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Elia, le parole della bocca del Signore, i corvi e la vedova Preghiamo Donaci, Signore, una vera, nuova e più approfondita conoscenza di te. Anche attraverso le parole che non comprendiamo, fa’ che possiamo intuire con l’affetto del cuore il mistero tuo che è al di là di ogni comprendere. Fa’ che l’esercizio di pazienza della mente, il percorso spinoso dell’intelligenza sia il segno di una verità che non è raggiunta semplicemente coi canoni della ragione umana, ma è al di là di tutto e, proprio per questo, è la luce senza confini, mistero inaccessibile e insieme nutritivo per l’esistenza dell’uomo, per i suoi drammi e le sue apparenti assurdità. Donaci di conoscere te, di conoscere noi stessi, di conoscere le sofferenze dell’umanità, di conoscere le difficoltà nelle quali si dibattono molti cuori e di ritornare a una sempre nuova e più vera esperienza di te. Amen. (C. M. Martini) Il testo: 1Re 17,1-16 1Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: "Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io". 2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3"Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare". 5Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente. 7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9"Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti". 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere". 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: "Per favore, prendimi anche un pezzo di pane". 12Quella rispose: "Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo". 13Elia le disse: "Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra". 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia. Per la riflessione/comunicazione della fede Iniziamo a conoscere il profeta Elia che improvvisamente fa il suo ingresso nel testo biblico. Dopo il primo versetto nel quale il profeta annuncia ad Acab, re di Israele, una terribile siccità nel regno, il Signore rivolge a Elia la sua prima parola: lo invia a oriente del Giordano, affinché possa avere vita dall'acqua del torrente Cherìt, mentre gli manderà dei corvi che porteranno da mangiare pane e carne al mattino e alla sera. Così fino a quando anche il torrente non si secca per la mancanza della pioggia (vv. 2-7). Allora il Signore rivolge una seconda parola al profeta: lo invia da una vedova di Sarepta, in terra fenicia, luogo di provenienza della nemica Gezabele, moglie del re Acab. Una vedova, povera e straniera, si prende cura di Elia, e il Signore, attraverso la bocca del profeta, promette che non mancheranno farina e olio per la vedova, il figlio ed Elia. La vedova ed Elia obbediscono al Signore e la sua parola si avvera... (vv. 8-16). Il nome Elia significa “il mio Dio è YHWH (tradotto con Signore)”: Elia è chiamato a scoprire e testimoniare cosa significhi che “Dio è il Signore”, quale sia il suo volto e quindi la missione del popolo di Israele. Si apre così un racconto che ha tanto da dire alla nostra vita, alla nostra fede e missione, così come ha detto tanto a Gesù e alla prima Chiesa cristiana Possiamo notare quanto la vicenda di Elia fosse presente e abbia nutrito la coscienza di Gesù sulla propria identità, così come le prime comunità cristiane, fino agli evangelisti. Come tutte le Scritture, anche queste sono pagine che Gesù avrà meditato a lungo e dentro le quali Dio Padre gli avrà parlato, affinché fosse “suo Figlio” per una fraternità tra tutti gli uomini e le donne. L'azione di Gesù è stata ed è una continua opera di riconciliazione per la comunione dei figli nell’unico Padre. Possiamo immaginare che nella mente e nel cuore di Gesù risuonasse questa pagina profetica, quando al pozzo di Sicar incontrò la donna samaritana e, come Elia con la donna straniera, le chiese di dargli da bere (cfr. Gv 4,1-42). Il riferimento di Gesù ai cinque mariti della donna samaritana che sono una chiara allusione ai culti idolatrici del popolo del nord (cfr. 2Re 17,24-41, i cinque santuari di dèi stranieri), secondo la simbolica della prostituzione