Con l’approvazione, da parte del Consiglio episcopale milanese, del Documento inviato alla Segreteria del Sinodo dei Vescovi Italiani, sabato 30 aprile si è conclusa una delle fasi di ascolto previste, ma il cammino continua. A sottolinearlo con chiarezza è don Walter Magni, referente diocesano per il Sinodo, che ha redatto il documento di sintesi finale. Come proseguirà il cammino sinodale proposto dai Vescovi italiani? Il Cammino che questo processo sinodale ha avviato anche nella nostra Diocesi non è ovviamente terminato. Dopo la consegna di questo documento alla Segreteria della Cei, con il quale ogni singola Diocesi è stata chiamata a fare sintesi delle consultazioni avviate tra novembre 2021 e aprile 2022, occorrerà continuare ancora a interrogarsi su cosa significhi effettivamente “camminare insieme” dentro le nostre comunità ecclesiali. Con l’Assemblea generale della Cei, in programma dal 23 al 26 maggio, i Vescovi italiani saranno infatti chiamati ad approvare una vera e propria sintesi nazionale, quale contributo delle Chiese che sono in Italia al Sinodo universale “sulla sinodalità” voluto appunto da papa Francesco, che si celebrerà a partire dall’ottobre 2023. A questa iniziale e articolata fase di ascolto (ottobre 2021 – maggio 2023), in tutte le Chiese che sono in Italia seguirà una fase sapienziale (giugno 2023 – maggio 2024) e una fase profetica (giugno 2024-2025), che, nel corso dell’anno del Giubileo del 2025, avvierà una restituzione di quanto emerso dagli ascolti e dal discernimento sinodale svolto negli anni precedenti. La consultazione nella nostra Diocesi è stata ampia? Certamente. Due sessioni del Consiglio pastorale diocesano e del Consiglio presbiterale sono state dedicate, nei mesi scorsi, a introdurre il tema della consultazione sinodale. I consiglieri del Consiglio pastorale si sono messi soprattutto in ascolto dei consigli delle parrocchie, delle comunità pastorali della Diocesi, mentre i consiglieri del Consiglio presbiterale hanno raggiunto molte fraternità di presbiteri dei nostri 63 decanati. Senza dimenticare che gli stessi Consigli diocesani si sono messi a loro volta in stato di consultazione in occasione delle sessioni di febbraio di quest’anno. Inoltre, ho ricevuto contributi dai rappresentanti dei Servizi e Uffici di Curia di interesse pastorale, da molte articolazioni ecclesiali, dagli organismi della vita religiosa e consacrata, del laicato, dal Seminario. Non sono inoltre mancati contributi da parte di associazioni, movimenti e gruppi ecclesiali e non, oltre naturalmente anche da diversi singoli fedeli. Come referente diocesano, secondo lei, quale è oggi il punto qualificante di un cammino sinodale che sia autenticamente tale? Da ciò che ho compreso, avendo potuto leggere molte consultazioni dei testi che mi sono pervenuti, penso che la grande domanda e la sfida sia cercare di capire cosa si deve intendere propriamente per «sinodalità» e, quindi – in occasione delle molte opportunità di ascolto che le nostre parrocchie, comunità pastorali e comunità in genere offrono a tutti i fedeli – imparare ad acquisire un metodo di ascolto che diventa sinodale nella misura in cui so dare credito all’altro, facendogli spazio, facendo cadere pregiudizi e prese di posizione di parte. Non si tratta solo di dialogare un po’ di più o meglio. Importa che impariamo a dialogare in modo spirituale, nello stesso Spirito di Gesù; permettendo allo Spirito santo di continuare a parlare alle nostre chiese. L’Arcivescovo, nell’assemblea presinodale del 9 aprile, pur evidenziando le criticità, ha sottolineato la necessità di avere un pensiero positivo sull’attività della Chiesa ambrosiana. Come sviluppare questa indicazione in una dinamica sinodale? L’Arcivescovo auspica che questo processo sinodale diventi occasione per la Diocesi di evidenziare e proporre modelli, prototipi, esperienze sinodali esemplari. Questo mi sembra particolarmente utile e rilevante. A tal fine andrebbero avviati in Diocesi dei laboratori di sinodalità, incrementando percorsi non solo teorici, ma che insegnino a riflettere sulle esperienze che viviamo e sugli stili che esercitiamo. Quanto sta avvenendo con i Gruppi Barnaba, che a breve cominceranno ad avviare delle vere e proprie assemblee sinodali decanali, è il segno promettente di una Diocesi che si sta seriamente inoltrando nel processo sinodale voluto da papa Francesco. Annamaria Braccini
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Domenica 22 Maggio 2022 Lissago per il Bambino (Lissago, Campo sportivo -VA) Dopo due anni di fermo forzato torna a Lissago la Festa di Primavera a sostegno del @comitatoverga! Tanti eventi in programma: - La Camminata dei fiori- Concorso di disegno- Pranzo, aperitivo e cena insieme- Intrattenimento per bambini e ragazzi..e molto altro! Di seguito il programma dettagliato: SAVE THE DATE! Programma: Concorso di Disegno Come da tradizione la Festa di Primavera a sostegno del Comitato Maria Letizia Verga si apre con il Concorso di Disegno Informazioni sul concorso Titolo "Maestra Natura quante cose puoi insegnare!" Chi può partecipare? Tutti i bambini e ragazzi, delle scuole dell'infanzia ed elementari! Disegna con ciò che più ti piace (matite, tempere, pennarelli...) e invia il tuo disegno a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Specificando nome, cognome, città, classe e scuola frequentate Termine ultimo entro il 18 maggio! 41° Camminata dei Fiori Marcia non competitiva di 6Km nel verde dei boschi e dei sentieri di Lissago.Tutto il ricavato della manifestazione sarà devoluto al Comitato Maria Letizia Verga h8:30 Iscrizione dei partecipanti presso il Campo Sportivo (Piazzetta Maria Letizia Verga) h8:30 h9:00 Partenza della marcia h10:30 Premiazione ufficiale - Estrazione sottoscrizione a premi abbinata alla camminata h10:30 h11:15 S. Messa al Campo Sportivo con la presenza dei bambini della Scuola dell'Infanzia di Lissago. In caso di maltempo la funzione si svolgerà nella chiesa parrocchiale. h12:30 Apertura stand gastronomici h12:30 h14:30 Pomeriggio insieme con: Torneo di Burraco (per prenotarsi chiamare il 3389629642-Liliana, 3383343014 Gianna) Laboratorio dei burattini, Truccabimbi, Giochiamo a paddle. h16:30 Premiazione del concorso di disegno e pittura h16:30 h18:00 Aperitivo in musica h19:00 Cena insieme h19:00
