In questo numero del foglio “In Cammino” lasciamo spazio a due saluti particolari.Il primo arriva da colui che fino al 31 agosto è stato il nostro Vicario Episcopale: il Vescovo Mons. Giuseppe Vegezzi. Sono appunti tratti dall’omelia di saluto che ha tenuto in basilica di S. Vittore a Varese in occasione del suo saluto alla nostra zona pastorale. Lascia alle nostre comunità cristiane alcuni mandati particolari che possiamo assumere come prospettive ecclesiali e spirituali su cui camminare.Il secondo saluto invece è del nostro caro don Jean che in settimana ha fatto ritorno a casa in Togo. È un saluto carico di affetto e riconoscenza. A lui il nostro “grazie” insieme ad un affettuoso “arrivederci . Oggi si celebra la giornata per la custodia del Creato: siamo invitati a custodire la nostra casa comune dove il creatore ci ha posto per renderla migliore, accogliente e vivibile per tutti; già il libro della Genesi ce lo indicava “Dio pose l’uomo e la donna nell’Eden perché lo coltivasse e lo custodisse”. Sappiamo che non sempre è stato così: l’uomo spesso per egoismo ha deformato e sfigurato la nostra terra, ora dobbiamo cercare di correre ai rimedi. • Oggi la Parola di Dio ci ricorda che dobbiamo custodire anche la nostra dignità di popolo di Dio, facendo attenzione a “non nascondere sotto i nostri abiti idoli” che indicano il nostro allontanarsi da Lui, il Dio vivente.Chi si allontana da Dio trova solo la morte, quella dell’anima, del senso del vivere soprattutto. Per fortuna abbiamo un Dio misericordioso e pietoso che ci dà un’altra possibilità di riscatto perché noi siamo destinati alla risurrezione, ad una vita nuova. • Ecco l’importanza del vangelo di Giovanni ascoltato: il Battista “che stava ancora là” indica la persona giusta da seguire: Ecco l’agnello di Dio!!! Ecco l’uomo da seguire per realizzare la propria esistenza: questo è il nostro compito, questo è il compito dei discepoli di Gesù: indicare Lui per seguire e raggiungere la felicità! Non so se sempre ci riusciamo! Dobbiamo avere il coraggio di lasciarci interrogare da Gesù e lasciarci fissare dal suo sguardo: “Che cosa cercate?”, “Venite e vedrete”... E cambiarono vita!Le nostre comunità possono dire la stessa cosa? Il nostro stile affascina? La nostra originalità è attraente? Ciò avviene se “stiamo con Lui... erano le quattro del pomeriggio” Gli incontri speciali lasciano il segno! E ci trasformano (Simone – Pietro) • L’augurio che faccio alla Zona di Varese che mi ha educato alla responsabilità nella Chiesa e che mi ha chiamato all’Episcopato è quello di vivere sempre i tre verbi che Papa Francesco ha indicato ai giovani a Lisbona:BRILLARE – ASCOLTARE – NON TEMERE! Brillare non di luce propria.Ascoltare chi indica la strada da seguire.Non temere di vivere il discepolato in questo tempo.Ringrazio per il bene ricevuto e chiedo scusa se non sono stato all’altezza delle vostre aspettative. Buon cammino con don Franco! Mons. Giuseppe Vegezzi
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Sabato – 24 giugno 2023 – alle ore 21.30 il pesante portone del Castello di Masnago aprirà i battenti per permettere ai proprietari, ai parenti, agli amici, a tutti coloro cioè che vivono e operano dentro e all’ombra del maestoso maniero di partecipare al Corteo storico, che sfilerà per le vie di Masnago e aprirà le celebrazioni per la festa della quarantacinquesima edizione del palio delle “6 Contrade”. I signori del castello, a cui faranno ala le dame, cavalieri, armigeri e soldati, autorità della Chiesa locale nonché il popolo tutto, festante e gioioso, percorreranno le vie del rione, addobbati in preziosi costumi dell'epoca (XV secolo).Gli abiti indossati per la sfilata sono stati, in gran parte, ispirati e copiati dagli affreschi presenti nelle sontuose sale del Castello: quella degli “svaghi” (piano terreno) e quella dei “vizi e delle virtù” (I piano) e fedelmente realizzati dalle abili mani delle donne del rione in questi quarantacinque anni di vita del Palio: si tratta per alcune di abili professioniste-sarte; altre invece sono semplici operatrici di ago e filo, con l'abilità del cucito e del ricamo, trasmesso loro, come si usava un tempo, in casa, da nonne e madri.Il corteo, composto da circa 120-130 figuranti, sarà accompagnato dai nobili rappresentanti delle “6 Contrade”.La sfilata sarà annunciata dal suono di tamburi e trombe e dallo sventolio degli Sbandieratori e Musici Lariani e arriverà sul sagrato della Chiesa per assistere al grande spettacolo con performance di fuoco a cura di “Drago bianco” con un pirotecnico finale di fuochi d'artificio! Vi aspettiamo!
