cammino per i nostri preadolescenti delle medie e per gli adolescenti delle superiori che non saranno solo al sabato e alla domenica tardo pomeriggio come di consueto, ma avranno anche dei momenti molto intensi e “simpatici” la domenica mattina. Per i nostri giovani 2 saranno gli appuntamenti “di richiamo”: domenica 21 novembre per celebrare insieme la Giornata Mondiale della Gioventù. sabato 11 dicembre con il ritiro spirituale con gli altri giovani del decanato all’Eremo di S. Caterina del sasso.Concluderemo il tempo della preparazione al Natale domenica 19 dicembre con le Messe di “Auguri di Natale” nelle nostre parrocchie. 3. Per quanto riguarda infine il percorso liturgico delle domeniche d’avvento Le messe saranno caratterizzate da questi gesti simbolici:a. nelle messe principali il cero per la “Corona d’Avvento” sarà portato in processione dai nostri ragazzib. alla I domenica d’avvento i nostri ragazzi riceveranno dei semi da piantare per indicarci che la prospettiva del cristiano deve sempre essere operativa c. il centro verso cui confluire sarà la festa della comunità pastorale il giorno 8 dicembre con la grande Messa comunitaria. Ci sono troppo iniziative e appuntamenti? Per qualcuno forse sarà così, ma nessuno deve iniziare l’avvento con l’ansia di essere presente a tutto, ma semplicemente e responsabilmente di assumersi uno di questi momenti per prepararsi bene al Natale... perché credo che tutti avvertiamo l’esigenza di lasciarci raggiungere dal “Vangelo dell’Amore”.