Per gli auguri di Pasqua quest’anno, prendiamo a prestito le parole di don Tonino Bello che, pur scritte anni fa, ci paiono di un’attualità incredibile e sorprendente. Ve le regaliamo di tutto cuore. “Cari amici, come vorrei che il mio augurio, invece che giungervi con le formule consumate del vocabolario di circostanza, vi arrivasse con una stretta di mano, con uno sguardo profondo, con un sorriso senza parole! Come vorrei togliervi dall’anima, quasi dall'imboccatura di un sepolcro, il macigno che ostruisce la vostra libertà, che non dà spiragli alla vostra letizia, che blocca la vostra pace! Posso dirvi però una parola. Sillabandola con lentezza per farvi capire di quanto amore intendo caricarla: “coraggio”! La Risurrezione di Gesù Cristo, nostro indistruttibile amore, è il paradigma dei nostri destini. La Risurrezione. Non la distruzione. Non la catastrofe. Non l’olocausto planetario. Non la fine. Non il precipitare nel nulla. Coraggio, fratelli che siete avviliti, stanchi, sottomessi ai potenti che abusano di voi. Coraggio, disoccupati. Coraggio, giovani senza prospettive, amici che la vita ha costretto ad accorciare sogni a lungo cullati. Coraggio, gente solitaria, turba dolente e senza volto. Coraggio, fratelli che il peccato ha intristito, che la debolezza ha infangato, che la povertà morale ha avvilito. Il Signore è Risorto proprio per dirvi che, di fronte a chi decide di “amare”, non c'è morte che tenga, non c’è tomba che chiuda, non c'è macigno sepolcrale che non rotoli via. Auguri. La luce e la speranza allarghino le feritoie della vostra prigione. La Pasqua frantumi le nostre paure e ci faccia vedere le tristezze, le malattie, i soprusi, e perfino la morte, dal versante giusto: quello del «terzo giorno». Da quel versante le croci sembreranno antenne, piazzate per farci udire la musica del cielo. Le sofferenze del mondo non saranno per noi i rantoli dell’agonia, ma i travagli del parto. E le stigmate, lasciate dai chiodi nelle nostre mani crocifisse, saranno le feritoie attraverso le quali scorgeremo fin d'ora le luci di un mondo nuovo. Pasqua, festa che ci riscatta dal nostro passato! Allora, Coraggio! Non temete! Non c’è scetticismo che possa attenuare l'esplosione dell’annuncio: "le cose vecchie sono passate: ecco ne sono nate nuove”. Cambiare è possibile. Per tutti. Non c'è tristezza antica che tenga. Non ci sono squame di vecchi fermenti che possano resistere all'urto della grazia... La strada vi venga sempre dinanzi e il vento vi soffi alle spalle e la rugiada bagni sempre l'erba cui poggiate i passi. E il sorriso brilli sempre sul vostro volto. E il pianto che spunta sui vostri occhi sia solo pianto di felicità. E qualora dovesse trattarsi di lacrime di amarezza e di dolore, ci sia sempre qualcuno pronto ad asciugarvele. Il sole entri a brillare prepotentemente nella vostra casa, a portare tanta luce, tanta speranza e tanto calore”. Auguri a tutti, carissimi... nessuno si senta lontano o dimenticato dal nostro cuore! Don Giampietro insieme a tutti i sacerdoti e le suore della Diaconia
1. Diventare Che uomo, che donna sto diventando?Diventare grande, diventare vecchio, diventare padre, madre, nonno, nonna, vedovo, solo.Diventare prete, marito, moglie.Diventare niente.Uno è quello che è, sono sempre quello, sempre le stesse cose. 2. Il Verbo di Dio è diventato uomo. Si celebra il Natale, ma diventare uomo non è un istante. Un lungo apprendistato ha insegnato a Gesù a vivere da uomo, in carne e ossa. Negli anni di Nazareth Gesù non ha fatto niente, non ha insegnato niente. Una cosa sola ha fatto: ha imparato a essere un uomo, il figlio del falegname, il figlio di Maria. Ha imparato i giorni e le notti, le feste e i lutti, le preghiere e i canti, le amicizie e le parentele. Il lavoro e il riposo. Ha imparato a diventare uomo.Gesù continua a imparare a diventare uomo nel suo viaggio fino a Gerusalemme, nella popolarità e nel discredito, nelle false accuse e nella dolorosa passione, fino all’incontro con l’ultimo nemico, la morte.Così commenta la lettera agli Ebrei:pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì e, reso perfetto, divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono (Eb 5,8-9). 3. Divenne causa di salvezza eterna per tutti. Gesù è diventato uomo, ha attraversato le stagioni e le situazioni dell’essere uomo e così, essendo Figlio, può insegnare ai fratelli e alle sorelle come si possa diventare figli, cioè essere salvati con una salvezza eterna.Egli indica la via, perché infatti è la via: Gesù percorre la via della croce e diventa salvezza per tutti.Gesù dice: chi vuole diventare figlio, cammini come ho camminato io sulla via degli uomini.Ecco perché siamo convocati per celebrare la via crucis: per guardare Cristo sulla croce e tenendo fisso lo sguardo su di lui, imparare a diventare uomini e donne che si conformano a lui, l’uomo perfetto.Viviamo quindi il trascorrere del tempo non per diventare vecchi, ma per diventare conformi al Figlio, per obbedire a lui ed essere salvati. Diventare, imparare dalle cose che patì: i giorni passano anche se io non lo voglio, ma io divento diverso solo se lo voglio; le notizie invadono la mia mente e i miei occhi con una loro inarrestabile