Facciamo presente un’opportunità nuova che è nata in occasione delle ferie. È cosa nota che la Comunità pastorale aveva organizzato per fine agosto un pellegrinaggio in Giordania e Terra santa. Per i motivi che ben possiamo comprendere tale pellegrinaggio si è dovuto spostare nel 2022 per potervi partecipare in assoluta sicurezza. In sostituzione di tale pellegrinaggio si sta provando ad organizzarne uno in Puglia dal 25 agosto al 1 settembre compresi. I primi giorni sono dedicati alla visita dei luoghi di don Tonino Bello a Molfetta, Andria e Castel del Monte, e di S. Padre Pio a S. Giovanni Rotondo e Monte Sant’Angelo. Il resto della settimana invece è dedicata alla visita delle stupende città che conservano monumenti barocchi e alla puglia del periodo normanno (Alberobello, Lecce, Otranto)… per concludere poi a Gallipoli e Polignano a Mare per 2 giorni di relax. Ad oggi abbiamo ancora delle disponibilità di posti: se qualcuno fosse interessato a parteciparvi deve rivolgersi a don Giampietro (338.5844930) oppure alla Sig.ra Cinzia Vecchiatti, incaricata dal parroco per l’organizzazione del pellegrinaggio (347.7262260). I posti disponibili non sono molti e, per esigenze di aereo, dobbiamo concludere entro mercoledì 16 giugno. Programma: 25 agosto – 1 settembre 2021 1° giorno: 25 agosto VARESE / MOLFETTA / BARLETTA / ANDRIA (o dintorni) Ritrovo dei partecipanti a Varese e trasferimento in autopullmann all’aeroporto di Malpensa. Disbrigo delle formalità di imbarco e partenza con volo diretto per la Puglia. Arrivo all’aeroporto di Bari, incontro con la guida e partenza con bus privato per Molfetta. Visita di alcuni luoghi carichi della memoria di don Tonino Bello: la Cattedrale Nuova dedicata all’Assunta (terminata nel 1771), dove si trovano il pastorale e la mitra di Don Tonino, che è anche il luogo dove predicò ed operò e dove fu esposto l'ultima volta ai fedeli; il duomo vecchio di San Corrado dove si trova il crocifisso che ispirò Don Tonino con una bellissima lettera intitolata "Collocazione provvisoria" e nel cui atrio vescovile ha sede la postulazione del tribunale per la sua beatificazione. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio proseguimento per Barletta e visita guidata del centro storico dove si trovano monumenti di notevole valore artistico, tra cui spicca la Cattedrale dedicata a S. Maria Maggiore. Al termine sistemazione in hotel, cena e pernottamento. 2° giorno: 26 agosto ANDRIA / esc. TRANI e CASTEL DEL MONTE – FRANTOIO GALANTINO Prima colazione in hotel e partenza per Trani. Visita guidata del Duomo in stile romanico a strapiombo sul mare, Piazza Re Manfredi e Castello Svevo (esterno). Al termine trasferimento a Bisceglie al Frantoio Galantino e visita guidata nell’antico frantoio con le tradizionali macine in granito. Dopo aver assistito alle fasi di produzione e confezionamento verrà allestita una degustazione di bruschette e prodotti tipici pugliesi. Al termine della visita nell’elegante gazebo in ferro battuto sarà servito il pranzo preparato con pietanze tipiche pugliesi condite con gli oli dell'azienda. Nel pomeriggio visita guidata di Castel del Monte, famoso castello ottagonale dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità e tutelato dall’Unesco. Rientro in hotel per la cena e il pernottamento. 3° giorno: 27 agosto ANDRIA / esc. S. GIOVANNI ROTONDO e MONTE SANT’ANGELO Prima colazione in hotel e partenza per S. Giovanni Rotondo. Visita guidata ai luoghi di S. Padre Pio: la Chiesa Antica e la Chiesa Nuova, entrambe dedicate a Santa Maria delle Grazie, la Tomba, la Cella e il Crocifisso delle Stigmate. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio continuazione con la visita guidata a Monte S. Angelo, caratteristico paesino del Gargano affacciato sul Golfo di Manfredonia. Visita dell'antichissimo Santuario di S. Michele Arcangelo, meta medievale per pellegrini provenienti da tutta l’Europa. Al termine rientro in hotel per la cena e il pernottamento. 4° giorno: 28 agosto ANDRIA / ALBEROBELLO e OSTUNI / GALLIPOLI Prima colazione in hotel e partenza per la visita guidata del centro storico di Alberobello, cittadina unica al mondo per i suoi trulli, curiose casette circolari costruite interamente in pietra con i tetti dalla peculiare forma di cono, dichiarata patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio visita guidata di Ostuni. La “città bianca” offre suggestivi scorci panoramici e un centro storico guizzante di stradette, chiese e bottegucce. In posizione dominante sorge la Cattedrale dedicata all’Assunta. Al termine proseguimento verso la costa sud-occidentale pugliese. Sistemazione in hotel a Gallipoli, cena e pernottamento. 5° giorno: 29 agosto GALLIPOLI / esc. LECCE Prima colazione in hotel. Giornata dedicata alla visita guidata di Lecce, celebre città del Barocco detta anche la Firenze del Sud. Tra i numerosi monumenti della città vanno ricordati l’Anfiteatro romano, il Duomo, il Palazzo Vescovile e la Chiesa di Santa Croce. Pranzo in ristorante durante le visite. Al termine rientro in hotel, cena e pernottamento. 6° giorno: 30 agosto GALLIPOLI / esc. OTRANTO e MINICROCIERA Prima colazione in hotel e partenza per l’escursione ad Otranto, la città più orientale d’Italia. Nel centro storico si trovano la pregevole Cattedrale romanica in cui si conservano i resti dei martiri del 1480 e in cui è da ammirare uno dei mosaici pavimentali più estesi, la Chiesa bizantina di San Pietro e il Castello d’Alfonso d’Aragona Re di Napoli. Rientro in hotel per il pranzo. Nel pomeriggio minicrociera facoltativa in catamarano oppure tempo libero per attività balneari. Cena e pernottamento in hotel. 7° giorno: 31 agosto GALLIPOLI (MARE) Pensione completa in hotel. Intera giornata dedicata al relax tra spiaggia e mare. 8° giorno: 1 settembre GALLIPOLI / POLIGNANO A MARE / BARI / MILANO Prima colazione in hotel e partenza verso Polignano a Mare, conosciuta come la “Perla dell’Adriatico grazie al mare cristallino. Il borgo medievale, arroccato sulla costa alta e frastagliata, è costituito da un susseguirsi di vicoletti, dalle tipiche case bianche e dalle logge a strapiombo sul mare. Pranzo in ristorante. Nel pomeriggio proseguimento per Bari e visita guidata del capoluogo, dalle origini molto antiche. La città è formata da due, o forse tre, città diverse. Alla città vecchia, serrata e compatta tra vicoli tortuosi, si contrappone la nuova, che si è sviluppata nel XIX secolo su una pianta regolare a vie rettilinee. Al termine trasferimento all’aeroporto di Bari in tempo utile per le operazioni d’imbarco sul volo di rientro. Arrivo a Milano Malpensa e trasferimento in autobus a Varese. QUOTA DI PARTECIPAZIONE -> € 1.300 euro (min. 40 persone) Volo aereo Easy Jet Malpensa/Bari/Malpensa con bag. 23Kg (da riconfermare) -> € 220 circa € 210 supplemento camera singola Le quote comprendono: Trasferimento da/per l'aeroporto di Milano in autopullman Sistemazione in hotels 3-4 stelle in camere doppie con servizi privati (3 notti in zona Andria e 4 notti a Gallipoli) Trattamento di pensione completa dal pranzo del primo giorno al pranzo dell'ultimo giorno Pasti con menù a 4 portate Bevande ai pasti (1/4 vino e 1/2 minerale a persona) Pranzo in frantoio con degustazion Cena folcloristica in hotel a Gallipoli il 30/8 Tour come da programma con pullman GT Guida locale per tutto il tour Ingressi per le visite: Castel del Monte, Duomo Cripta Basilica di S. Croce e Chiesa di S. Chiara a Lecce Auricolari per tutto il tour Omaggio agenzia ad ogni partecipante Assicurazione viaggio e annullamento Comprensiva delle seguenti condizioni: Viaggio: illimitato Spese Mediche: massimale eur 30.000,00 (mondo) – eur 7.500 (europa) – eur 1.000 (Italia) Diaria di ricovero in caso di infezione Covid:eur 100,00 al giorno dal 5° giorno per un massimo di 10 giorni Spese per Interruzione del viaggio a seguito quarantena: max eur 100 al giorno per 14 giorni Bagaglio:massimale eur. 750,00 Annullamento viaggio: rimborso con franchigia del 20%, (esente di franchigia in caso di ricovero o decesso o infezione covid) Le quote non comprendono: Tasse di soggiorno a Gallipoli (€ 2,00 per persona a notte da pagare direttamente in hotel) mance, extra di carattere personale e tutto quanto non espressamente indicato alla voce "le quote comprendono" Minicrociera in catamarano con aperitivo a bordo (€ 30,00) ** Se si scegli di fare la minicrociera gli orari di partenza sono: ore 9.00 al mattino oppure ore 16.00 al pomeriggio (rientro in hotel alle 20.15/20.30 circa). La minicrociera in catamarano ha inizio dallo Scalo di Alaggio di Porto Cesareo, dal quale salpa l’imbarcazione: la prima isola del tour in barca si fa notare per la sua folta vegetazione di pini e acacie ed è chiamata Isola Grande, meglio nota come Isola dei Conigli, in quanto in passato dimora di centinaia di conigli selvatici ed ora in fase di ripopolamento faunistico. Una volta circumnavigata, si procede verso nord, risalendo il golfo di Taranto, lungo lo stupendo litorale ionico, ricco di insenature naturali disegnate dal mare nei secoli e di spiagge bianchissime dalle quali svettano delle stupende dune dorate. La Torre della Chianca, di fronte alla quale affiora una piccola isola, risale al 1570 ed è lambita da un’insenatura naturale, in antichità porto romano. Qui faremo la prima sosta bagno dove sarà possibile praticare snorkeling. Quindi costeggeremo l’Isola della Malva, ubicata di fronte alla Torre della Chianca, presso il Bacino Gran - de Il nostro viaggio prosegue verso nord in direzione di Torre La - pillo, occasione per costeggiare le più belle spiagge salentine, fino ad arrivare ai piedi della Torre di Lapillo, dove faremo un’ulteriore sosta bagno L’ultima tappa prevede una sosta bagno presso l’Isola della Malva, i cui fondali poco profondi consentono di fare il bagno anche ai più piccoli. L’isola è totalmente selvaggia e distingue due litorali differenti: il litorale esposto alle spiagge, sabbioso anch’esso, è facilmente raggiungibile dalla costa antistante; il litorale che si rivolge al mare aperto, è invece frastagliato da scogliera bassa, solitamente popolata da gabbiani soprattutto come rifugio notturno. Durante la sosta, lo staff preparerà un aperitivo a base di frisa leccese al pomodoro, taralli alle olive nere, frutta fresca locale, vini da vitigni autoctoni e bevande varie e illimitate. Si tornerà quindi sulla terra ferma.
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Come sarà l'intimità di noi adulti nelle domeniche della Prima Comunione? Forse sarà una intimità triste proprio perché non posso partecipare a questo momento importante per la vita della comunità. Triste perché forse non posso partecipare alla comunione di un ragazzo o di una ragazza che fanno parte della mia famiglia o del cerchio di amici. Triste perché siamo ancora in una situazione dove non sembra vedersi la luce della festa e soprattutto la gloria "eccessiva" dei festeggiamenti. Rischiamo di vivere questo momento così nella tristezza che banalizza la luce, che mette da parte le radici profonde di un sacramento che è per la vita, che è vita, quale è l'eucarestia. Sento però in questi giorni una chiamata da parte del Signore a vivere una nuova intimità con lui in questo tempo, una intimità che stiamo riscoprendo, ognuno a passi diversi: l'intimità del cenacolo. L'intimità del cenacolo non è per coloro che si sentono a posto con la vita, ma per coloro che invece sono in cammino, per coloro che ardono mangiare la Pasqua nella fraternità, nella comunione, perché comprende che da solo nessuno si salva, nessuno si conosce bene, nessuno arriva alla meta vera della felicità. L'intimità del cenacolo conosce gesti improvvisi, gesti fuori dall'ordinario. Il Maestro si fa servo, lava i piedi a tutti i suoi discepoli, compreso a Giuda e a Pietro. Sì compreso a loro due... e chissà quale incrocio di sguardi Gesù ha vissuto lì con Pietro che borbottava e Giuda ce si sentiva schiacciato dalla vergogna. Mi immagino però lo sguardo di Gesù: è lo sguardo che si china, è lo sguardo che si fa servo per amore. L'intimità del cenacolo conosce parole forti, parole che scendono come fuoco nella vita dei discepoli: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue per tutti. L'amore non fa distinzioni, non fa bilanci, l'amore guarda, osserva, ama tutti, anche chi si è macchiato delle cose più terribili e atroci. L'amore è pronto a tutto, anche a donare tutto sé stesso: è l'amore di Gesù per ogni uomo e donna di ogni tempo, è l'amore del Signore per i nostri ragazzi. L'intimità del cenacolo conosce nuove promesse: non sarete da soli, vi mando il Paraclito, lo Spirito che vi dirà ogni cosa. L'amore del Signore ci cerca e chiede semplicemente a noi di essere accolto, non come un peso arrogante che sa solo di dovere, ma come una brezza leggera che dona un nuovo respiro, un respiro di vita che orienta a riscoprire la fede non come "una ritualità cieca", ma una lettura profonda e vera del proprio cammino, della propria vita. Una lettura che apre nuovi orizzonti, non di giudizio, non di critica, ma orizzonti di amore, orizzonti di crescita. Questo per me è il senso delle celebrazioni che stanno vivendo i nostri bambini e che ognuno di noi vive: riscoprire la vera intimità del cenacolo, quella che non ha paura di fare come il discepolo amato rappresentato nel Cenacolo Vinciano: saper mettere il mio orecchio, la mia vita sulle frequenze del vero amore. Chi vive questo amore anche e nonostante le restrizioni sa vivere veramente la bellezza della festa, la bellezza di una vita veramente vissuta nella luce e nella speranza del Risorto! Che sia così la nostra intimità in questi giorni di festa, in ogni domenica, in ogni eucarestia! Don Matteo
Offro qualche spunto, che spero utile, per la Settimana Santa, da noi ambrosiani chiamata Settimana Autentica, perché autentico è l’amore e la santità del Signore! LA STRADA CHE ACCOGLIE. Gesù, nella domenica che precede la sua Passione, percorre una strada affollata e accogliente nel suo ingresso a Gerusalemme. Egli cavalca un asino che era la cavalcatura dell’umile re di pace. Tanta folla lo accoglie gettando sulla strada i propri mantelli, che per i poveri erano letto, coperta, vita! E la gente lo acclama con gioia: “Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore!” (cfr. Gv 12, 12-19). Ci uniamo idealmente anche noi alla folla, perché dopo tante “restrizioni”, che purtroppo continuano, desideriamo fare festa con gioia. Ma è il nostro cuore che deve gridare al passaggio del Cristo: “Salvaci!”. “Non passi a vuoto il Signore sulla nostra strada, perché potrebbe non passare più. Perciò non perdiamo le occasioni per un incontro ravvicinato con Dio” (Sant’Agostino). In questa Domenica delle Palme, ma pure dopo, non perdiamo l’Ingresso di Gesù in città e, soprattutto, il suo ingresso nella nostra vita! LA CASA CHE CELEBRA. Gesù entra in una casa prenotata in precedenza: si siede a tavola con i suoi discepoli in una bella stanza preparata al piano superiore e celebra la Pasqua. Su quella tavola Gesù, con i suoi amici, fa memoria della Prima Alleanza e poi invita a fare memoria della Nuova Alleanza nel suo nome. Qui spezza il Pane e offre il Vino ai suoi discepoli, ma è la sua stessa Vita che dona a tutti per Amore, invitando a fare altrettanto: “Fate questo in memoria di me!”