L’associazione “Comitato Maria Letizia Verga” ODV, fondata nel 1979, riunisce genitori, volontari, amici sostenitori, ricercatori, medici e operatori sanitari in un’alleanza che ha per obiettivo il miglioramento della qualità complessiva della vita del bambino e ragazzo affetto da malattie emato-oncologiche e malattie ad alta complessità terapeutica metaboliche e genetiche. Da 43 anni il Comitato è impegnato nella lotta contro la leucemia del bambino affrontando la malattia e la cura facendosi carico dei problemi della famiglia in nome di un’alleanza terapeutica basata sull’identità di intenti tra medici e genitori. Grazie ai progressi compiuti dalla ricerca oggi più dell’85% dei bambini con leucemia o linfoma guarisce, contro il 30% del 1979. Il Comitato continuerà a lavorare a sostegno della ricerca, perché anche quel 15% di bambini che oggi non ce la fa possa raggiungere la completa guarigione. Tutto ciò ha avuto inizio da un evento tragico e doloroso per la famiglia Verga era l’aprile del 1979 quando Maria Letizia Verga alla fine di una giornata in montagna sugli sci denuncia di non stare bene di sentire un forte dolore alle gambe. Subito la famiglia si rivolge ad un medico sul posto che consiglia di rientrare immediatamente a Varese e di portarla in ospedale. Dove viene consigliato alla famiglia di correre alla clinica De Marchi di Milano la diagnosi di leucemia viene confermata. Giovanni e Marilisa sin da subito ricevono una diagnosi che non lascia scampo a molte speranze negli anni ‘70, quando non c’era se non una minima prospettiva di sopravvivenza per i bambini. Dopo sei mesi in cui si tentano tutte le terapie possibili per l’epoca Maria Letizia ci lascia il 1 novembre 1979. Giovanni racconta: “dopo il funerale tornato a casa mi sono trovato in mano 12-13 milioni di lire, sono andato dal dottor Giuseppe Masera e gli ho detto di comprare quello che serviva al reparto”. La risposta che non si aspettava: “Perché non pensiamo a qualcosa di più duraturo nel tempo, che veda voi genitori più attori che spettatori?”. Così è nato il Comitato Maria Letizia Verga per lo studio e le cure della leucemia del bambino. I lissaghesi venendo a conoscenza di quello che la famiglia Verga stava realizzando si uniscono a loro. I genitori e le maestre dell’ex scuola elementare Marzorati e della scuola dell’infanzia A.M. e G.B. Dall’Aglio insieme alle suore della Congregazione di S.M. di Loreto danno vita alla prima Camminata dei Fiori nel maggio 1980. I fiori raccolti nei campi di Lissago venivano portati alla tomba della piccola Leti al cimitero di Calcinate. Le offerte raccolte venivano donate al nuovo comitato. La festa di primavera con la sua camminata dei fiori sono le più antiche manifestazioni a scopo benefico svolte per sostenere il comitato M.L.V. L’anno successivo Maggio 1981 tutti di nuovo in pista con l’aiuto dell’allora Lissago Basket per il 1° trofeo M.L.Verga con l’apertura degli stand gastronomici all’ interno del cortile della scuola materna. Da allora ogni anno si ripete la Festa di Primavera caratterizzata dalla camminata non competitiva di circa 6 Km nel verde, la Santa Messa al Campo Sportivo animata dalle Scuole dell’Infanzia di Lissago Dall’aglio e Calcinate M.L.Verga, il concorso di pittura dal titolo quest’anno “piccoli esercizi di meraviglia quotidiana “, i tornei di burraco e padel, musica e stand gastronomici. È stata la scintilla della collaborazione tra medici e genitori, a costruire negli anni un nuovo metodo, oggi racchiuso nel Centro di Monza. «La leucemia all’epoca era incurabile e nessuno voleva investire su questa malattia. Il Comitato l’ha fatto: in 20 anni si è arrivati a investire l’equivalente di decine di milioni di euro nel pubblico, finché si è pensato di mettere a regime questa collaborazione pubblico-privato e il sistema di raccolta fondi». Il Centro, costruito autonomamente con donazioni private, offre un servizio di altissimo livello e gratuito all’interno di una struttura pubblica: fa parte dell’Ospedale, Irccs, San Gerardo di Monza. La leucemia ogni anno colpisce 400 bambini in Italia, a Monza ne arrivano circa un centinaio (in tutto 400 bambini sono in cura attualmente presso il Centro di Monza). Presso il Centro M.L. Verga ai bambini e ai ragazzi viene fatta: CURA attraverso protocolli più avanzati, terapie innovative, la genetica e la terapia traslazionale, ASSISTENZA per le famiglie a 360 gradi attraverso servizi psicosociali e soluzioni logistiche e di residenza presso la cascina Vallera; invece per i ragazzi ci sono attività come sport-terapy, spazi dedicati all’ascolto e scuola. RICERCA e diagnosi di alto livello, tra l’altro, la ricerca sul passaporto genetico, lo strumento che individua il profilo genetico di ogni bambino malato per trovare la migliore terapia. Giovanni conclude dicendo: «Credo che fosse tutto scritto: non avrei modo di giustificare o capire, se non pensando che ognuno di noi è portatore di una piccola tessera in questo disegno cosmico. Quello che siamo riusciti a fare è un complesso di cose che ti fa dire “val la pena vivere”». Oggi è un Centro di eccellenza nel mondo per la cura delle leucemie e di tutte le malattie del sangue nel bambino, unico nel suo genere in Italia e tra i pochi in Europa, nato dalla consapevolezza che i tempi fossero maturi per cambiare. Il Comitato ha un nuovo Grande Sogno ampliare il Centro Maria Letizia Verga per sviluppare sempre più ricerca e dare le migliori cure a bambini e ragazzi che necessitano di spazi adeguati, l’intera opera costerà 15 milioni di euro. Consapevoli che la nostra Festa di Primavera è solo una goccia in un oceano, Aiutaci a realizzare questo GRANDE SOGNO!!!