prepotenza, ma io imparo solo se concentro l’attenzione; i rapporti tra marito e moglie, tra fratelli, tra vicini di casa, tra parenti, possono diventare rapporti buoni solo se io mi rendo amabile e coltivo la stima delle persone che incontro, se mi impegno in spirito di servizio e con intenzione di edificare la comunità. Diventare: questo fascino e fatica della libertà, questa sfida rivolta al tempo, questo concentrarsi sul modello, questo azzardo della fiducia, questo docile abbandono al vento dello Spirito che spinge al largo. Diventare, imparare tenendo fisso lo sguardo su Gesù: ecco l’uomo. Diventare come lui: capace di vivere come Gesù ha vissuto i rapporti di Nazareth e i rapporti di Gerusalemme, i rapporti intessuti lungo il mare e i rapporti drammatici vissuti sulla via della croce. Diventare come lui: imparare a pregare da lui, dicendo: “Padre!”. Imparare a soffrire come lui, senza desiderio di vendetta, ma con l’intimo desiderio delperdono.Avere gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù. Gesù ha imparato a essere uomo; chiama anche noi a seguirlo per imparare a essere figli di Dio. Talvolta c’è questa specie di rassegnazione: “Uno è quello che è... sempre così sarà... Le cose sono quelle che sono e si ripetono sempre”.Come stanno diventando le nostre parrocchie, le nostre comunità pastorali? Cosa stiamo diventando come Chiesa? Usciamo da un periodo di sospensione, di lentezze, di assenze, per dire: «stiamo diventando un popolo nuovo, che riconosce la sua vocazione ad essere sale della terra, luce del mondo». Noi non siamo presuntuosi non pensiamo di dover fare lezioni agli altri, sentiamo però la responsabilità di essere testimoni, testimoni perché conformi al Figlio, che ha imparato l’obbedienza dalle cose che ha patito. “Diventare”: mettiamoci dunque in cammino verso al Pasqua. Incoraggio voi, tutte le comunità: siamo in cammino, non fermiamoci, non ci spaventino le difficoltà, non ci paralizzi l’angoscia di questi giorni. Noi non ci possiamo isolare dai problemi del mondo, ma attraverso i problemi del mondo, attraverso la sofferenza che proviamo noi, che vediamo nei nostri fratelli, noi diventiamo conformi a Gesù. In cammino, dunque, verso la Pasqua. Via Crucis a Cairate con l'Arcivescovo, l'omelia di mons. Delpini è disponibile su Youtube: https://youtu.be/nYvCf0Hm3wc
Torna l'appuntamento con la Festa di Santa Rita da Cascia, questa domenica, 22 maggio presso la parrocchia di Masnago. Una giornata all'insegna dello stare insieme. Scopri il programma di seguito.
Si inaugura sabato 9 aprile a Varese un originale programma culturale dal titolo “Nudo spirito", a cura di Carla Tocchetti , un mix tra esposizione di opere dell’Artista Emanuele Gregolin, collezione privata d’arte antica, e incontri d’Arte sul tema del Ritratto. Una preziosa serie di ritratti affollerà silenziosamente il Battistero di Velate nel mese di Aprile: il piccolo oratorio barocco ai piedi di Sacro Monte ospiterà infatti dal 9 al 30 aprile un repertorio di opere dell’artista Emanuele Gregolin in dialogo con alcuni pezzi storici (XVII-XX sec) provenienti da collezione privata. Il titolo della collezione, “Nudo spirito”, condivide subito al pubblico l’urgenza, molto sentita in questo tempo liquido, di arrivare a una definizione di Umanità. E Gregolin ci accompagna verso la meta attraverso i paradigmi della riflessione spirituale. La contaminazione delle opere contemporanee con alcune antiche, in virtù di precisi rimandi stilistici e iconografici (da Bacon ai Fiamminghi, da Caravaggio a Sironi, secondo la critica Sara Fontana) individua un persistente filo conduttore che rileva un senso di essenzialità, formale e sostanziale. Frutto di una visione platonica, l’espressione artistica dischiude la via della conoscenza e di una verità (o di un mistero) che oscilla tra finito e infinito. A guidare l’osservatore, sembra suggerire Gregolin, può essere solo l’Amore, che contiene il superamento del limite, e della morte, poiché in costante tensione verso l’eternità. C. Tocchetti Gli eventi realizzati nell’ambito dei programmi culturali della Comunità Pastorale Maria Madre Immacolata e in collaborazione con A60 ArtSpace, si terranno tutti in Piazza Santo Stefano a Velate, trasformata in una vera e propria Piazzetta della Cultura. Nel seicentesco Battistero di Velate avranno luogo il vernissage nel giorno di sabato 09 aprile alle ore 16 e l’esposizione delle opere (fino al 30 aprile con aperture garantite il sabato e domenica dalle 11 alle 13 e dalle 15 alle 18, escluso sabato 16). Al Teatro Oratorio di Velate due incontri d’arte sul ritratto fotografico tenuti dall’Artista Gregolin: sabato 23 e sabato 30 aprile dalle ore 10 alle 13. Per iscrizioni Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Per tutti gli eventi valgono le norme anti-Covid vigenti. Emanuele Gregolin Emanuele Gregolin è nato a Milano nel 1972. È attivo da sempre in ambito artistico avendo perfezionato una formazione umanistica a tutto tondo (Liceo Artistico, Laurea in Architettura, Laurea in Conservatorio). Autore di testi critici e curatele, nel 2018 insieme a PengPeng Wang fonda A60, una struttura dedicata a progetti editoriali e esposizioni d’arte a Milano e Firenze.Come artista ha partecipato a numerose rassegne e premi d'arte. Numerose sono le istituzioni pubbliche e private che gli hanno dedicato pubblicazioni ed esposizioni, custodendo sue opere: Museo della Permanente di Milano, Coll. Vittoriale degli Italiani di Gabriele d'Annunzio (Gardone Riviera (BS), Musei civici di Tortona, Coll. Museo Parisi Valle di Maccagno (VA), Museo Cantonale di Biasca (Svizzera), Cattedrale S. Maria Matricolare (Verona), Coll. Santuario di Lourdes (Verona), Coll. Archivio Storico del Duomo di Verona, Coll. Galleria d'Arte