e dell’adulterio del profeta Osea (cfr. Os 2,4.7-9.15; 3,1), tanto che poi la discussione tra Gesù e la donna, che infatti lo riconosce come profeta, verte sul tema del tempio (Garizim a Samaria, il sesto uomo, o Gerusalemme), è un richiamo profetico affinché i samaritani adorino finalmente in Gesù (il “settimo uomo”, l’ultimo tempio) l’unico Dio in comunione con i giudei. Questa è l’acqua che Gesù ha da dare e che consente di non avere più sete. Quando, subito dopo, Gesù dice ai discepoli che lui ha da mangiare “un cibo che non conoscono”, si tratta della riconciliazione dello scisma ebraico tra giudei e samaritani: infatti, «i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,35) sono i samaritani che stanno finalmente venendo verso Gesù. Anche qui la disponibilità di una donna ormai considerata dai giudei “straniera” diventa occasione perché Dio sia il Signore, cioè un Dio di comunione per tutti, e che il popolo eletto trovi in Gesù riconciliazione per esserne suo segno. Gesù viene a compiere il ministero di Elia e di tutti i profeti. Questo dinamismo è ancora più evidente quando Gesù, in Lc 4,16-30, cita proprio l’episodio della vedova di Sarepta di Sidone per motivare il suo ministero di apertura “agli altri”. La protesta degli abitanti di Nàzaret, un villaggio di “ultranazionalisti” davidici, è proprio per l’apertura di Gesù allo straniero («Medico, cura te stesso» Lc 4,23). E quando Gesù cita Elia con la vedova ed Eliseo con Naaman il siro, addirittura, lo vogliono buttare giù dal precipizio. Anche la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che con Elia non vengono mai meno, evocano la moltiplicazione dei pani e dei pesci che nel Vangelo secondo Marco è prima per i giudei (cfr. Mc 6,30-44) e poi, anche a seguito dell’incontro di Gesù con la donna siro-fenicia a riguardo delle “briciole di pane” (cfr. Mc 7,24-30), per i pagani, “gli altri”, in Mc 8,1-10. Gesù si presenterà come “pane” di riconciliazione e di comunione tra giudei, samaritani e stranieri. Qualsiasi “divinità” che non sia di riconciliazione e di comunione, non è il “Signore di Israele”, non è il “Signore Gesù”, ma un idolo scolpito dagli uomini, che non dà vita e che genera violenza e divisione. Come ancora ai tempi di Gesù, il popolo di Israele - così come il profeta Elia e così come tutti noi oggi in quanto Chiesa - siamo chiamati a capire che “Dio è” il Signore e così comprendere chi siamo noi, e a quale fede e missione siamo chiamati in questo particolare momento storico. Domande per la riflessione e la condivisione della fede 1. Quali tratti del volto del Signore emergono in questo primo episodio della vicenda di Elia? Cosa suggeriscono alla mia fede personale? 2. Come descriveresti la fede di Elia e della vedova di Sarepta? Quali differenze con la mia fede personale? 3. Da questo primo episodio quale identità di Chiesa emerge? Come si declina con l’invito di papa Francesco a essere “Chiesa in uscita”? Siamo capaci essere Vangelo, parola di Dio presso coloro che ci vivono accanto? Quali difficoltà avverto? 4. Hai fatto come Elia esperienza di Vangelo in contesti inconsueti e inattesi? Come hanno aiutato (o ostacolato) la tua fede cristiana?
La scorsa settimana si è tenuto il Consiglio Pastorale nel quale abbiamo portato lo sguardo avanti circa due attività che vedranno impegnate le nostre parrocchie nell’immediato futuro. Questo al fine di non arrivare poi a decisioni affrettate che avrebbero il risultato di scontentare tutti creando dissapori e malumori. 