L’infinito plasma l’opera. La costruzione del Duomo di Milano Nel Medioevo, un edificio su tutti esprimeva la natura dell’uomo come rapporto con l’infinito: la cattedrale. Al cuore delle città d’Europa, le cattedrali medioevali sono il simbolo di un’epoca, i luoghi in cui si incarnò l’ideale di un mondo. Il Duomo di Milano rappresenta l’ultima delle cattedrali italiane e certamente la più “europea”, per la collocazione geografica della città lombarda e per le complesse vicende che ne accompagnano una costruzione durata sei secoli. EL PRINCIPIO DIL DOMO DI MILANO FU NEL ANNO 1386 Così si legge in una lapide ancora oggi visibile all’interno del Duomo. Il 12 maggio 1386, l’Arcivescovo Antonio da Saluzzo annunciava che “i fedeli con cuore unamnime intendevano edificare ex novo la propria cattedrale”, in sostituzione dell’antica Chiesa di Santa Maria Maggiore ormai in rovina. I Milanesi accolsero con entusiasmo l’invi-to: una città ricca e potente come era diventata Milano in età comunale non poteva non avere una cattedrale degna della sua importanza. Il prestigio delle città si combatteva allora anche a colpi di bellezza: le maggiori città italiane sfoggiavano stupende chiese romaniche e gotiche e Milano da tempo aspirava a dotarsi di quella cattedrale la cui costruzione durerà sei secoli e la cui forma darà alla città una inconfondibile fisionomia. Tra i primi che assicurarono il sostegno all’opera fu il signore di Milano – Gian Galeazzo Visconti – che il 24 ottobre 1387 concesse l’uso delle cave di Candoglia e la possibilità di trasportare i marmi senza dazio: ne garantiva l’esenzione il marchio AUF ap- posto sui blocchi – Ad Usum Fabricae. Terminata la grande opera di scavo delle fondamenta, i lavori della cattedrale partirono dall’abside, dove tra il 1390 e il 1402 fu realizzato il finestrone centrale. La decorazione scultorea del finestrone ha come tema l’Annunciazione: Maria è colta nell’istante in cui pronuncia quel “sì” che permette all’Eterno di entrare nel tempo. Le raffigurazioni del Padre e delle Spirito sormontano il Sol Justitiae, simbolo di Cristo. Inginocchiati, i due vescovi patroni di Milano: Galdino e Ambrogio. I due pastori sono inginocchiati verso l’interno, fissano e adorano sull’altare Cristo, mentre Maria rivolge lo sguardo al suo grembo, tabernacolo vivente. Motivi religiosi e simboli politici si intrecciano nella decorazione della vetrata: stemmi e biscioni laterali rimandano alla casata dei signori di Milano, mentre il Sol Justitiae è raffigurato come raza, emblema dei Visconti, e la colomba dello Spirito Santo ricorda più un’imperiale aquila coronata. Il Duomo di Milano volle imitare nelle sue forme le grandi cattedrali gotiche europee con l’originalità della tradizione ambrosiana. Oltre 3500 statue di santi, profeti e giganti decorano il tempio e nelle guglie si scorgono volti noti e sconosiuti, fiori, animali: la Chiesa è un popolo che vive il suo cammino al destino guardando i testimoni di Cristo e tuta la realtà come un segno del Creatore. Mariae nascenti è scritto sulla facciata: tutta la storia ebraica vi è rappre- sentata con scene e personaggi il cui senso ultimo si svela in Maria. La luce che penetra all’interno del grande finestrone absidale colpisce 52 piloni a fascio: il numero richiama le settimane dell’anno e suggerisce che tutto il tempo, illuminato dall’evento dell’incarnazione, è strada all’eterno. Guardando i grandi piloni che sorrreggono le volte a crociera, sorprendono gli originali capitelli a tabernacolo, con statue di santi di varia altezza: il cammino della vita è sostenuto dai testimoni di Cristo che ac- compagnano l’uomo all’incontro con Lui. Tutto concorreva all’immensa costruzione: non solo le grandi offerte dei ricchi magnati e delle nobildonne, ma anche il lavoro delle braccia di chi, droghiere, medico o panettiere, prendeva una giornata per andare ad aiutare pro nihilo nello scavo delle fondamenta. E soprattutto, le migliaia di piccole monetine e beni portati da chi magari non aveva disponibilità di denaro sonante dal bottone al pezzo di formaggio. Dal cavallo alla veste. Dall’analisi puntuale delle donazioni emerge come le centinaia e centinaia di piccoli doni di valore anche minimo rappresentarono sorprendentemente la gran parte delle entrate raccolte per la costruzione del Duomo. Più precisamente, nel 1400, anno preso a campione, la cospicua donazione annuale di Gian Galeazzo Visconti, pari a 14.000 lire, costituì solo il 16% delle offerte, mentre il restante 84% fu realizzato grazie ai piccoli grandi doni del