Sacra dei Contemporanei di Villa Clerici (Milano), Coll. Chiesa di San Carlo (Lugano, Svizzera), Coll. Chiesa dei Santi Silvestro e Martino (Milano), Museo civico della città di Orlando, Florida (USA), Bejing Riverside Art Museum (Cina), Coll. Palazzo Bovara Unione Confcommercio (Milano), Palazzo Partanna EPT (Napoli), Coll. Villa Magnisi (Palermo), Coll. Fondazione Casa per Musicisti Giuseppe Verdi (Milano), Coll. Kiron Villa Arconati Fondazione Augusto Rancilio, Casa Testori (Novate Milanese), Coll. Fondazione Corrente Casa Ernesto Treccani (Milano), Istituto Auxologico Italiano (Milano).Gallerie private: Galleria Malagnini (Saronno), Galleria Palmieri (Busto Arsizio), Galleria DamArte (Magenta), Galleria Compagnia del Disegno (Milano), Galleria Ponterosso (Milano), Galleria All'Angolo (Mendrisio, Svizzera).Su di lui hanno scritto: Vera Agosti, Stefano Crespi, Jessica Chia, Donato Di Poce, Sara Fontana, Giuseppe Frangi, Carlo Franza, Massimiliano Ferrario, Fabio Francione, Francesco Gallo, Paolo Lesino, Angela Madesani, Pasquale Lettieri, Marcello Palminteri, Bruno Pozzato, Giacomo Maria Prati, Claudio Rizzi, Alessandro Riva, Ruggero Savinio. Ha pubblicato in collaborazione con scrittori e poeti contemporanei (Roberto Gaudioso, Sergio Ladu, Claudio Pagelli, Alberto Pellegatta) differenti Libri d'Artista e pubblicazioni editoriali presso diverse case editrici (Italia Imballaggio, Arbiter, Prearo Edizioni d'Arte, DiFelice, Fontana Edizioni, Lietocolle, L'Arcolaio, Manni, Quaderni di Orfeo, Pulcino Elefante).
9Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. 10Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. 11Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. (Gv 15, 9-11) La gioia piena! Una grande promessa quella che Gesù consegna ai suoi discepoli nell'ora della cena, in un'ora tragica e difficile. Una promessa anche per noi e per i nostri ragazzi in questi anni complessi e ancor di più in questi giorni, segnati dall'orrore della guerra. La gioia piena come meta di questa Pasqua, come promessa per un mondo migliore, per una vita ritrovata e riscoperta nella sua bellezza! La grande promessa di Gesù però chiede uno sforzo a ciascuno di noi: rimanere nel suo amore, cioè avere Gesù, la sua vita, la sua preghiera, il suo modo di relazionarsi e di vedere le cose come punto di partenza e di arrivo ogni giorno. Dove sei stato oggi Signore in questa giornata? Questa può essere la domanda che accompagna questo tempo di Quaresima. Ed ecco che le proposte che la Pastorale Giovanile e gli oratori della nostra comunità vogliono donare ai ragazzi e giovani sono proposte di sosta per stare proprio davanti a questo amore del Signore Gesù e saperlo riconoscere, giorno dopo giorno. E allora nelle tenebre e nelle complesse difficoltà di questo tempo si staglia la vera luce, la luce della Gioia piena, la luce della Risurrezione! Buona quaresima a TUTTI, fratelli e sorelle! Don Matteo Di seguito elenchiamo gli appuntamenti significativi per i ragazzi e i giovani INIZIAZIONE CRISTIANA Costruzione di un angolo di preghiera in famiglia per la preghiera quotidiana con i simboli della Quaresima, alla luce del foglietto della preghiera da ritirare ogni domenica in chiesa Via Crucis per i ragazzi il VENERDÌ alle ore 16.15 ad Avigno e alle ore 16.30 a Masnago e a Bobbiate per TUTTE LE CLASSI S. Messe dell'Iniziazione Cristiana nelle messe centrali della domenica con una loro animazione e momenti di ritiro per le classi 4a e 5a elementare in preparazione ai sacramenti Triduo Pasquale insieme PREADOLESCENTI Due giorni il 12 e 13 marzo in Oratorio a Masnago, con tempo di ritiro insieme e S. Messa Raccolta alimentare a Masnago porta a porta sabato 2 aprile dalle ore 16.00 fino alle ore 18.00 Confessioni insieme a tutti i giovani della PG domenica 10 aprile alle 16.30 e poi S. Messa nella Domenica delle Palme Triduo Pasquale insieme ADOLESCENTI La proposta OPENLY i mercoledì e i venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00 a Masnago Inizio della formazione come animatori per l'oratorio estivo domenica 13 marzo alle ore 18.00 a Masnago Due giorni il 19 e 20 marzo in oratorio a Masnago con attività, confronto e S. Messa Incontro con i ragazzi della Comunità Kayros e don Claudio Burgio domenica 3 aprile alle ore 18.00 in oratorio a Masnago Confessioni insieme a tutti i giovani della PG domenica 10 aprile alle 16.30 e poi S. Messa nella Domenica delle Palme Triduo Pasquale insieme 18/19ENNI La proposta OPENLY i mercoledì e i venerdì dalle ore 15.00 alle 19.00 a Masnago Proposta del venerdì con i giovani della città alla Brunella alle ore 21.00 Incontro il 13 marzo e il 27 marzo sul tema della libertà e della fede Formazione animatori ed educatori Confessioni insieme a tutti i giovani della PG domenica 10 aprile alle 16.30 e poi S. Messa nella Domenica delle Palme Triduo Pasquale insieme GIOVANI Sul petto di Gesù: proposta nei venerdì di Quaresima per i giovani della città di Varese e tempo di condivisione domenica 20 marzo dalle ore 12.00 e sabato 2 aprile dopo la Messa delle 18.30 a Masnago Spazio per un tempo insieme e gratuito per gli adolescenti, 18/19enni e giovani della comunità sabato 2 aprile a Masnago dalle 21.00 alle 23.30 Triduo Pasquale insieme