. Anche ciascuno di noi è invitato a fare la Pasqua da Gesù stesso: “Il mio tempo è vicino, farò la Pasqua da te con i miei discepoli” (cfr. Mt 26, 17-29). In questo Giovedì Santo, ma non solo, la Cena del Signore e la vita nelle nostre case siano vissute nel dono reciproco della pace e della fraternità! IL MONTE DI CHI SI AMA. Gesù, sulla collina del Calvario, venne brutalmente inchiodato alla croce: “erano le nove del mattino” (cfr. Mc 15, 25-39). L’albero del divieto, che aveva allontanato dal “giardino” Adamo, simbolo di ogni uomo, incontra l’albero del perdono: un albero di salvezza offerto a ciascuno. Perciò corriamo pure noi verso il Calvario, perché “Il Calvario è il monte degli innamorati” (San Francesco di Sales), il monte di chi si ama: Cristo e noi! Il Calvario non è solo il luogo dell’agonia e morte di Gesù, ma è il luogo dell’Amore che Cristo ha riversato sull’umanità. Quindi all’Amore gratuito del Signore corrisponda il nostro amore riconoscente a lui e al prossimo. In questo Venerdì Santo, ma anche oltre, lasciamoci attrarre dal Crocifisso correndo al monte di chi si ama! IL GIARDINO DELLA GIOIA. Il Cristo morto è deposto in un “giardino”, simbolo del nuovo “eden”, in un sepolcro nuovo, che Giuseppe d’Arimatea aveva messo a disposizione. La grossa pietra, come un sigillo sulla tomba, sembrava cancellare tutte le promesse divine. Però il masso é stato trovato rovesciato e la tomba è stata vista vuota dalle tre donne. Ma l’annuncio dell’angelo ridona speranza alle paurose: “Non è qui, è risorto come aveva detto” (cfr. Lc 24, 1-12). Così il Risorto cerca nel “giardino” il perduto Adamo, ciascuno di noi. In questa Domenica di Pasqua, e anche dopo, lasciamoci trovare da Gesù Risorto, perché ci riempia la vita di gioia e di perdono! A tutti auguro una Santa Settimana! Don Francesco
Già, ma che cos’è? È la terra fantastica del sogno della MA.M.I (MAria Madre Immacolata) cioè della nostra Comunità Pastorale. Quale sogno? Quello che splende nella gioia dei bambini che si incontrano e giocano liberamente insieme, la felicità di legare amicizie senza barriere e differenze. Mamilandia è un’esperienza estiva cominciata otto anni fa a Lissago per offrire un luogo d’incontro per le mamme (nonne, zie, …) dei nostri bambini più piccoli (da 0 a 6 anni) che, terminata la scuola materna, desiderano trovare uno spazio comunitario dove far giocare i loro figli e incontrarsi tra di loro scambiando 4 chiacchere e condividendo le esperienze. È stato bellissimo in questi anni ritrovarsi insieme, sono nati dei legami “speciali” nell’integrazione delle differenze dove ognuno (dai piccoli ai grandi) ha potuto partecipare qualcosa di suo all’altro e ricevere in cambio l’altrui bellezza. Il dono reciproco è il segreto dell’essere felici a Mamilandia: senza barriere sociali, culturali, etniche, religiose, economiche… ciascuno protagonista della gioia dell’altro. Non ci credete? Provare per credere: non costa nulla! Quest’anno c’è qualche piccolo cambiamento tecnico che però certamente non intaccherà lo spirito dell’iniziativa. Non ci troveremo più a Lissago (inagibile per via di lavori di ristrutturazione) ma all’oratorio di Capolago (via del Gaggio 2) che è un luogo altrettanto bello e sicuro. Ci sarà forse qualche problema in più di trasporto che però potrà essere risolto con un po’ di disponibilità reciproca. Non ci saranno invece problemi di parcheggio visto che il comune mette a disposizione il parcheggio della scuola elementare di fronte all’oratorio. Avremo qualche attenzione in più rispetto alla sanificazione e vi inviteremo a firmare la vostra presenza giornaliera all’ingresso e quant’altro potrà servire per vivere in sicurezza i nostri pomeriggi: ci aiuteremo insieme ad essere vigilanti sulla salute di tutti. Trovate sul volantino tutto quello che può interessare a chi desidera partecipare: la vostra presenza sarà una gioia per noi… anche per un giorno solo, anche per un’ora sola. In tutta libertà venite quando volete, quando potete INSIEME È PIÙ BELLO! Suor Maura e gli amici di Mamilandia
Si avvicina il mese di maggio. Siamo chiamati a guardare Maria, a contemplarla. È madre per noi; è maestra nel nostro cammino dentro la comunità. Sostiamo davanti a lei nel momento più faticoso, più devastante della sua esistenza: sotto la Croce. “Stavano presso la Croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!” Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre”. E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa”. (Gv 19, 25-27) Al centro di questo gruppo di persone c’è Lei, la madre di Gesù. Il Figlio si rivolge a Lei, chiamandola “donna”. Normalmente in un incontro tra mamma e figlio non si utilizza questa parola. Nella concreta figura di Maria è posta in rilievo, con questo termine, tutta l’umanità amata dal Signore attraverso il dono della vita e l’offerta della salvezza per sempre. In questa espressione si pongono in evidenza la sua fedeltà al progetto d’amore, alla sua vocazione ad essere madre attenta a suo Figlio, attenta ad ogni persona, proprio perché è creatura del Signore. In quell’ora di salvezza Gesù chiede a Maria di accompagnare il discepolo, tutti i suoi apostoli, ciascuno di noi a introdurci nel piano di salvezza che Lui ha promosso, nel cammino di sequela che Lui ha desiderato per noi. L’appartenenza di Gesù al Padre, a motivo del dono dello Spirito, viene trasferita nel cuore e nell’esistenza di ogni credente. Nella preghiera durante l’Ultima Cena, Gesù aveva affermato: “La gloria che tu hai dato a me, io l’ho data a loro, perché siano con noi come una cosa sola. Io in loro e Tu in me, perché siano perfetti nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.” (Gv 17, 23) Anche noi, in particolare in questo mese di maggio, siamo invitati ad accogliere Maria “in casa”, nella nostra intimità, nelle nostre scelte quotidiane, nei nostri pensieri. Siamo invitati a condividere con Lei la ricchezza dei messaggi che questi richiami hanno in sé. Ella è madre di Giovanni e di tanti figli. Ci insegna che l’affetto per lei, la devozione che il popolo dei credenti da sempre le offre è all’interno di una visuale più ampia e virtuosa, che va promossa con una profonda apertura alle esigenze del Maestro e della comunità da Lui desiderata e promossa. Non ci si può mai isolare in una pratica religiosa in cui la devozione a Maria sia separata dall’amore alla Chiesa e dalla sua partecipazione alla missione di annuncio e alla sua carità. Come riesco a far sì che Maria sia per me un dono prezioso? Lei è madre; non opera attraverso tanti proclami; ci incontra nella ferialità, nella concretezza dove ogni giorno ci giochiamo la nostra vocazione, la nostra sequela. Occorre promuovere questa scelta, questo atteggiamento? Maria ce lo insegna: “Ella conservava tutte queste cose, meditandole nel suo cuore” (Lc 2, 51b). È questo meditare, anche nella recita del S. Rosario, che ci aiuta, ogni giorno, a innamorarsi di Cristo; come chi ama perdutamente una persona e, quasi istintivamente, imposta tutto il suo impegno umano e professionale sulla persona che ama; coltiva gli interessi, adatta i gusti, corregge i difetti, modifica il suo temperamento; e tutto questo in funzione della sintonia con lei. Maria ci insegna a innamorarci di suo Figlio, a promuovere in noi e in coloro con cui comunichiamo, una reale passione per il Regno, per l’annuncio quotidiano del Vangelo. Papa Francesco la prega così: “Aiuta, o Madre, la nostra fede! Apri il nostro ascolto alla Parola, perché riconosciamo la voce di Dio e la sua chiamata. Sveglia in noi il desiderio di seguire i suoi passi, uscendo dalla nostra terra e accogliendo la sua promessa. Aiutaci a lasciarci toccare dal suo amore. Aiutaci ad affidarci pienamente a Lui, a credere nel suo amore, soprattutto nei momenti di tribolazione e di croce, quando la nostra fede è chiamata a maturare. Semina nella nostra fede la gioia del Risorto. Ricordaci che chi crede non è mai solo. Insegnaci a guardare con gli occhi di Gesù, affinché Egli sia luce sul nostro cammino. E che questa luce della fede cresca sempre in noi, finché arrivi quel giorno senza tramonto, che sarà illuminato da Cristo, il Figlio tuo, nostro Signore! Amen”. Don Peppino