popolo. Non solo: metà di queste offerte “popolari” provenne da piccoli donatori, di estrazione sociale medio-bassa, non di rado in precarie situazioni economiche e sociali, in un periodo in cui le continue guerre, carestie e pestilenze spingevano molti sotto la soglia della sussistenza. Gente, insomma, che viveva in catapecchie e costruiva cattedrali. Nei primi decenni della costruzione, il cantiere occupava circa 4000 persone in vario modo nella edificazione della Cattedrale, con punte di 7000. Di questi, con ogni probabilità il 20-25% erano maestranze straniere, scese a sud delle Alpi da tutte le regioni europee, dai Pirenei ai Carpazi. La cattedrale si affermò, nei secoli, come l’opera del popolo di Milano: migliaia di uomini e donne spesero le loro energie e averi per la costruzione, ben sapendo di darsi tutti per qualcosa che mai avrebbero visto ultima- to. Ma intanto, quell’opera comunitaria fortificava gli abitanti della città. Nel comune lavoro, i Milanesi riscoprirono la loro identità e rafforzarono i propri legami, mentre la presenza nel cantiere delle numerose maestranze straniere conferì il distintivo tratto di internazionalità alla cattedrale e, da lì, a tutta la città. Il cantiere del Duomo espresse ed educò ad un atteggiamento umano di cui si sente la mancanza, tanto più acuta in un momento di crisi economica e ideale.
Quando don Giampietro ci ha chiesto questo servizio ha tenuto a spiegarci che la preoccupazione della Chiesa è che la celebrazione del Battesimo non sia considerata un fatto privato delle famiglie interessate, ma una celebrazione di tutta la comunità che accoglie nuovi bambini al suo interno. L’idea è accogliere le persone che chiedono il Battesimo per i loro figli con la nostra faccia e, così facendo, per quelli che andremo ad incontrare quella diventa la “faccia” della comunità. “Con che faccia” quindi andiamo a trovare le famiglie e i piccoli che attendono la celebrazione del Battesimo? Questa è innanzitutto la domanda che ci poniamo io e mio marito quando stiamo per entrare nelle case.Abbiamo certamente la faccia stanca per la giornata che abbiamo trascorso, con le fatiche o le preoccupazioni per quello che ci è accaduto. La nostra vita è esattamente identica a quella di tutti: non è andando in Chiesa che allora va tutto bene e le cose procedono nel verso giusto, secondo i nostri migliori progetti: al cristiano infatti non è risparmiato niente! Dove sta allora il significato del sorriso che compare timidamente sulla nostra faccia, che non si lascia abbattere dalla fatica di ogni giorno?Sta nel sentire Gesù vicino, compagno nelle nostre giornate. Non come un fantasma, ma attraverso persone concrete, pronte a condividere la vita con noi. Perciò entriamo nelle case con uno sguardo pieno di gratitudine per quello che abbiamo incontrato, per la comunità di cui facciamo parte.Ci ritroviamo così felici di accogliere questi nuovi esserini, che sorridono, piangono e crescono circondati dal bene dei loro genitori, che si allarga a macchia d’olio al bene che la nostra comunità è pronta a dimostrare, segno di Colui che questa comunità l’ha pensata, l’ha voluta e la sostiene. Giada e Luca
Venerdì è arrivato tra noi don Jean, dopo gli anni in cui a motivo della pandemia, non ha potuto lasciare il Togo. Lo accogliamo con grande piacere e gioia. Abbiamo chiesto a lui di inviarci un saluto di presentazione. Carissimi fratelli e sorelle, della comunità MAMI, rivolgo a tutti e a ciascuno un affettuoso saluto nel Signore.Certamente! Tanti amici, fratelli e sorelle si chiederanno: che fine ha fatto? Don Jean, quella nota di “colore” che per tanti anni, era uno di noi... Come sta? Dove sta? Cosa fa? Perché non si fa vivo? Popolo di Dio della comunità MAMI e oltre, eccomi... ci sono. Non sono disperso ne’ smarrito in una foresta o savana togolese, ci sono! Fratelli tanto amati, quando cerco di fare una rilettura del tempo trascorso con voi, molte immagini mi ricordano momenti importanti della vita di questa Comunità Parrocchiale. Io conservo una viva memoria delle grandi feste liturgiche celebrate assieme, della celebrazione del Natale e della sua gioia, della Settimana Santa e della sua profondità spirituale. (Io, essendo di rito Romano, con don Matteo ci facevamo delle risate a non finire per quello che riguarda alcune sfumature di rito Ambrosiano, però, vi dico la verità, bisogna vivere quel rito da dentro per apprezzare la sua ricchezza e profondità spirituale). Conservo anche una viva memoria dei momenti forti della nostra comunità, le varie sagre nelle parrocchie