Ha inizio il mese di maggio: un mese bello. La natura ci aiuta; ci sono giardini che si riempiono di fiori, di colori intensi. Proprio in questi giorni ho visitato due persone anziane per portare loro la Santa Comunione; avevano giardini bellissimi, con tanti fiori ormai sbocciati. Noi credenti oltretutto viviamo il mese di maggio come il periodo in cui guardiamo particolarmente alla Madonna. La veneriamo intensamente; in particolare preghiamo il Santo Rosario. La contempliamo confrontandoci con le sue scelte nella vita quotidiana, spesa accanto al Signore Gesù; è importante guardarla. Il Magnificat e l’Ave Maria sono le preghiere, in onore della Madonna, che maggiormente conosciamo; ricordo gli incontri con le famiglie dell’Equipe Notre Dame: si termina sempre la serata con la preghiera del Magnificat; e poi conosco diverse persone che recitano prima dei pasti l’Angelus. Abbiamo una tradizione bella che ci aiuta a contemplare Maria e le sue scelte. Il Magnificat è il primo inno che troviamo nei racconti di Luca; è all’interno della narrazione di cui l’inno è commento a quanto avviene e, nello stesso tempo, vuole essere risposta a quanto è raccontato. Lo scopo immediato delle parole di Maria è quello di rispondere alla meraviglia di Elisabetta: “Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che le è stato detto da parte del Signore”. Maria non nega le lodi che Elisabetta le rivolge ma le colloca nella giusta prospettiva: ciò che sta avvenendo è puro dono della bontà di Dio: “L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio Salvatore, poiché ha rivolto gli occhi all’umile condizione della sua serva”. Maria pertanto riprende il motivo della grazia, del dono che costantemente Dio fa in tutta la storia della salvezza; in particolare, raccontando l’evento di Gesù, proclamando questo dono grandissimo del Signore Dio, Maria già svolge la sua missione, quella di essere segno evidente dell’amore gratuito di Dio. Non è scelta così giovane per i suoi meriti; sperimenta invece la grandezza e la bontà del Signore Gesù. In qualche modo le parole di Elisabetta sono opportunità per confermare che quanto sta vivendo Maria riguarda il senso di tutti gli eventi di salvezza. In effetti la preghiera passa dal singolare al plurale, dal caso personale alla comunità e all’intera storia di salvezza. Questo evidenzia una visuale interessante che si riscontra anche altrove nella Bibbia: la vicenda personale si innesta in quella comunitaria; si percepisce la modalità costante dell’agire di Dio verso tutti. Due sono le leggi che, stando al nostro cantico, evidenziano la continua attenzione del Signore nei confronti dell’umanità. La prima è che la salvezza è promossa dalla gratuita iniziativa di Dio; il Signore è il protagonista; i suoi interventi nascono tutti dalla sua fedeltà e dalla sua misericordia. Queste sembrano essere le caratteristiche fondamentali di Dio, la sua fedeltà resta intatta. Lui rimane fedele anche se la risposta dell’uomo viene meno: “Ha soccorso Israele suo servo ricordandosi della sua misericordia, come aveva promesso ai nostri padri per sempre”. Una seconda caratteristica è che la salvezza si attua nella storia degli umili; è rivolta a loro; e Dio conduce la storia rovesciando le logiche umane; ha messo in difficoltà i sapienti con tutte le loro congetture: “ha rovesciato i potenti; riempie di beni gli affamati; rimanda i ricchi a mani vuote”. Preghiamo il S. Rosario per specchiarci nella esperienza di Maria che generosamente si affida a Dio. È maestra per ciascuno di noi. Don Peppino
3Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, 4si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. 5Poi versò dell'acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l'asciugamano di cui si era cinto. 6Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». 7Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Giovanni 13,3-7 Come entrare nella Settimana Autentica? Come vivere la Settimana più importante per la vita di un cristiano? Tante sono le provocazioni che ogni anno riceviamo nel sostare davanti ai diversi momenti della passione, morte e risurrezione di Gesù, accompagnati soprattutto nei giorni del Triduo dalla Passione di Matteo, dall'abbondante Parola di Dio e dalla Liturgia della Chiesa. In tutto questo c'è un piccolo rischio a mio vedere: far scivolare il tutto in una grande emotività nei segni della fede, con il rischio di non portare poi frutti al nostro quotidiano. È importante entrare e uscire da una Settimana così accompagnati da un ingresso e una uscita da essa. Tra le tante pagine pasquali di questi giorni mi è sembrato bello ritornare sulla lavanda dei piedi, in particolare nei versetti che vi propongo. Qui possiamo gustare due atteggiamenti che ci possono aiutare a celebrare la Pasqua. 1. Il primo atteggiamento è il gesto che Gesù compie quella sera, segno del suo consegnarsi al Padre. Giovanni in questo atto preparatorio della cena che di solito era compiuto da un servo vede già il senso pieno di quello che poi si manifesterà nel Calvario: Gesù consegna tutto sé stesso. Consegna la sua vita, tutto sé stesso al Padre, in un grande slancio di fede. Una consegna che passa dall'abbassarsi, dal prendere per mano ogni uomo, dal lavare i piedi a tutti i suoi discepoli, compreso Pietro, che nel suo orgoglio ferito non comprende il gesto del Maestro, e Giuda, che tradirà il Maestro. È proprio in questo gesto che anticipa tutto che si manifesta la pienezza della gloria di Dio, la gloria che non rifiuta nessun uomo, che apre le braccia all'uomo, che si china su di lui, sulle sue ferite, per Amore. Gesù stesso nel peso di questa azione consegna tutto sé stesso al Padre, cioè si lascia prendere per mano dal suo Amore. In questo gesto gustiamo anche la fede di Gesù che depone ogni certezza umana per assumere in pienezza il volto di Dio, per vivere in pienezza la manifestazione della rivelazione. Ed ecco il punto: la Settimana Autentica può diventare l'occasione per noi per consegnarci all'Amore del Padre, amore che contempliamo nei gesti, nelle parole, nel volto del Figlio. In questa Settimana deponiamo ogni resistenza, lasciamoci veramente provocare dal Mistero di Dio, dal Mistero dell'Amore, lasciamo che questo amore come l'olio di Betania profumi e lenisca le nostre povertà, le nostre ferite, i passi di conversione che ancora dobbiamo compiere. Consegnati all'Amore del Padre! 