1. Circa le benedizioni natalizie Alla base abbiamo considerato due posizioni entrambe legittime che però mettono in gioco scelte di valore differenti.La prima di queste privilegia l’occasione di poter entrare a portare la benedizione del Signore in tutte le famiglie che ne esprimono il desiderio (è la scelta attuata in questi ultimi 2 anni dopo la pandemia) perché è un segno significativo di attenzione verso tutti coloro che lo richiedessero. Questa scelta però deve fare i conti con l’età sempre più avanzata dei Sacerdoti e con la considerazione che non si ritiene positivo il fatto che don Michele e suor Gioia per 5 settimane non riescano più ad incontrare i ragazzi alla catechesi settimanale. La seconda opzione privilegia la scelta di poter dedicare maggior tempo alle famiglie visitate scegliendo di fermarsi con più calma ad ascoltare le persone con i loro problemi. Questo comporterebbe necessariamente di benedire solo metà delle famiglie nella singola parrocchia, rinviando la metà mancante al Natale successivo. Entrambe le scelte hanno le loro motivazioni a favore e contrarie. I Consiglieri hanno ribadito l’importanza di questo segno natalizio. Come diaconia, dopo averci riflettuto parecchio insieme e considerando il fatto che quest’anno per l’ultima volta potremo ancora contare sull’apporto di don Feniasse, abbiamo scelto di provare a benedire ancora tutte le famiglie delle 8 parrocchie che manifesteranno attraverso l’immaginetta esposta all’ingresso di casa di desiderare la benedizione. Don Michele e suor Gioia inizieranno il loro giro dopo le 17:00 e qualche famiglia verrà lasciata il sabato mattina. Se poi qualcuno manifesterà l’esigenza di esporre qualche problema urgente, quella famiglia verrà visitata in un secondo momento il più presto possibile. Spero si colga che da parte di noi sacerdoti e suore c’è l’intenzione di non lasciare da parte nessuno. 2. Circa la S. Messa di Natale per i ragazzi e i loro genitori Anche qui le possibilità appoggiano su due motivazioni entrambe valide.La prima è quella di favorire, nella festività natalizia, il maggior numero di presenze. Almeno una volta all’anno vedere le nostre chiese piene di ragazzi! In questo caso la scelta di gran lunga migliore è quella di celebrare il giorno 24 alle ore 18:00. Circa questa soluzione la perplessità è però quella della motivazione che porterebbe ad avere la Chiesa piena: è veramente quella di far vivere il meglio possibile la centralità del Natale ai nostri ragazzi, oppure è la comodità di “aver messo a posto” il precetto di Natale senza intaccare il cenone di vigilia e il giorno 25?La seconda opzione è quella - proprio perché è il giorno di Natale, quello più importante per un cristiano dopo quello di Pasqua – di aiutare i genitori a compiere una scelta di valore: “scegliamo” di vivere il Natale non percorrendo la strada più comoda, ma quella che maggiormente sottolinea che è un giorno diverso da qualsiasi altra domenica. In questo caso la scelta sarebbe quella di vivere il Natale celebrando con i nostri ragazzi la Messa “nella notte santa” alle ore 21:00.Come potete ben capire, anche in questo caso entrambe le opzioni presentano “pro” e “contro”. I Consiglieri presenti si sono espressi per la seconda opzione, privilegiando la scelta di valore. Quindi celebreremo la S. Messa di Natale dedicata principalmente ai ragazzi alle ore 21:00 del 24 dicembre sia a Bobbiate che a Masnago. Questa scelta è supportata anche dal fatto che quest’anno il 24 dicembre cade di domenica e quindi la S. Messa delle ore 18:00 sarebbe valida per la domenica o per il giorno di Natale? E la presenza dei ragazzi a quella Messa esonererebbe da quella di precetto della domenica mattina 24? Due messe in una? Per non dare adito ad ulteriori confusioni, si è scelta la strada sopra esposta. Siamo consapevoli che tale decisione potrà creare scontento e malumore... invito però tutti i genitori, prima di reagire “di pancia” sbottando, di domandarsi veramente se almeno a Natale non vale la pena compiere una scelta “di valore”. don Giampietro a nome del Consiglio Pastorale
L’avvento in cui ci siamo immersi in questi giorni è da sempre un tempo che si lega strettamente con le profezie antiche