e rioni, della celebrazione dei Battesimi dei bambini, delle celebrazioni delle Prime Comunioni ...Ho vissuto anche dei piccoli avvenimenti così tanto vivi, ma ancor più intimi: le Messe giornaliere, l’adorazione, le confessioni, l’ascolto, le visite ai malati, gli inviti a degli incontri conviviali. Io sono stato spesso commosso per la confidenza manifestatami, il sostegno ricevuto, la vita condivisa, con le sue gioie e le sue pene. Ho sentito con gran dolore e dispiacere della morte di alcuni sacerdoti chi mi hanno accolto e voluto bene: Mons. Luigi Stucchi, mi ha accolto e inserito nella realtà varesina con residenza ad Avigno, Don Bruno Ripamonti, prima di arrivare a Varese, lui mi ha accolto a Milano e inserito in quella realtà, Don Angelo del Sacro Monte, Don Sergio, parroco di Masnago... Ho sentito anche della morte di tanti altri membri della comunità, fra cui la sig.ra Angela, il sig. Ballerio Clemente ... Per ricordarli vi chiedo un minuto di silenzio: l’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen. Ho molte persone da ringraziare. Non posso nominarle tutte, ma siate certi che sono molto riconoscente. Per tutti quelli che hanno donato il loro tempo e le loro energie per la parrocchia, in particolare la parrocchia di Avigno, perché questa sia una parrocchia viva. E io conservo ciascuno nella mia memoria spirituale. È vero che ogni persona è differente, con un temperamento ben determinato, ma io credo che un’energia positiva ci unisce, un’energia di confidenza e di stima, e certamente ho avuto la gioia di stare e di lavorare insieme a voi per il regno di Dio. Un grandissimo ringraziamento rivolgo ai membri della segreteria di Avigno, ai responsabili della sagrestia, cioè a quelli che curano la chiesa e preparano i fiori, che donano il loro tempo con molta discrezione, i bravi ministranti, i ministri della comunione. Carissimi, la vostra presenza è una benedizione per le nostre parrocchie. Un ringraziamento particolare desidero rivolgerlo al Parroco Don Giampietro e a tutta la diaconia. Mi ha inviato, l’anno scorso l’invito e il biglietto di viaggio ma non ha avuto successo. Anche questo anno, con il suo invito rinnovato, sono ancora in corso per ottenere il visto d’ingresso in Italia. Piaccia a Dio! E se tutto andrà a buon fine, verrò a trovarvi quest’estate del 2023. Infine ringrazio di cuore quelle persone che raccolgono cose varie: da mangiare, da vestire e articoli scolastici etc ... mandandomeli tramite una spedizione. C’è bisogno di tutto! Uno speciale grazie alla signora Palombi Isabella e al suo gruppetto di donne dal cuore grande e generoso. I beneficiari sono molto grati, ripartono con sorrisi al viso. Credo, quei sorrisi dicono bene di voi al Signore... E non dimentico quelli che mi mandano via WhatsApp i messaggi in dialetto per tenermi allenato; infatti, avevo iniziato a imparare il dialetto lombardo che mi sembrava vecchio francese. Grazie di tutto, grazie di cuore. Nel mio paese, il Togo, al mio rientro mi avevano destinato al seminario propedeutico interdiocesano, lì fungevo da direttore spirituale, sono rimasto lì per due anni; dopodiché, sono stato chiamato presso la mia diocesi ATAKPAME, in un centro d’ospitalità diocesano. In seguito mi hanno aggiunto come aiutante all’economo diocesano, poi in quest’ultimo anno pastorale che sta concludendosi, 2022-2023, mi hanno aggiunto una piccola parrocchia nelle periferie della città d’Atakpame, dove mi reco ogni domenica e alcuni giorni feriali per assicurare le celebrazioni e altre faccende pastorali. Mi sposto con “don Jean Mobile”, quella macchina di colore verde che il prevosto Don Mauro, che saluto con affetto e stima, mi aveva consegnato a nome della comunità MAMI, per rendere più facili gli spostamenti. Grazie a Dio va ancora, ma con fatica, perché i ricambi non si trovano e poi le nostre strade sono quelle che sono. Comunque, cerco di impegnarmi secondo le mie possibilità e, soprattutto, con l’aiuto del Signore, di riuscire nella missione che mi è stata affidata. Ancora a voi tutti una parola di sei lettere: GRAZIE, MERCI, THANK YOU, AKPE LOO (in togolese)!Auguri di ogni bene! Dio vi benedica. Vi ho voluto bene, ve ne voglio tanto e ve ne vorrò sempre! Con affetto di figlio, padre, fratello e amico! Don Jean