2. Il secondo atteggiamento lo troviamo nella risposta che Gesù da a Pietro e al suo orgoglio: tutto questo ora non lo capisci, lo capirai dopo. Lasciamo che in questa Settimana sia il Signore a parlare alla nostra vita, non le nostre scelte e azioni. Lasciamo agire il suo Spirito perché riveli la Salvezza a cui siamo chiamati, riveli quella Terra dove possiamo celebrare la Risurrezione di Gesù, la nostra Risurrezione, la nostra vittoria su ogni morte e delusione. Tante sono le ferite del tempo presente e forte è la domanda "Dove è Dio in questo tempo così ferito?". Questo tempo che ci viene nuovamente donato diventa un invito a essere passivi, a lasciarci guidare dallo Spirito verso la Galilea dove con la verità della nostra vita potremmo gustare la gioia e il profumo della Pasqua, il profumo della vita amata e benedetta da Dio, il profumo della vita che vive nella pienezza della sua Gloria! Consegnarsi all'Amore, alla sua Verità per scorgere in esso il nostro autentico cammino di vita! E' l'augurio che ci facciamo, perché ognuno di noi possa in verità di vita celebrare la Pasqua del Signore, la sua Pasqua di Risurrezione, e riscoprire come la sua gloria passa nella nostra vita, la tocca, la benedice e la guida verso strade di risurrezione e di vita nuova! Don Matteo
La Quaresima, anche da parte di noi credenti, non è più vissuta a “caro prezzo”; rischia di essere soprattutto un tempo che fa memoria di alcuni avvenimenti fondamentali della vita di Gesù; è un tempo che si avvale di alcune celebrazioni tipiche di questo periodo, come la Via Crucis, ... ma che fatica ad aiutarci a convertire il nostro cuore. Si rinnova però l’invito di Gesù a ciascuno di noi: “Convertiti e credi al Vangelo”. Siamo pertanto invitati, nel tempo di Quaresima, a promuovere il desiderio di cambiare il nostro cuore, così che ci possa suggerire scelte che armonizzino meglio la nostra vita con l’esperienza di Gesù. Nella sua “Regola” San Benedetto prevede che ogni monaco, all’inizio della Quaresima, riceva un libro e lo legga con profondità. Leggere è una pratica importante per la vita cristiana; è una modalità per dare impulso alla nostra scelta di accogliere il Signore nella nostra vita. Ci si accosta a dei maestri che intercettano le attese di tanti credenti, desiderosi di dare qualità alla propria sequela. È necessario non avere paura di pensare; occorre scegliere di lascar crescere dentro di noi le domande fondamentali che interrogano il nostro cuore e di cercare, se possibile insieme alla nostra comunità, risposte; la comunicazione nella fede è una grande risorsa nell’esperienza della nostra vita di fede. Occorre chiedere al nostro accompagnatore spirituale, al nostro confessore o a qualche amico che, da tempo, è in ricerca, il titolo di qualche testo che ci aiuti a pensare. Scegliamo di saper sostare, donando del tempo al Signore, così che la Sua Parola interpelli costantemente la nostra vita. La capacità di far tacere le nostre parole, di promuovere, in alcuni momenti della giornata, alcuni tempi di ascolto della Parola, ci permette di disciplinare il rapporto tra quanto ci suggerisce il Signore e i nostri abituali comportamenti. Il silenzio diventa occasione e strumento per dare priorità alla Parola, per conferirle una centralità, rispetto all’intera giornata, in modo che sia veramente ascoltata, accolta, meditata, custodita; e poi realizzata con intelligenza: “Non chi dice: Signore, Signore entrerà nel Regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre che è nei cieli”. La donna, l’uomo capaci di fare silenzio sono fonte di grazia per coloro che li incrociano; sanno donare agli altri parole di pace e di consolazione. Ricordo sempre l’indicazione di Monsignor Marino Calogero, Vescovo di Savona, ai suoi sacerdoti: “Più che prestazioni, contano le relazioni, che si costruiscono a partire dal Signore”. Purtroppo il silenzio rischia di essere il grande assente della nostra società. Forse anche le nostre SS. Messe sono troppo piene di parole e di canti; si rischia di riservare pochissimo tempo al dialogo familiare e cordiale con il Signore. Il tempo di digiuno dalle parole e dai suoni ha come obiettivo, per noi credenti, quello di custodire il nostro cammino di ricerca profonda della verità, mentre vogliamo dare qualità alla nostra libertà. Ogni cristiano per vivere una esistenza buona, deve esercitarsi ad abitare il silenzio e a lasciare parlare il Signore. San Pietro, nella sua prima lettera, ci ricorda che esiste in noi “un uomo nascosto nel cuore” (Pt 3.4). Se questo non viene riconosciuto, come può farsi sentire il Dio che chiede di essere ospitato nella nostre vicende quotidiane? Le ragioni della nostra appartenenza a Lui non sono invecchiate; diventano sempre più rilevanti mano a mano che cresce la conoscenza della nostra umanità. Non bisogna però solamente ripetere queste riflessioni; occorre avere il coraggio di ripensarle dentro la cultura del nostro tempo. Ci ricorda il nostro Arcivescovo Martini: “Nella persona umana decisivo è il “cuore”, l’interiorità. È il luogo delle decisioni libere, degli affetti profondi, che cambiano la vita, dei grandi orientamenti che danno senso autentico alla nostra storia personale”. Ci auguriamo una buona Quaresima per partecipare insieme alla gioia della Pasqua. Don Peppino