La proposta della nostra Comunità: Fondo San Giuseppe - Emergenza profughi nei Balcani È da un paio di settimane che tengo d’occhio un caro nonnino che sta preparando il suo orto: ha tolto le vecchie colture rinsecchite, strappato i rovi, tolto i sassi, vangato la terra, arata per bene e stamattina i suoi due grandi appezzamenti erano cosparsi uno di cenere e l’altro di letame. Pronti alla pioggia e al sole che renderanno fertile il terreno per le sue piantine. Quella cenere e quel letame mi sono apparsi un’immagine efficace delle due emergenze verso cui indirizzare le nostre iniziative di carità in questa quaresima. Cenere : come tutte quelle famiglie che in questo tempo così difficile di pandemia hanno visto andare in fumo tutto. Hanno perso il lavoro a causa del Coronavirus, non riescono a pagare le utenze e dar da mangiare ai figli, i risparmi hanno preso il volo e con essi anche le prospettive per un futuro accettabile, i “ristori” sono una chimera ed è vergognoso chiedere aiuto quando si è sempre riusciti a provvedere alle proprie famiglie. I sogni si sono ridotti in cenere per molti ma per sostenere la loro speranza ed esprimere una solidarietà concreta la Caritas Ambrosiana ha istituito un fondo speciale (il fondo San Giuseppe) a favore di coloro che a causa dell’epidemia non hanno alcuna forma di sostentamento. Questi fondi sono distribuiti alle fasce più deboli attraverso la rete dei Centri d’Ascolto che operano sul territorio (anche la nostra Caritas ha sostenuto la richiesta di qualche famiglia ottenendo aiuto). Letame : tali appaiono migliaia di uomini, donne bambini in fuga da guerre e violenze nei loro paesi d’origine che si dirigono, spesso a piedi, verso la frontiera con la Croazia per cercare di attraversare i confini con l’Unione Europea. Trovano rifiuto e violenze, devono ritornare indietro con il pericolo di attraversamento di zone minate, sbandati, maltrattati, costretti a condizioni di vita indegne per un essere umano. Fame sete, freddo, sporcizia, degrado fisico e psicologico aggravati dall’indifferenza dei politici per cui sono solo spazzatura … letame appunto! Caritas Ambrosiana con la Croce Rossa locale è attiva nella distribuzione di pasti caldi, vestiti e aiuti umanitari e nell'animazione rivolta ai minori nel campo profughi "Bira" a Bihać, ma soprattutto restituisce dignità a esseri umani trattati come bestie. Apri il tuo cuore alla solidarietà, lascia che questa cenere e questo letame rendano fecondo il terreno della tua vita, lascia che il loro dolore penetri dentro di te perché tu possa dare frutti d’amore e di conversione e l’altro non sia più lo scarto, lo straniero, l’approfittatore, l’intruso, la minaccia alla tua sicurezza, lo scansafatiche, l’avventuriero ma il fratello nato dalla stessa terra e dallo stesso soffio vitale di Dio che è Padre di tutti, il fratello in Cristo che è morto per tutti. Fratelli tutti , sentiamoci così, come ci invita a chiamarci Papa Francesco nella sua ultima enciclica sulla fraternità e l’amicizia sociale. Comincia con un piccolo gesto che permetta allo Spirito di dare frutto nella tua vita e far germogliare pian piano rapporti nuovi che cambiano il mondo. Nessuno potrà dirti grazie ma la gratuità è la caratteristica principale di ogni dono di Dio … anche di quelli che fa a te. Suor Maura Troverai in chiesa delle buste con l’indicazione per l’offerta da lasciare nell’apposita cassetta oppure se vuoi puoi fare un bonifico* (specificando la causale che desideri ) … soprattutto prega lo Spirito che faccia maturare una primavera di fraternità, Pasqua per la vita di ogni uomo. *Parrocchia San Giovanni in Avigno – Sez. Comunità Pastorale. Interventi caritativi. IT87N0538710810000042325598
Introduzione al percorso di catechesi per adulti e giovani sul tema morte-risurrezione Abbiamo ancora nelle orecchie il canto solenne dell’Alleluja e la scampanata a festa del giorno di Pasqua. Proprio a partire dalla risurrezione di Gesù, vogliamo aiutare tutti voi a dare risposte cristiane al grande e crocifiggente tema che da un anno almeno ha guadagnato la ribalta dalla nostra vita: il tema della morte analizzato sotto la luce cristiana della risurrezione. Quanti funerali abbiamo celebrato, quante persone care abbiamo accompagnato! Ma la nostra fede ci permette una risposta che non sia semplicemente una pia consolazione, ma sia invece in grado di motivare il tratto di esistenza che stiamo percorrendo con le sue domande, spesso senza risposta? Il cammino formativo che intendiamo proporvi fino a fine maggio intende provare ad accompagnare il disagio che tali interrogativi hanno suscitato. Molto più che una questione biologica, la vita umana, la vita di ogni uomo, è una storia concreta. Anche se di essa non fosse mai scritto una «biografia», la vita di un uomo ha sempre una forma determinata: la forma di un racconto. Più che costituire l’oggetto di riflessioni astratte, la vita umana è dunque un racconto, con una trama precisa e imprevedibile: ogni uomo nasce e muore, ma nessun incontro con l’altro, nessuna nascita e morte, nessuna sofferenza sono uguali a un’altra; ogni uomo sa che cosa significa «desiderare», «sperare» e «soffrire», incontrando quell'altro - padre e madre, figlio, fratello, amico, amato o amata, e tutti i volti più o meno noti che popolano la sua vita - che sollecita la sua libertà, in un dialogo sempre rischioso e in un intrecciarsi fluente di sentimenti antichi e sempre nuovi. Nessuna riflessione può quindi sostituirsi all’esperienza della vita. Nella vita, nella morte, nel patire, nell’incontro con l’altro, l’uomo fa una straordinaria esperienza: qualcosa gli è «dato», e da ciò egli non può sottrarsi; e, proprio per ciò, a lui resta ancora molto da «fare» e da «dire». Singolarmente, in latino «nascere» (nascor), «morire» (morior) e «patire» (patior) sono dei verbi deponenti, di forma passiva e di senso attivo. La lingua latina esprime la contemporanea esperienza che «qualcosa avviene» senza di noi e noi lo subiamo passivamente; e tuttavia siamo ancora sempre noi ad «agire» e questo coinvolge la nostra libertà, interpellandola a riconoscere il senso che le viene offerto gratuitamente. Il dono precede la libertà: la fede è questa esperienza fondamentale di «sentirsi in debito» verso Qualcuno. Il «dono» che precede la libertà è tuttavia spesso oscurato, non è sempre facile da riconoscere e richiede necessariamente il rischio della fede. Solo quando accetta il «prezzo di credere» l’uomo - ogni uomo - diventa capace di recuperare il senso e il «gusto» che gli viene anticipato come una promessa in ogni esperienza umana. Così, l’esperienza del nascere e del morire, e del vivere - come ogni umano «desiderio» - implica la gratitudine della fede e lo sforzo della riflessione, anche morale, che non si aggiunge dall’esterno ad essa, ma ne costituisce un'esigenza legittima, intrinseca e costitutiva. In tale riflessione si è sfidati a riconoscere i grandi valori morali implicati nell’esistenza umana e nella fede cristiana. Tali valori interpellano la coscienza personale e i comportamenti del singolo, ma non solo. L'uomo non esiste da solo. Egli riceve dalla cultura in cui nasce la «grammatica» per esprimersi ed entrare nel vivo del dialogo umano. Ecco allora il cammino che vi proponiamo: abbiamo chiesto a cinque “testimoni” di proporci delle riflessioni tematiche sul tema della morte e della risurrezione. Tali riflessioni seguiranno questo percorso: biblico, teologico, filosofico, storico e liturgico. Dedicheremo a questo percorso catechetico i venerdì sera, partendo dal 23 aprile in poi. Ci si troverà in cripta a Masnago, inizieremo con una preghiera e ascolteremo la testimonianza video del “testimone” di turno. Al termine ci riserveremo 30/40 minuti per interagire comunicandoci fatiche, perplessità, domande… che l’argomento ha suscitato in noi. La domenica precedente sul foglio “In Cammino” ci sarà la scheda di presentazione dell’argomento su cui rifletteremo con anche delle domande di supporto. Dal sabato mattina si potrà trovare il medesimo intervento video anche sul sito della nostra Comunità Pastorale, cosicché ci si possa organizzare anche come nuclei familiari per seguire, pregare, comunicare la propria fede. Non ci vogliamo arrendere al mistero della morte, perché siamo fermamente convinti che per noi cristiani la vita è dono e promessa. Don Giampietro