Si potrebbe riassumere in tre parole la festa patronale di Avigno del 17 e 18 giugno, che da sempre è dedicata a quel grande profeta, che è San Giovanni Battista. Eccole: comunità, tavola e cultura! Una comunità di persone. Dire comunità significa vivere il presente con tanta serenità, ringraziando per l’entusiasmo e i doni ricevuti in passato, ma con lo sguardo puntato sul futuro a partire dalle cose belle che ci sono, ma anche di altre da realizzare insieme. La comunità è sempre in cammino nella storia mutevole dei nostri giorni. Avigno deve saper fare i conti anche con la realtà nuova della comunità pastorale in cui è inserita da più di 10 anni. Credo che il valore da mettere in campo, non senza difficoltà, sia la fraternità, lo stare bene insieme da fratelli e sorelle: “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme. Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre” (Sal 133, 1.3b). Una tavola imbandita. Siamo lontani dalle cene di lavoro dei grandi della terra. Ad Avigno non c’è un club esclusivo che emargina gli altri, ma un gruppo di persone da ringraziare che prepara Avigno Festa e sta volentieri a una tavola mangiando insieme ciò che viene preparato dai cuochi di turno. Anche Gesù stava volentieri a tavola con chi lo invitava, perché era favorevole alla conoscenza e alla fraternità. Inoltre Gesù ci invita a un'altra tavola/altare per la Cena eucaristica. Nei giorni della festa avremo la possibilità di frequentare sia la tavola umana che la tavola divina. Non dimentichiamo l’invito del Signore: “Da te voglio fare la Pasqua con i miei discepoli” (Mt 26,18). Una cultura da promuovere. Avigno non può competere con le rassegne nazionali di libri e di cultura. Però la nostra comunità avignese offre un piccolo angolo culturale con il suo terzo fascicolo, che presenta l’evoluzione dell’Altare della chiesa e della Cappella feriale. In chiesa o nello stand della festa troverete anche le due pubblicazione, che riguardavano la Prima pietra e la Facciata della chiesa. Anche il terzo fascicolo sarà in distribuzione nei giorni della patronale, ma la sua presentazione da parte degli autori, che vi invitano caldamente a esserci, si terrà domenica 25 giugno alle ore 16 nella chiesa di Avigno. Ci accogliamo tutti con gioia alla festa annuale di Avigno, che certamente sarà esplosiva! Don Francesco
Verso una nuova pastorale di accompagnamento al Sacramento del Battesimo La Chiesa italiana ha promulgato di recente un testo intitolato: “ITINERARI CATECUMENALI PER LA VITA MATRIMONIALE: Orientamenti pastorali per le Chiese particolari”.Con questo documento sta chiedendo di orientare la pastorale di accompagnamento al matrimonio e alla vita da sposi secondo il modello dell’accompagnamento degli antichi catecumeni. L’intuizione di partenza è forte: si suppone ormai una società in cui la crescita cristiana non è più data per scontata ma va indirizzata.Questo comporta un’attenzione particolare ai giovani che si accostano alla parrocchia per chiedere il Matrimonio sacramento, ma anche a quei giovani sposi che chiedono il battesimo per i propri figli. A tal riguardo riporto alcuni passaggi del suddetto documento. “Bisogna sensibilizzare i neo-sposi sul fatto che la celebrazione del matrimonio è l’inizio di un cammino, e che la coppia costituisce pur sempre un “progetto aperto”, non un’“opera compiuta”. È bene quindi che i neo-sposi siano assistiti in questa primissima fase in cui iniziano a tradurre in pratica il “progetto di vita” che è iscritto nel matrimonio, ma non ancora realizzato appieno. La grazia contenuta nel sacramento, infatti, non agisce in modo automatico, ma richiede che i coniugi cooperino con essa, assumendo responsabilmente i compiti e le sfide che la vita coniugale presenta. Per realizzare tutto ciò, si proporrà alle coppie il prosieguo dell’itinerario catecumenale, con incontri periodici – eventualmente mensili o con altra cadenza, a discrezione dell’équipe di accompagnatori e secondo le possibilità delle coppie – ed altri momenti, sia comunitari sia di coppia. È questo il tempo opportuno per una vera e propria “mistagogia matrimoniale”. Con il termine “mistagogia” si intende una “introduzione al mistero”. Con la catechesi mistagogica matrimoniale, al pari di quella battesimale, l’invito che si rivolge è: «Diventate ciò che siete! Ora siete sposi, dunque vivete sempre più da sposi! Il Signore ha benedetto e “riempito” di grazia la vostra unione, dunque mettete a frutto tale grazia!». A tal fine, è importante far percepire agli sposi la presenza di Cristo, non solo negli altri sacramenti, ma nel sacramento stesso del matrimonio. Cristo è presente tra loro in quanto sposi: Egli alimenta quotidianamente il loro rapporto e a Lui possono rivolgersi insieme nella preghiera”. Ecco perché, come Comunità Pastorale stiamo provando a rivedere