Per la Prima Comunione dei nostri ragazzi (e non solo!) 16Siate sempre lieti, 17pregate ininterrottamente, 18in ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. 19Non spegnete lo Spirito, 20non disprezzate le profezie. 21Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono. (1 Ts 5, 16-20) Ci stiamo avvicinando come comunità alla Prima Comunione dei nostri ragazzi. Come sempre, da anni, mi viene chiesto un piccolo pensiero per loro, le loro famiglie e per tutti noi. Ho trovato queste parole di Paolo della lettera ai Tessalonicesi molto edificanti e belle. Per questo in questi giorni di preparazione voglio chiedere al Signore tre doni: 1. Il dono della memoria gioiosa. Arriviamo a questo momento per rendere grazie dei passi compiuti e fatti. Arriviamo carichi di emozioni, forse con qualche domanda e dubbio, ma arriviamo con la nostra storia, fatta di legami e di relazioni. Questa eucaristia diventi allora per i nostri amici di quarta e le loro famiglie una occasione per portare su quell'altare oltre il pane e il vino che sono la loro storia, il loro cammino, fatto di gioie e fatiche, fatto di attese e delusioni, perché possiamo vedere il volto di Gesù e come questo volto di amore e misericordia ci ha sempre accompagnato, anche quando noi ci siamo sentiti lontani. Un cuore che fa verità del suo cammino è un cuore carico di vera letizia, perché vede il volto del Crocifisso Risorto, il volto di colui che strappa dalla morte per far entrare nella vita piena! 2. Il dono della preghiera che orienta la vita. Il dono cioè di un legame vivo con Gesù, di un legame dove consegno tutto me stesso all'amore del Signore. Un legame che non si allontana dal Signore, ma anzi che vede in Gesù l'amico fedele che accompagna il mio cammino e che mi aiuta nella vita di tutti i giorni a scoprire la bellezza della mia storia, della mia vita, a scoprirlo nella piccola grandezza del quotidiano! Questa è al fede: vedere le cose da un punto di vista diverso e vedere come nella falsa monotonia della storia, c'è sempre una ricchezza e questa ricchezza è possibile sperimentarla se sperimento e vivo la fedeltà di Dio al mio cammino. Nutrirci dell'eucaristia vuol dire questo: sapere che c'è un legame che mi fortifica, mi nutre, mi aiuta a crescere. Il legame di Gesù, il legame del Figlio con il Padre e nel Figlio con il Padre. 3. Il dono della profezia. Questo passo sacramentale ci auguriamo essere non "una bella cerimonia", ma il riscoprire anche come comunità che il Signore sempre ci chiama a una novità nel nostro cammino, a una novità delle nostre scelte. È nel custodire una originalità che si nutre del legame comunitario e in esso del legame con Gesù che posso essere capace di accorgermi sempre del nuovo che il Signore prepara, dei passi da compiere e di saperli compiere non nella incertezza, ma nella certezza del suo amore. Per questo non spegnete lo Spirito, cioè lasciatevi carissimi accompagnare dallo Spirito di Gesù verso le strade di verità che Lui vi indicherà. I tre doni invocati siano anche doni per il nostro camminare insieme per essere sempre una Chiesa unita, libera, lieta, una Chiesa che rende grazie, una Chiesa che accoglie le sfide del tempo non con resa e sfiducia, ma come una occasione rinnovata per dire con la vita (e se necessario con le parole): Cristo è veramente risorto! Don Matteo
Stabat Mater e Requiem. Due preghiere complesse e dolorose, che nelle “mani” sapienti di Rheinberger e Faure’ diventano un percorso intimo verso la Luce attraverso tre gesti : osservare il dolore, interrogarsi su di esso, condividerne la fatica e per raggiungere la “Sempiternam Requiem “ nella Gloria del Paradiso. Saranno questi i brani che il coro GoodCompany, diretto da Andrea Motta, proporranno come esperienza di riflessione in musica all'interno della cornice della Settimana Autentica. In programma per mercoledì 13 Aprile, ore 21 presso la chiesa di Masnago.
Siamo al secondo momento della nostra riflessione e comunicazione circa le relazioni personali. In questa seconda e ultima tappa vorremmo confrontarci circa i criteri morali su cui discernere per verificare la bontà delle relazioni tra noi. In base a che cosa possiamo concludere di aver sbagliato? Fin dove è giusto spingerci nei rapporti tra noi? Non vogliamo presentare una scheda teologica, ma vi offriamo dei criteri spirituali, morali e pedagogici, partendo come griglia dalla notissima parabola del “Padre misericordioso” descritta in Lc 15. Da quel comportamento di Dio cosa possiamo imparare circa il relazionarci tra noi? 1. UNA PREMESSA: l’amore del Padre è per sempre. Si parte da un DONO: il primato della Sua fedeltà... credo che il primo aspetto da mettere in campo quando ci si relaziona sia sempre quello di domandarci: “con la presenza di questa persona quale dono ha intenzione di farmi il Signore?... cosa mi sta dicendo attraverso questa presenza, attraverso le sue critiche o le sue conferme? ” 2. AMARE LA VITA CHE NASCE PICCOLA. Il Padre: All’inizio non fa ciò che spesso pensiamo sia meglio fare, e cioè, intervenire immediatamente a bloccare e rimediare, ma divide la sua vita. Lo strappo fa parte della sua vocazione alla paternità. Quest’uomo di fronte alla separazione resta fermo nella comunione: contiene, tiene dentro anche tutto ciò che comunione non è! Comunica nel silenzio la parola “figlio” a quell’identità che si è smarrita; non si chiede dove abbia sbagliato e neppure si chiude in un atteggiamento fiero di infallibilità. Questo dialogo, per certi versi, a senso unico, anticipa l’albeggiare del ritorno: quest’uomo resta dentro la frattura e da questa posizione sente che il figlio perde vita, perciò non smette di parlargli. Accoglie la povertà del legame spezzato e animato dal desiderio di rivederlo, innesta nel vuoto dello strappo: pazienza, attesa, fiducia e speranza, i nuovi nomi del suo essere padre. Dentro la separazione il padre resta solo, l’amore di questo padre resta solo, perché in fedele anticipo... incantevole: il tempo di Dio per salvare dalla morte ognuno di noi si ferma e inventa nuovi sentieri di comunione. Dividere la propria vita, restare fermi nella comunione, accogliere la povertà del legame spezzato... non sono forse i criteri che creano le condizioni per valutare la profondità del nostro operato? 