Quando furono vicini al villaggio dove erano diretti, egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma egli sparì dalla loro vista. Ed essi dissero l'un l'altro: «Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?». Partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme. (Luca 24, 28-33) Quando leggo questo brano di Vangelo trovo sempre nuove ispirazioni. Sarà perché è diventato familiare negli anni tra prime comunioni, celebrazioni pasquali,.... Ma sarà anche perché è Parola di Dio che ci invita sempre a muovere nuovi passi. Quel giorno i discepoli hanno potuto riconoscere il Risorto attraverso questi attimi: il pane benedetto e spezzato, le parole che infuocano il loro cuore lungo la strada, il riconoscere insieme, non da soli, che quel misterioso viandante era il Signore. Insomma è in un’esperienza viva e in presenza che i discepoli riconoscono come nel loro cammino nulla è finito, ma tutto ricomincia, lì da Gerusalemme tutto riparte. È passato un anno dall’inizio di questa pandemia. Un tempo storico questo che ci ha portato a ripensarci, anche nel nostro modo di celebrare l’eucarestia. Il tempo in cui siamo stati costretti a celebrare in privato l’eucaristia, rendendola accessibile a tutti voi attraverso la diretta streaming è stato un momento forte, dove l’obiettivo vero non era tanto quello di fare in modo che a casa ognuno celebrava la sua messa, quasi come se fosse un gesto privato, ma che ognuno, invece, si sentisse parte della comunità che insieme celebra l'eucaristia, in una sinfonia di intercessione gli uni per gli altri. Siamo poi tornati in presenza. Le nostre chiese e le nostre comunità si sono adoperate per attivare una accoglienza “in sicurezza”, ognuno mettendo a disposizione le sue capacità lavorative. È in questo articolo di In Cammino che vogliamo ringraziare i volontari dell’accoglienza e i referenti della sicurezza delle nostre parrocchie per il lavorio che ancora oggi vivono perché possiamo celebrare insieme in sicurezza l’Eucarestia. Ancora una volta torna l’esperienza di comunità, torna la bellezza del celebrare insieme. La riapertura delle celebrazioni ad oggi, tuttavia, conosce ancora qualche resistenza, soprattutto per la paura per il Covid, anche se non manca di constatare qualche segno di pigrizia, per la comodità di vedere la messa da casa. Come pastori della Chiesa dopo una attenta riflessione, vogliamo donarvi alcune nostre considerazioni, che siano di aiuto per il cammino comunitario. 1. Lo streaming è un valore per i fratelli e le sorelle che ad oggi sono anziani, malati o vivono già da tempo la malattia o la sofferenza e diventa un valore per tutta la comunità solo di fronte a un atto emergenziale grave, quale è stato la chiusura delle celebrazioni (quindi non più questo momento). Questo nuovo strumento permette quindi la possibilità di allargare la preghiera ai fratelli veramente impossibilitati a partecipare all’eucaristia, al celebrare insieme la messa. Tuttavia il valore di questo celebrare sta nel vivere questa celebrazione nell’orario della celebrazione e non quando ci pare e piace. Per questo una prima indicazione che vogliamo donare è che la diretta streaming sarà trasmessa nell’orario della messa domenicale delle 10.30 e feriale delle 8.30, ma dopo la sua trasmissione sarà cancellata, in quanto si conclude la celebrazione insieme con la comunità. 2. La comunità celebra l’eucaristia attorno all’altare del Signore. Lì viviamo il gesto di portare la nostra vita, i nostri sensi, i nostri affetti, le nostre offerte al Signore. Lì ognuno di noi, alla luce del Battesimo, ha un ministero sacerdotale, cioè un ministero che è fondamentale per entrare insieme nel mistero. Anzitutto la preghiera personale: entriamo in Chiesa e usciamo dalla Chiesa in silenzio, entrando così nel linguaggio di Dio che ci invita a mettere da parte tante cose inutili, e a sapere guardare con verità la nostra vita nella preghiera, dialogo singolare con lui. Poi ci sono dei ministeri specifici, entro cui si declina l’essere sacerdoti da parte del popolo di Dio: i lettori, i cantori, i chierichetti, i ministri straordinari dell’eucaristia, i sacristi, i fioristi, coloro che puliscono la chiesa e la preparano, ma anche coloro che raccolgono le offerte e con questo tempo di pandemia il servizio dell’accoglienza, importantissimo in parrocchie come le nostre che vivono un contesto cittadino, e quindi movimentato. Siamo tutti insieme che celebriamo l’eucaristia, non solo il prete, che presiede l’assemblea, guidandola così a vivere l’esperienza dei discepoli di Emmaus, che lo riconobbero nello spezzare il pane, nello spezzarsi per amore. 3. Non vogliamo lasciarvi da soli. Abbiamo compreso due aspetti importanti in questo tempo, che vogliamo vivere. Il primo è che ognuno ha una storia personale non scontata. Questo vuol dire che da una parte cercheremo di invitarvi a ritornare a celebrare l'eucaristia, ascoltandovi di fronte alle motivazioni che presenterete. Cercheremo in questo ascolto di stare vicini anche ai fratelli e sorelle che per motivazioni legate a situazioni canoniche, soprattutto penso ai divorziati risposati, non accedono alla comunione. Per loro vogliamo metterci accanto, in ascolto, per vivere come ci ricorda papa Francesco percorsi di fraternità che aiutino questi fratelli e sorelle a tornare a nutrirsi dell’eucaristia, cibo non solo spirituale, ma anche nutrimento del corpo. Ma, in attesa di questo dialogo, che deve partire da voi, vogliamo riproporre la preghiera della comunione spirituale, perché possiate con la comunità essere uniti spiritualmente a lei nel gesto della comunione. Il secondo aspetto che vogliamo vivere è la sete di parola che ogni membro della comunità ha. Abbiamo notato un ascolto principale delle messe soprattutto nella parte omiletica. Per questo vogliamo lasciare sul canale You Tube le omelie della domenica che noi sacerdoti proclameremo nella messa delle 10.30. Ascoltare l’omelia e basta rende non valida la celebrazione dell’eucarestia, ma l'esercizio dell'ascolto della Parola (lectio) accompagnata dalla riflessione omiletica di noi sacerdoti può diventare un esercizio di preghiera che nutre il cammino personale e comunitario. Così il canale You Tube diventa l'occasione per continuare a nutrire il cammino spirituale personale e comunitario che mi guida a celebrare il vertice della mia esistenza cristiana, il vertice dell'amore di Dio che si dona con il suo corpo e sangue, con il dono della vita. Partirono senza indugio. Con questo cuore riscaldato dal riconoscere un amore che non chiede un intermediario, ma una presenza viva e vera da parte nostra, riprendiamo con più consapevolezza la bellezza del celebrare insieme l'eucarestia, sapendo che sempre abbiamo bisogno di essere accompagnati da quel viandante, così straniero ai fatti di Gerusalemme, a prima vista, eppure così vicino al cuore dell'uomo, così vivo, perché il Vivente! E allora veramente sarà una nuova Pasqua quella che andremo a celebrare nel prossimo Triduo! Don Matteo