1° giorno: VARESE / MENTONE / AVIGNONE In mattinata ritrovo dei partecipanti a Varese e partenza per la Francia, lungo la riviera ligure e Ventimiglia. Sosta a Mentone, rinomata località della Costa Azzurra.Passeggiata nella Città Vecchia, una collina degradante verso il mare con case colorate, eleganti negozi e giardini coltivati a limoni. Salita alla Chiesa di St. Michel con bel panorama sulla città. Pranzo libero. Proseguimento per la Provenza, una delle più dolci regioni francesi e arrivo ad Avignone, distesa armoniosamente lungo il Rodano, universalmente nota per essere divenuta sede papale nel XIV secolo, epoca alla quale si deve l'edificazione del grandioso Palazzo, con le molte sale e cappelle riccamente decorate. Cena e pernottamento. 2° giorno: AVIGNONE / CARCASSONNE Prima colazione. Mattinata dedicata alla visita della città con guida e al Palazzo dei Papi. Pranzo. Nel pomeriggio partenza per Carcassonne, cittadina tuttora circondata dalla più completa e bella cinta muraria d’Europa, che le ha permesso di conservare intatta la sua impronta medievale. Cena e pernottamento. 3° giorno: CARCASSONNE / LOURDES Prima colazione. Passeggiata nel centro storico. Partenza per Lourdes, considerata uno dei più celebri luoghi di pellegrinaggio del mondo cattolico. Sistemazione in Hotel. Pranzo. Nel pomeriggio visita della Basilica con la Grotta di Bernardette e partecipazione alle funzioni religiose. Cena e pernottamento. 4° giorno: L O U R D E S Pensione completa. Giornata dedicata alla visita di questa cittadina posta ai piedi dei Pirenei, divenuta famosa in tutto il mondo cattolico allorché, nel 1858 si verificò l’apparizione della Madonna nella grotta di Massabielle. La grande ‘Esplanade’ precede l’imponente complesso della basilica di stile gotico-bizantino, eretta negli anni 1876 - 1908, con interno ad unica navata. Ai piedi della Basilica, vicino al fiume Gave, si trova la grotta dove Bernadette Soubirous ebbe la prima apparizione della Vergine. Durante il giorno ed anche la sera numerose sono le celebrazioni liturgiche che si tengono sull’Esplanade e nella Basilica, seguite dalla Via Crucis, processioni e mistiche fiaccolate. 5° giorno: LOURDES / CAMARGUE Prima colazione. Partenza per la Costa Mediterranea e arrivo in Camargue, parco naturale formato dal delta del fiume Rodano. Pranzo in ristorante lungo il percorso. Visita di Aigues Mortes, caratteristico borgo fortificato fondato da San Luigi IX re di Francia. A testimoniare l’importanza militare del luogo rimangono la cinta muraria e la circolare Tour de Constance. Proseguimento per Les-Saintes-Maries-de-la-Mer, suggestivo villaggio della Camargue, sul mare con la chiesa fortificata del secolo XII, meta di pellegrinaggi gitani. Passeggiata nel centro. In serata arrivo ad Arles, antica città di origine celtica, floridissima colonia romana. Interessante la Cattedrale di St. Trophime dei sec. XI-XII e la famosa arena, eretta alla fine del sec. I. Cena e pernottamento. 6° giorno : ARLES / BRIANCON / VARESE Prima colazione. Visita panoramica della città. Partenza per il viaggio di rientro risalendo la vallata della Durance, fino a Briancon, antica città fortificata. Pranzo in ristorante lungo il percorso. Proseguimento per l’Italia superando il panoramico Passo del Monginevro e discesa in Val di Susa verso Torino. Arrivo a Varese in serata. QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE: Euro 980 (base 40-45 persone) Supplemento camera singola: Euro 250 La quota comprende: - viaggio in autopullman Gran Turismo- sistemazione in Hotel di categoria 3-4 stelle, camere doppie con servizi- pasti come da programma compreso bevande - visita con guida di Avignone e al Palazzo dei Papi (incluso ingresso) - assicurazione per infortunio e malattia durante il viaggio con rinuncia causa malattia grave e improvvisa- documentazione di viaggio La quota non comprende: - pranzo del primo giorno- gli ingressi a musei e monumenti ove non previsti- eventuale piccola tassa comunale di soggiorno (da pagare direttamente in Hotel) - tutto quanto non espressamente indicato nel programma Documento per l’espatrio: Carta d'Identità ISCRIZIONI ENTRO FINE NOVEMBRE 2023 (salvo esaurimento posti) ACCONTO di 300 euro per persona PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI: Cinzia 347 7262260