3. LA SOGLIA del tempo e del cuore. C’è un tempo in cui non si può fare altro che stare su una soglia e prendere sul serio l’idea che tutto finisca. Prendere sul serio le persone e il loro perdersi; niente rimane come prima: un senso di morte pervade ogni aspetto e sembra avere l’ultima parola. Rinunciare alla tentazione della delusione sterile, della mormorazione, del giudizio o delle colpevolizzazioni schierate. Sulla soglia si sta in silenzio e si prepara il terreno della comunione in anticipo. Nello strappo di questa relazione di famiglia, il padre vive il dolore e tesse un nuovo spazio per ricucire la relazione. Sulla soglia, quindi, si prende sul serio l’idea che un TUTTO NUOVO possa nascere! Ma come? Attraverso un sentiero antico e sempre nuovo “amatevi come io ho amato voi”. L’accompagnare interpella la vocazione alla comunione delle nostre comunità, le sollecita a mostrare l’amore fino in fondo, fedele per sempre e anche a “senso unico”. Il sostare creativo (creare spazi, momenti di ascolto non giudicante, di umanità e prossimità semplici ma sentite, conoscere e coinvolgere competenze specifiche, pregare insieme...) è possibile per quella comunità che ha compassione. È il verbo che smuove le viscere e ha a che fare con l’inizio della vita; l’avere compassione è la tensione del cuore che si fa spazio di attesa, di pazienza e di fiducia. È quel grembo in cui la vita nasce piccola, come un germoglio. È la parola stessa di Dio che lo rivela. Il padre rimasto sulla soglia animato dal desiderio viscerale di rivedere il figlio, lo vede da lontano, non sta più nella pelle e si mette a correre!!! Gli va incontro e compie atti eloquenti di perdono con una gioia incontenibile che contagia il figlio. Dio con me si compromette! Tocca la mia umanità nel fango, si prende ciò che sono e in cambio mi dona la Sua vita a suon di musica, rallegrandosene. Questo è il contatto che risveglia: la scoperta del volto di Dio così com’è, è la sorpresa che ci risuscita come figli. Il contatto umano e spirituale della comunità è un dono di vita che accompagna e sostiene processi di crescita, annunciando il Signore della vita. Solo la compassione fa crescere nell’amore. Un rapporto è fecondo se nasce, qualunque sia lo sviluppo, da un desiderio grande di volere il bene dell’altro... È sempre così nei nostri rapporti? Partono sempre da questo intento positivo? 4. L’INIZIO TRABALLANTE E PROMETTENTE. “Mi alzerò”, “Andrò da mio padre”, “Dirò”: sono le risposte in relazioni che avvertiamo stanno diventando complicate, fonti di rottura, incomprensibili. Questo figlio sta re-imparando a camminare, perché torna a dialogare con sé e con il padre, nel ricordo che ha di lui. Tornare a parlare e a raccontare significa recuperare il linguaggio della relazione con se stessi e con l’altro. L’incipit è l’istinto di sopravvivenza: questo figlio coscientemente rifiuta la morte! E non è poco!!! È l’essenziale! Vivere relazioni ferite vuol dire avere coscienza di quali siano le morti che vive chi si trova in rotta o in disaccordo. Il criterio per individuare se una relazione è “morta” o non rispecchia più la mia indole e personalità è allora quello di individuare se mi lascia dentro amarezza o voglia di ricominciare . 5. LO SCAMBIO DEI DONI. All’alzarsi interessato del figlio corrisponde l’accoglienza “disinteressata” del padre. La storia sino ad allora vissuta non era stata sufficiente per conoscerne pienamente l’amore. Relazionarsi vuol dire convertirsi al dono che il Signore opera nella vita delle persone, ringraziare e rallegrarsi perché se ne diventa partecipi GRATUITAMENTE. Di quali doni stiamo parlando? Il Padre non ridona la fiducia persa, ma ne offre una tutta nuova, segno visibile del perdono offerto; l’evangelista Luca con una descrizione minuziosa ci porta dentro casa per vedere (i sandali, il vestito, l’anello, il vitello grasso, la musica, la festa). Il padre vuole proprio assicurarsi che nessuno si sbagli: chi è tornato è suo figlio! Il figlio minore nel suo tornare ci regala i doni del padre: la confidenza e la sua benedizione, la mitezza (ciò che ha non è dovuto alla sua forza, potenza e al suo orgoglio, MA È DONATO!), la consolazione, un cuore indiviso, una parola vera (capace di riconoscere il peccato, di confessarlo) e affidabile (stipula i contratti e amministra i beni), l’umiltà di lasciarsi rivestire come fosse un bambino piccolo (si abbandona all’abbraccio)... Il tempo del “ritorno” è lo spazio dello scambio... Forse prima di relegare una relazione sotto l’etichetta “fallimento” occorre domandarsi quali doni ha portato in dote nella mia vita. 6. LA SORPRESA CHE NON TI ASPETTI. La parabola si complica proprio sul finale, perché la gioia così contagiosa, così convincente è bloccata dall’insospettabile figlio maggiore che vive da separato in casa, perdendosi la passione instancabile del padre di esserlo fino in fondo. Mentre il figlio minore, nel cammino fatto sin qui, arriva a sentirsi “indegno”, il maggiore “si indigna”: resta fuori. “Tu non hai mai fatto festa per me; questo tuo figlio...”. La rabbia si esprime con parole che lo separano e lo distinguono: non si sente figlio e tantomeno fratello. Il padre non si ferma mai dentro le nostre durezze e incredulità. E io? Sono capace di superare le mie durezze nei rapporti anche fallimentari... o diventano una “tomba” per ripartire? 7. CONCLUSIONE: Il compimento della parabola si chiama fraternità! Il plurale parla di Dio, la fede al plurale racconta il cuore di Dio, l’inedito di chi ha attraversato la morte porta luce che attrae e annuncia la Pasqua. Don Giampietro