Era il febbraio 2017. Da pochi mesi avevamo iniziato con un gruppo di laici a lavorare sul progetto di Insieme Ingioco. Non era un passo facile, perché con l'aiuto della fondazione Peppino Vismara si chiedeva a una comunità complessa come la nostra di iniziare a saper gestire bene le sue risorse soprattutto su un aspetto: l'educazione dei ragazzi. Passo dopo passo, guidati da don Nicola, con il supporto di don Mauro e dell'intera diaconia, ci siamo addentrati in una avventura che si poneva l'obiettivo di coinvolgere tutti, nessuno escluso, a partire dai ragazzi, facendo questa domanda: che cosa è per te l'oratorio? Per questo don Nicola chiese a tutti i ragazzi della nostra comunità di disegnare un logo che potesse rappresentare al meglio che cosa era per loro l'oratorio. A febbraio iniziammo a guardare i disegni: complessi alcuni, altri molto semplici, e foglio dopo foglio scorremmo via, lasciandoci stupire dalle idee che i nostri ragazzi tiravano fuori. E poi ci capitò tra le mani il disegno di Luca: due mani, una un po' più grande e una piccola che si prendono e sullo sfondo una croce. Così spiegò Luca la scelta del suo logo: «Prima di disegnare il logo per l'oratorio, ho immaginato Gesù e le persone dell'Oratorio che mi danno la mano e mi accompagnano nel cammino della mia vita. La mano più grande è quella di don Nicola, della catechista Giuliana, di don Matteo, degli animatori, di suor Angela, degli educatori dei Preado, degli allenatori dell'Or.Ma. E di tutte le persone che mi hanno insegnato a vivere rispettando e volendo bene agli altri e aiutandoli se hanno bisogno. La mano piccola è la mia. Per me l'oratorio è molto importante perché è un punto dove incontro i miei amici, ci si diverte, si fanno esperienze nuove con le gite, i laboratori, i tornei e si mangia insieme. Non vedo l'ora che inizi l'oratorio estivo per stare insieme tutti i giorni con i miei amici». Riprendere questo pezzo di storia in un tempo come questo mi commuove, perché il pensiero di Luca interpreta la memoria grata e affettuosa per coloro che ci hanno preso per mano nel nostro cammino ed è respiro di speranza per il domani quando potremo veramente prenderci per mano, di nuovo, tutti insieme. E intanto Luca è cresciuto, è in seconda superiore e si sta preparando come animatore dei nostri oratori estivi. Non gli ho mai chiesto effettivamente se queste mani sono state così nel suo cammino, forse non sempre, ma una cosa sono sicuro: le mani di Luca hanno intrecciato una comunità. Le mani di Luca sono le mani dei nostri ragazzi che in questo tempo non hanno smesso di essere presi per mano da una comunità che li ha accompagnati. Penso alle mani di Giorgio (il nome non corrisponde al ragazzo che sto pensando), che ha visto in questo anno della pandemia una crescita stupenda. Nel precedente oratorio estivo avevamo constato la presenza una possibile forma di autismo, rivelatasi poi accertata. Ebbene grazie alla nostra progettualità educativa abbiamo accompagnato Giorgio non solo con delle attenzioni educative specifiche nell'estate scorsa, ma poi con la proposta continuativa del doposcuola delle elementari in presenza. E dentro a questo accompagnamento oggi possiamo notare già un progresso sia nelle relazioni con gli altri, sia nell'apprendimento scolastico. E, guardando la mano grande che prende questa mano piccola, la prima parola che devo dire è: Grazie. Grazie agli educatori professionali : Filippo, Stefania, Carla ed Elisabetta per il tempo che dedicano in più e oltre il loro lavoro per la nostra comunità! Grazie per lo sguardo educativo che ci donate, grazie al coordinamento che stiamo vivendo in questi anni con le cooperative Pepita e Intrecci sui nostri doposcuola e sulla attività di Pastorale Giovanile. Grazie ai nostri educatori volontari : Sara, Francesca, Cesare, Nicolò, Rita, Davide, Edoardo, Alessandro, Matteo, Federica, Matilde, Andrea, Filippo, Alice, Giulia, Alessandra, Giovanni, Michele, Elena, Filippo, Giulia, Elisa, Valentina . Hanno anche loro cercato di accompagnare i nostri ragazzi, più degli altri anni tra videochiamate, laboratori vari, scambi di parole, creazione di momenti di preghiera, condivisioni... Non è stato facile incastrare tempi di lavoro ed esami universitari "impazziti" con questo servizio, anche qualche momento non facile abbiamo vissuto, eppure queste mani non sono mancate, anzi hanno sostenuto i nostri ragazzi e ora li vogliono accompagnare verso nuove strade che l'estate ci riserba! Grazie a tutti i volontari dei doposcuola : chi si è ingegnato con la DAD e chi invece ha voluto aiutare in presenza anche in momenti non facili i ragazzi delle elementari che continuavano il doposcuola in presenza. Grazie perché il vostro servizio è stato prezioso, ed è stato prima che la didattica il servizio dell'ascolto, quello che forse è mancato in questo tempo in altri contesti educativi. Grazie perché vi siete inchinati ad ascoltare e a prendere per mano altre vite, altri figli! Grazie agli allenatori dell'Or.Ma. e ai volontari degli oratori (bar, pulizie, segreterie) : il vostro continuo ripensare il vostro servizio o il mettersi in azione solamente in alcuni momenti dell'anno non è stato un frutto da buttare via, ma ci dice la preziosità che siete, soprattutto una ricchezza umana stupenda che si sente quando manca, quando le occasioni di incontro ci vengono sottratte da forze maggiori. Grazie alle nostre catechiste : certamente ci scorderemo presto il catechismo a distanza, però anche questa dedizione a trovare nuove vie per annunciare il Vangelo ci parla di una comunità giovane nello Spirito e nel cercare sempre modalità belle per annunciare l'amore di Padre nel Figlio. Grazie a chi ha sostenuto e sostiene i nostri progetti : dai genitori, con cui non sono mancati confronti, ai donatori che hanno voluto sostenerci nei progetti educativi, ai gruppi anziani della comunità, a coloro che curano la progettazione economica delle nostre attività. Grazie perché avete creduto nella bontà e nel puntare in alto della nostra progettualità. La seconda parola è sogno. Sì, in questo anno dove tutto sembrava perduto non abbiamo voluto perdere il desiderio di sognare nuove opportunità educative per i nostri ragazzi. Un sogno che non abbiamo voluto trattenere solamente nelle mura delle nostre parrocchie, ma che abbiamo voluto condividere con le scuole del nostro territorio. E da qui è nato il doposcuola elementari di Bobbiate, nel prossimo anno attiveremo il servizio mensa per i doposcuola elementari e medie di Masnago e Bobbiate, ampliando la proposta educativa e la collaborazione nell'accompagnamento dei ragazzi con le scuole da loro frequentate. Abbiamo potenziato l'agire della comunità educante, stiamo rinnovando i passi della formazione di tutti coloro che ruotano come volontari dei nostri oratori, l'iniziazione cristiana desidera avere un nuovo slancio nell'accompagnare le famiglie a un vero percorso di fede più personale e dentro una comunità. La Pastorale Giovanile sta conoscendo nuovi modi di lavorare e di pensarsi... insomma i passi in comunità non mancano. E anche la progettazione del prossimo oratorio estivo parla di una comunità educante che non si vuole piegare al minimo, ma che punta ad accogliere, accompagnare le esigenze delle famiglie, a sostenerle nell'azione educativa. I