Per molti di noi dire “attesa” significa indicare uno stato di immobilità: sto fermo e attendo quello che capita. Così anche parlare di speranza per molti significa solo come emettere un sospiro di chi non sa che cosa gli riserba il futuro. Molti, in dialetto, dicono: “sperèm!”. Per il cristiano non è così! Noi siamo gente che attende il ritorno finale di Cristo e spera che si compia il suo Regno ma non nell'immobilismo, ma fondandoci sulla vicenda della salvezza. Essa parte dall'intervento di Dio al fianco di Abramo, nell'opera dell'Esodo, nella vicenda dei profeti che chiedevano un rinnovamento del popolo nella fedeltà all'alleanza e, soprattutto, si compie nella vicenda umana del Figlio di Dio, il Signore Gesù. Questo ci pone subito nella situazione dell'uomo che attende quello che sarà nel futuro e che si scontra con la realtà della sua finitezza, si scontra con il problema della morte. Sono passati circa 40 secoli dall'intervento di Dio al fianco di Abramo e che cosa è avvenuto nel nostro mondo? Siamo sempre immersi nell'egoismo di un uomo contro un altro uomo, di un popolo contro altri popoli, nelle guerre e nelle ingiustizie. Come sperare ancora? La risposta data nella storia è duplice: da una parte l'utopia marxista che ci parla del sole dell'avvenire; dall'altra la speranza cristiana: essa permette al credente di chiarire l'insanabile contrasto tra l'apertura illimitata alla vita e il limite della morte che è presente alla coscienza come un destino inevitabile e una minaccia permanente. Perciò la chiamata alla speranza appartiene anzitutto alla struttura fondamentale dell'uomo come singolo e comunità: è il desiderio di compiutezza e di realizzazione di una pienezza di bene e di gioia. In questo senso la speranza cristiana deve liberarsi da una mentalità puramente esistenzialista e aprirsi all'anelito di un futuro che sia di pienezza di realizzazione. Chi ci porta alla visione completa della fine dei tempi è il Signore Gesù, lui porta in sé stesso la tensione verso il futuro assoluto: Dio. Nel mistero pasquale noi contempliamo il suo darsi definitivo al Padre. È il suo esodo da se stesso e il suo atto di totale fiducia al Padre “che lo poteva salvare dalla morte” (Eb. 5,7). È il compimento di tutte le promesse fatte da Dio ad Israele, ed insieme l'introduzione di una nuova prospettiva per il futuro: l'adempimento nella storia di Dio della piena liberazione dell'uomo e del mondo. Questo ci conduce a comprendere il legame tra le tre virtù teologali: la fede, la speranza e la carità. Non ci può essere speranza senza il fondamento sulla fede che ci dice l'opera compiuta da Dio a nostro vantaggio; e non è vera speranza quella che non coinvolge l'azione del credente nella carità perché sia testimoniato l'amore di Dio per l'uomo. Per questo l'Avvento deve essere tempo della ripresa della contemplazione del volto di Cristo e della sua opera, scrutando le scritture che ci dicono che Egli è il seme di Dio gettato in terra e che porterà molto frutto dopo la sua morte e operando perché ciò che Cristo ci ha testimoniato in tutta la sua vita e la sua predicazione diventi stile di vita quotidiana. Il futuro della speranza cristiana non è l'orizzonte vuoto di un indefinito sperare, ma la pienezza reale dell'uomo in tutte le sue dimensioni fondamentali della sua esistenza, nella sua apertura all'Assoluto che sarà colmata nella visione di Dio, nella comunione interpersonale che sarà compiuta ed espressa con la partecipazione di tutti alla gloria di Cristo, nella relazione al mondo e alla storia che non sarà distrutta, bensì assunta nella nuova esistenza dell'umanità: “Cieli e terra nuova” come ci ha detto S. Pietro. Vivere sotto la signoria di Dio, manifestatasi nella risurrezione di Cristo, significa vivere come migranti sul punto di partire. Questa è la spiritualità dell'Avvento. La speranza diventa un atteggiamento attivo, nutrito di coraggio e di fortezza d'animo, che alimenta la resistenza nella sofferenza e la tensione nella lotta perché “Cristo sia tutto in tutti” e venga il Regno del nostro Padre. Don Felice