la preparazione al Sacramento del Battesimo che le giovani coppie domandano alla Chiesa.Stiamo costruendo un’equipe di educatori consacrati e laici che si prenda a cuore la domanda che i giovani sposi rivolgono alla Chiesa. A questo riguardo, l’analogia tra catecumenato e fidanzamento va compresa come principio di ispirazione: il vantaggio principale del catecumenato è quello di strutturarsi secondo alcune tappe, segnate da alcuni riti. Una tale fisionomia rende la preparazione particolarmente attenta alla concreta maturazione della libertà dei «catecumeni». Le diverse tappe che il candidato al battesimo deve percorrere prima di essere battezzato lo aiutano ad appropriarsi di tutti quegli atteggiamenti che la Chiesa reputa necessari in un cristiano: si tratta di conformare il proprio comportamento alle esigenze della morale cristiana, di apprendere i contenuti della fede, di imparare le dinamiche del vivere comunitario cristiano. Al tempo stesso, la strutturazione del catecumenato fornisce criteri pratici di verifica dei candidati: chi crede di essere pronto per compiere un passaggio si presenta alla Chiesa che è chiamata a verificarne l’idoneità. Ma nel caso in cui non ci fossero ancora le condizioni per procedere nel cammino, la formazione non si interrompe: il candidato viene invitato a esercitarsi nuovamente sui contenuti nei quali è ancora insufficiente. Se si riuscisse a strutturare i cammini dei primi anni di matrimonio come catecumenali, si avrebbe da un lato la possibilità di accogliere tutte le coppie che si presentano fornendo a ciascuno ciò di cui in quel momento hanno bisogno mentre dall’altro l’ammissione al battesimo dei propri figli avverrebbe dopo una serena verifica della maturità delle intenzioni degli sposi. Siamo consapevoli che la vita di tutti i giorni, per tutti, è una costante operazione di discernimento: quali azioni compiere, quali parole dire, cosa fare nelle situazioni che incontriamo. Quello che va bene per una persona, non è detto che vada bene per un’altra. Con il battesimo, ciascuno è inserito in un cammino particolare, specifico: la conformazione a Cristo, che si attua in modo unico, personale e irripetibile, ad opera dello Spirito Santo. Per tutti, anche per chi da tempo si è allontanato dalla pratica di fede, vale questo fondamentale passaggio. Quando due battezzati decidono di unirsi in matrimonio essi non stanno solamente formalizzando la loro unione, stanno rispondendo alla chiamata ad essere segno visibile dell’amore con cui Cristo ama la Chiesa, con cui Dio ama l’umanità. E questo deve continuare anche quando chiedono il battesimo per i propri figli. Con il Consiglio Pastorale valuteremo un nuovo itinerario di accompagnamento sia alla celebrazione del Battesimo, sia di accompagnamento dopo che il Battesimo è avvenuto... non vogliamo che gli sposi restino soli nel loro cammino di educazione alla fede cristiana dei propri figli.Cosa comporterà questo nuovo cammino lo potremo dire solo più avanti dopo che il confronto con il Consiglio Pastorale sarà avvenuto... nel frattempo però vi lasciamo una efficace testimonianza della coppia di sposi che in questi mesi si è affiancata alle suore per preparare le coppie che chiedevano il battesimo per i propri figli. Don Giampietro
Domenica 25 giugno il sagrato della chiesa di Masnago verrà addobbato a festa, come si conviene nelle grandi occasioni. “E le stelle stanno a guardare” è il titolo della sfilata degli abiti da sposa ideata da Agostino Landi e che inizierà alle 21:15. Numerose sono le signore che hanno accolto con entusiasmo la proposta di rivivere insieme alla Comunità e sul sagrato della stessa chiesa che le ha viste spose, l’emozione del “gran giorno”. 22 sono gli abiti scelti per la sfilata, alcuni verranno indossati dalle spose stesse che vengono anche da lontano per l’evento, altri invece saranno indossati dalle ragazze del rione. Gli abiti vanno dai primi del 900 ai giorni nostri e alcuni sono davvero particolari. La sfilata, come ogni matrimonio che si rispetti, sarà accompagnata da brani musicali. Lo spettacolo riserverà diverse sorprese, a partire dall’apertura sulle note del Valzer del Commiato tratto dal film “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa e niente altro vogliamo aggiungere sullo spettacolo perché rimanga davvero una sorpresa. Ringraziamo fin da ora tutti quelli che hanno dedicato il loro tempo all’organizzazione dell’evento in particolare il regista, gli scenografi, i tecnici di luci e suoni e voi tutti che sarete presenti. Vi aspettiamo numerosi!