nostri oratori di anno in anno conoscono una grande attenzione al tema dell'inclusione, al tema dell'accogliere tutti i ragazzi, compresi quelli con disabilità, perché ogni ragazzo ha il diritto di sentirsi amato ed accompagnato da una comunità aperta, che gli vuole bene. La formazione degli animatori ha visto una modalità innovativa di lavoro dentro la città, nella sinergia con le parrocchie del decanato. Insomma abbiamo sognato, non ci siamo fermati in questo tempo! La terza parola è crederci. I nostri progetti già attivi in comunità e tutto quello che abbiamo attivato dal 2017 ad oggi, compreso il coinvolgimento di figure professionali nei cortili degli oratori, la progettazione dei doposcuola, l'inclusione e l'attenzione professionale ai cammini di pastorale giovanile è stato possibile grazie a chi ci ha sostenuto economicamente in questi anni e grazie a donazioni e offerte varie. Nei precedenti anni la nostra progettualità ha conosciuto l'accompagnamento della Fondazione Peppino Vismara che ci ha educato a saper gestire bene le spese sul campo dell'educazione. Dal febbraio 2020 questo sostegno economico si è concluso naturalmente, come d'accordi. Ora spetta alle nostre realtà parrocchiali sostenere la progettualità educativa. La lamentazione che potrebbe nascere in qualche parrocchia è a me nota: perché devo sostenere una cosa che non vedo nell'oratorio della mia parrocchia? La risposta è molto semplice: perché tutti i ragazzi, nessuno escluso, delle nostre otto parrocchie vivono una parte della progettualità educativa. La progettualità educativa non guarda le strutture, ma guarda l'uomo, guarda l'umano. La struttura è funzionale all'umano. Anche questo tempo di pandemia ci sta insegnando proprio questo: investire sul futuro umano, su quel futuro che sono i nostri ragazzi. Puntando a loro possiamo valorizzare veramente le strutture, possiamo dare ad esse nuovi connotati, nuove vocazioni. Ma, a mio parere, il ripiegarsi sull'attaccamento alla struttura senza capire il suo valore per l'umano di oggi e del futuro, porta solo a una sterile chiusura. Per questo come diaconia vogliamo proporre un gesto comunitario che ci accomuni tutti. Due volte all'anno nella nostra comunità pastorale vogliamo sensibilizzare tutti a questo tema dell'educazione e a sostenere economicamente insieme i progetti educativi per i nostri ragazzi. Le occasioni saranno due: la festa dell'oratorio e la festa della conclusione dei cammini dei ragazzi. Partiremo con la prima giornata di sensibilizzazione a questo tema nelle giornate di sabato 29 maggio e domenica 30 maggio rilanciando il senso del progetto Insieme Ingioco con tre azioni: Un videoche troverete sul sito comunitapastoralemami.itche racconta in breve che cosa Insieme Ingioco sta realizzando in comunità. La raccolta delle offerte delle messe a conclusione della Iniziazione Cristianaverrà destinata a sostenere le attività educative. Fuori dalle chiese della comunità ci saranno diverse proposte su come sostenere le iniziative educative della comunità e materiale informativo in più. Infine, ma non per ultimo, guardo la croce che Luca ha disegnato. Non è una sconfitta quella croce, ma è quella vittoria dell'amore che Gesù quel giorno ha indicato ai suoi discepoli nel vangelo di Matteo: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me (Mt 25,40). Questo è l'amore che ci spinge ad andare avanti, a non avere paura già ora, seppure nella distanza, a prendere per mano e a credere nell'oggi dei nostri ragazzi, nel futuro e nella testimonianza educativa della nostra comunità. Insieme Ingioco non è solo una "questione economica", ma è il desiderio di prendere per mano già da oggi i nostri ragazzi, credere in loro per il dono che sono e sognare con loro un nuovo futuro! Don Matteo
Nella notte di Pasqua non facciamo altro che cantare “Alleluja”, “Regina caeli, laetare”, “Exsultet”… Tutte espressioni di gioia… ma questa gioia è motivata quest’anno? In questa Pasqua 2021 abbiamo motivi per sentirci nella gioia? Si sta radicando e dilatando sempre più in noi la gioia del Signore? Mi sono sentito un po’ in imbarazzo nel dover scrivere l’editoriale di Pasqua quest’anno, perché si ha come l’impressione di “prendere in giro” coloro che stanno soffrendo sotto tanti punti di vista. Spesso gli ideali e i pensieri hanno dei margini di compromesso che la vita non ci consente. In un attimo devi riaprire gli occhi e rileggere la tua storia che si colloca fra Adamo che si nasconde e Gesù che dice: “Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito”. Abbiamo meditato in questi giorni come Gesù, nell’ultima cena ha su di sé le lunghe e scure ombre del fallimento nel vedere che, coloro in cui ha sperato, non capiscono. Non c'è una via che porti fuori dal cenacolo senza passare per il monte degli ulivi, il monte della spogliazione, il monte dell’abbandono a Dio. Ci vuole questa trasformazione del monte degli ulivi, questa trasformazione del pianto, per arrivare poi all’abbandono. Che logica strana è quella della croce: essere sconfitti per vincere, essere poveri per arricchire, essere inutili per essere indispensabili, scomparire per essere presenti, perdere per trovare, donare per possedere. Gesù non ha inventato la croce e davanti a lei appare debole, fragile e indifeso: ha solo messo nella croce un germe di amore, liberandoci non con la sua sofferenza, ma col suo amore. Si può sigillare un sepolcro, si può mettere davanti una guardia, ma non si può impedire che la vita abbia inizio in coloro che l’hanno compresa. Ecco allora cosa significa per me quest’anno calarmi nella gioia della Pasqua. La gioia non è da attendere come qualcosa che può capitare o meno, ma è il frutto di quel cammino che, contemplando la passione e risurrezione del Signore Gesù, diventa la scelta radicale e voluta del Vangelo. Abbiamo camminato insieme in questa quaresima, non solo attraverso le meditazioni degli Esercizi Spirituali Parrocchiali, non solo contemplando le figure di santità al venerdì sera, non solo offrendo qualcosa di nostro per i progetti di carità… ma abbiamo camminato insieme perché ci siamo aiutati nei momenti di difficoltà, ci siamo consolati vicendevolmente nelle occasioni più tristi, ci siamo rincuorati quando la speranza abitava da un’altra parte… E da Gesù apprendiamo anche un altro motivo per esprimere la nostra gioia: Gesù è il buon pastore non perché c’è un bisogno che gli fa dare la vita, la sua vita è buona in quanto è offerta… questo vale anche per la bontà della nostra vita… le nostre amarezze, rivendicazioni e paure si scioglieranno quando riconosceremo che la nostra identità più profonda è quella di essere gratuiti in tutto ciò che facciamo nella vita e qualunque sia la condizione di vita in cui siamo chiamati ad agire. È importante aiutarci l’un l’altro a sentirci come dono. È importante che una volta in vita una persona si senta dire: “tu sei un dono”. Da qui vogliamo ripartire in questa nostra Pasqua. È dunque possibile una storia nuova? È possibile che uomini e donne in carne e ossa possano vivere una storia giusta, invece che sbagliata? Una storia dove “ho indovinato” il momento giusto per esserci invece che una storia in cui “ho sbagliato” il momento? Una storia di speranza invece che di disperazione? La storia nuova si scrive se ci sono uomini e donne nuovi. Ecco carissimi, iniziamo la terza parte del nostro anno pastorale. Come diaconia ci attendiamo risposte di persone che hanno desiderio di ripartire bene, ripartire da una vita che ha voglia di essere bella. Non mancheranno da parte nostra nuove proposte, continueremo ad accompagnarvi nelle vicende delle vostre esistenze, perché siamo convinti che la luce di Pasqua illumina le nostre vite, spiega la nostra storia. Ma siamo altrettanto convinti che si può raccontare solo mettendo in gioco tutta la nostra vita. Ecco perché da questa Pasqua io non vedo l’ora di ripartire... perché non siete gli stessi “parrocchiani di prima”, gli stessi “parrocchiani del venerdì santo”, ma una comunità nuova, perché ha sperimentato che non c’è più nessuna pietra che ora possa bloccare la nostra gioia. Don Giampietro