1° giorno: VARESE / MENTONE / AVIGNONE In mattinata ritrovo dei partecipanti a Varese e partenza per la Francia, lungo la riviera ligure e Ventimiglia. Sosta a Mentone, rinomata località della Costa Azzurra.Passeggiata nella Città Vecchia, una collina degradante verso il mare con case colorate, eleganti negozi e giardini coltivati a limoni. Salita alla Chiesa di St. Michel con bel panorama sulla città. Pranzo libero. Proseguimento per la Provenza, una delle più dolci regioni francesi e arrivo ad Avignone, distesa armoniosamente lungo il Rodano, universalmente nota per essere divenuta sede papale nel XIV secolo, epoca alla quale si deve l'edificazione del grandioso Palazzo, con le molte sale e cappelle riccamente decorate. Cena e pernottamento. 2° giorno: AVIGNONE / CARCASSONNE Prima colazione. Mattinata dedicata alla visita della città con guida e al Palazzo dei Papi. Pranzo. Nel pomeriggio partenza per Carcassonne, cittadina tuttora circondata dalla più completa e bella cinta muraria d’Europa, che le ha permesso di conservare intatta la sua impronta medievale. Cena e pernottamento. 3° giorno: CARCASSONNE / LOURDES Prima colazione. Passeggiata nel centro storico. Partenza per Lourdes, considerata uno dei più celebri luoghi di pellegrinaggio del mondo cattolico. Sistemazione in Hotel. Pranzo. Nel pomeriggio visita della Basilica con la Grotta di Bernardette e partecipazione alle funzioni religiose. Cena e pernottamento. 4° giorno: L O U R D E S Pensione completa. Giornata dedicata alla visita di questa cittadina posta ai piedi dei Pirenei, divenuta famosa in tutto il mondo cattolico allorché, nel 1858 si verificò l’apparizione della Madonna nella grotta di Massabielle. La grande ‘Esplanade’ precede l’imponente complesso della basilica di stile gotico-bizantino, eretta negli anni 1876 - 1908, con interno ad unica navata. Ai piedi della Basilica, vicino al fiume Gave, si trova la grotta dove Bernadette Soubirous ebbe la prima apparizione della Vergine. Durante il giorno ed anche la sera numerose sono le celebrazioni liturgiche che si tengono sull’Esplanade e nella Basilica, seguite dalla Via Crucis, processioni e mistiche fiaccolate. 5° giorno: LOURDES / CAMARGUE Prima colazione. Partenza per la Costa Mediterranea e arrivo in Camargue, parco naturale formato dal delta del fiume Rodano. Pranzo in ristorante lungo il percorso. Visita di Aigues Mortes, caratteristico borgo fortificato fondato da San Luigi IX re di Francia. A testimoniare l’importanza militare del luogo rimangono la cinta muraria e la circolare Tour de Constance. Proseguimento per Les-Saintes-Maries-de-la-Mer, suggestivo villaggio della Camargue, sul mare con la chiesa fortificata del secolo XII, meta di pellegrinaggi gitani. Passeggiata nel centro. In serata arrivo ad Arles, antica città di origine celtica, floridissima colonia romana. Interessante la Cattedrale di St. Trophime dei sec. XI-XII e la famosa arena, eretta alla fine del sec. I. Cena e pernottamento. 6° giorno : ARLES / BRIANCON / VARESE Prima colazione. Visita panoramica della città. Partenza per il viaggio di rientro risalendo la vallata della Durance, fino a Briancon, antica città fortificata. Pranzo in ristorante lungo il percorso. Proseguimento per l’Italia superando il panoramico Passo del Monginevro e discesa in Val di Susa verso Torino. Arrivo a Varese in serata. QUOTA INDIVIDUALE DI PARTECIPAZIONE: Euro 980 (base 40-45 persone) Supplemento camera singola: Euro 250 La quota comprende: - viaggio in autopullman Gran Turismo- sistemazione in Hotel di categoria 3-4 stelle, camere doppie con servizi- pasti come da programma compreso bevande - visita con guida di Avignone e al Palazzo dei Papi (incluso ingresso) - assicurazione per infortunio e malattia durante il viaggio con rinuncia causa malattia grave e improvvisa- documentazione di viaggio La quota non comprende: - pranzo del primo giorno- gli ingressi a musei e monumenti ove non previsti- eventuale piccola tassa comunale di soggiorno (da pagare direttamente in Hotel) - tutto quanto non espressamente indicato nel programma Documento per l’espatrio: Carta d'Identità ISCRIZIONI ENTRO FINE NOVEMBRE 2023 (salvo esaurimento posti) ACCONTO di 300 euro per persona PER INFORMAZIONI E ISCRIZIONI: Cinzia 347 7262260