LETTERA PER IL TEMPO DI QUARESIMA E IL TEMPO DI PASQUA L’Arcivescovo: in Quaresima per vivere la Pasqua da persone nuove Accogliere la Parola che chiama a conversione per praticare la «correzione»: da qui l'invito a valorizzare i percorsi penitenziali e a celebrare questo tempo con particolare intensità. «Solo persone nuove possono celebrare la Pasqua nuova, perché, ricolme della pienezza di Dio, si radunano, pregano, cantano, con cuore nuovo. Pertanto più seria e attenta dovrà essere la celebrazione della Quaresima, accogliendo la Parola che chiama a conversione». È l’auspicio di monsignor Mario Delpini contenuto nella nuova Lettera per il tempo di Quaresima e di Pasqua dal titolo Celebriamo una Pasqua nuova. Il Mistero della Pasqua del Signore. Continua così la proposta pastorale dell’Arcivescovo per questo anno ancora caratterizzato dalla pandemia, ricordando le celebrazioni dello scorso anno con le chiese deserte e tutti collegati da casa. La speranza è di tornare quest’anno a viverle pienamente nelle chiese. Monsignor Delpini nella lettera propone alcune parole chiave per sviluppare la sua proposta. La correzione «La tribolazione che stiamo vivendo in questa pandemia ha costretto alcuni a lunghe solitudini, altri a convivenze forzate – scrive l’Arcivescovo -. Molti forse hanno sperimentato quell’emergenza spirituale che inaridisce gli animi e logora la buona volontà e rende meno disponibili ad accogliere la correzione e le proposte di nuovi inizi. Questo è il momento opportuno per domandarsi perché l’inerzia vinca sulla libertà, perché il buon proposito si riveli inefficace, perché la parola che chiama a conversione invece che convincere a un percorso di santità possa essere recepita come un argomento per criticare qualcun altro». Dunque, l’Arcivescovo parte dalla correzione, che «è anzitutto espressione della relazione educativa che Dio ha espresso nei confronti del suo popolo». Un Padre misericordioso, che non punisce, ma ama. «Non sembra pertinente, infatti, interpretare le tribolazioni della vita e le disgrazie come puntuali interventi di un Dio governatore dell’universo, intenzionato a punire il popolo ribelle per correggerlo. Dio, invece, corregge il suo popolo cercandolo e parlandogli in ogni momento di tribolazione e in ogni luogo di smarrimento. Lo richiama con una misericordia sempre più ostinata della stessa nostra ostinazione nella mediocrità del peccato. Lo trae a sé con vincoli d’amore ogni volta che, intontito in una sazietà spensierata o incupito in disgrazie deprimenti, chiude l’orecchio alla sua voce. Lo libera dall’asservimento agli idoli, dalla schiavitù del peccato. La correzione di Dio è il dono dello Spirito, frutto della Pasqua di Gesù, lo Spirito che a tutti ricorda Gesù, speranza affidabile, cammino praticabile». La correzione è così importante non solo a livello personale, ma anche comunitario. «Nella comunità cristiana la correzione ha la sua radice nell’amore, che vuole il bene dell’altro e degli altri – sottolinea monsignor Delpini -. Non possiamo sopportare quella critica che non vuole correggere, ma corrodere la buona fama, la dignità delle persone; non possiamo sopportare quel modo di indicare errori e inadempienze che sfoga aggressività e risentimento». Un’aggressività, che sfocia spesso nell’odio, anche a livello culturale e politico. «Nel dibattito pubblico sono frequenti parole ingiuriose e toni sprezzanti che umiliano le persone, senza aiutare nessuno». Eppure l’esempio di Gesù è radicalmente diverso: «Nel linguaggio paradossale del Vangelo, Gesù mette in guardia dalla pretesa di giudicare i fratelli. Nello stesso tempo Gesù raccomanda la via della correzione fraterna per edificare la comunità nella benevolenza». La pratica della correzione fraterna non è sempre così diffusa. Invece riveste un ruolo significativo nel cammino di conversione della comunità cristiana. Con esempi molto autorevoli. «La correzione fraterna è una forma di carità delicata e preziosa – precisa l’Arcivescovo -. Dobbiamo essere grati a coloro che per amore del bene della comunità e del nostro bene ci ammoniscono. Tutti ne abbiamo bisogno: il vescovo, i preti, coloro che hanno responsabilità nella comunità e nella società. Credo che dobbiamo molta gratitudine a papa Francesco che in tante occasioni, con fermezza e parole incisive, invita a essere più docili allo Spirito e più coerenti con le esigenze del Vangelo. Ne abbiamo bisogno: confidiamo che ci siano fratelli e sorelle capaci di unire la franchezza con la benevolenza». Con uno stile preciso: «Abbiamo la responsabilità di aiutare i fratelli e le sorelle anche con la correzione, proposta con umiltà e dolcezza, ma insieme con lucidità e fermezza». La correzione è un aspetto della relazione educativa, tuttavia sono da mettere in conto le resistenze. «Il rapporto amorevole dei genitori con i figli non basta a fare della correzione un motivo di limpida gratitudine, contiene anche un aspetto di tristezza, di reazione contraria che si esprime in modi differenti nelle diverse età della vita». Analogamente questo vale anche per la dimensione comunitaria. «Nelle dinamiche dei rapporti ecclesiali si possono constatare analoghe resistenze e talora reazioni poco disponibili alla correzione. La superbia, la suscettibilità, la superficialità, la confusione, il conformismo sono pastoie che inceppano il cammino, vincoli che non ci permettono di essere liberi, ferite di cui non vogliamo essere curati. Il tempo di Quaresima è il tempo opportuno per dare un nome alle radici della resistenza e invocare la grazia di estirparle». Percorsi penitenziali Seconda parola chiave è quella relativa ai percorsi penitenziali: «Il tempo di Quaresima è tempo di grazia, di riconciliazione, di conversione». L’Arcivescovo riconosce che «il sacramento della riconciliazione è un dono troppo trascurato. Il tempo della pandemia ha fatto constatare con maggior evidenza una sorta di insignificanza della confessione dei peccati nella vita di molti battezzati». Non bisogna però lasciarsi abbattere. E rilancia il sacramento della riconciliazione: «La proposta di questa Quaresima è di affrontare in ogni comunità il tema dei percorsi penitenziali e delle forme della confessione per una verifica della consuetudine in atto, un confronto critico con le indicazioni del rito e le diverse modalità celebrative indicate». In particolare, monsignor Delpini invita «a rivolgere l’attenzione e a vivere con fede la confessione individuale e la celebrazione comunitaria nella riconciliazione con assoluzione individuale». Con le dovute attenzioni: «È dovere dei pastori curare le condizioni per cui il dialogo penitenziale possa avvenire in ambiente adatto e in sicurezza. Ma credo che oggi sia più che mai importante l’incontro con il confessore per dialogare, aprirsi alla Parola di Dio, porre domande, accogliere i consigli, invocare quel perdono che lo Spirito di Dio ci fa desiderare. Cerchiamo la confessione non per trovare sollievo a sensi di colpa che ci tormentano, ma per rispondere al Signore che ci chiama e ci aiuta a leggere la nostra vita con lo sguardo della sua misericordia». Tutto questo porta frutto: «Il perdono non è una storia che finisce, ma una vita nuova che comincia, anche in famiglia, anche sul lavoro, anche nel condominio…».