Ricordo gli occhi stupiti delle famiglie visitate la prima volta in occasione del battesimo del loro figlio/a. L’espressione meravigliata nel raccontare che quel figlio/a gli sembrava esistesse da sempre, il non ricordarsi più com’era prima senza di lui, il non riuscire ad immaginarsi senza quel piccolo appena arrivato in casa. Lo stupore poi continuava nello scoprire insieme che in Dio succede la stessa cosa. Anche Lui non si pensa più senza di noi, anche per Lui esistiamo da sempre. Il mondo l’ha creato proprio pensando a ciascuno di noi, anche a quel piccolo che avete in braccio e che amate tanto. Anche il buon Padre Eterno si prende cura di tutti i suoi figli che siamo noi, come voi vi prendete cura di quel figlio che il Padre vi ha consegnato dandovi fiducia. Il nostro nome, la nostra vita è scritta da sempre con amore infinito in Dio. Qualche volta ho visto correre negli occhi umidi di alcuni genitori la commozione... poi ci si saluta con un “ARRIVEDERCI”. Perché non potrebbe essere “MAMILANDIA” proprio l’occasione per rivederci e incontrarci con altre mamme all’oratorio di Capolago (linea A del pullman di città). Per me è la prima volta che sono chiamata ad occuparmi durante il periodo estivo di bambini da 0 a 6 anni, accompagnati dalle mamme, nonne, zie e chiunque si prende cura dei più piccoli. Vi invitiamo a non restare a casa durante l’estate, ma a ritrovarci insieme in un ambiente sereno e attrezzato, per far giocare i bambini e scambiarsi esperienze vivendo nuove amicizie. L’oratorio di Capolago (via del Gaggio, 2) si trasformerà nelle prime 3 settimane di luglio (dal 3 al 21) in un parco giochi estivo pomeridiano, per mamme e bambini, a cui si può accedere liberamente, quando si vuole, dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 18.30 (ma puoi venire quando più t’aggrada anche solo per un giorno, anche solo per mezz’ora). Sappiamo che quando ci sono i bimbi piccoli non si può essere sempre precisi e puntuali sulle presenze: non preoccupatevi quando ci siete e quando arrivate verrete accolti senza problemi!!! In queste tre settimane si gioca e ci si diverte insieme, si fanno merende favolose, si canta, si balla, si chiacchiera, si fa qualche piccolo laboratorio, si raccontano storie!!! Proporremo anche un piccolo momento di preghiera per continuare a stupirci di quel Padre che non si stanca mai di amare i suoi figli e li vuole felici. Non si deve fare un’iscrizione e non ci sono costi: l’unico biglietto da pagare è il desiderio di incontrarsi e la disponibilità a lasciarsi contagiare dalla gioia dei bambini che si incontrano e giocano liberamente insieme, la felicità di legare amicizie senza barriere e differenze. La disponibilità a mettere a disposizione di tutti i propri doni, perché è proprio nel dono reciproco che è nascosta la vera felicità della vita, la stessa che avete provato donando la vita ai vostri figli. Confidiamo anche che questa sia una buona occasione per conoscerci di più e per creare legami “speciali” nell’integrazione delle differenze, scoprendo che essendo figli dell’unico Padre si può vivere insieme, come fratelli e sorelle, donando e ricevendo l’altrui bellezza. In questi giorni ho iniziato a incontrare donne e uomini di buona volontà che hanno già vissuto MAMILANDIA e nei loro sguardi ho letto l’entusiasmo contagioso del desiderio di continuare questa meravigliosa esperienza e insieme facciamo appello a chi, pur non avendo figli e nipoti, vogliono venire ad aiutarci per piccoli servizi. Ho conosciuto anche qualche adolescente che vuole divertirsi ad animare i giochi dei più piccoli. Insomma, c’è sempre per tutti una prima volta per mettersi in gioco con gli altri. Vi aspettiamo!!!
"Ed ecco in quello stesso giorno due di loro erano in cammino per un villaggio distante circa sette miglia da Gerusalemme, di nome Emmaus”. (Lc 24,13)“Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma lui sparì dalla loro vista” (Lc 24,30-31). In questi giorni la gioia è palpabile, l’emozione si fatica a trattenere, ci sono tanti cuori di ragazzi di IV elementare che ardono sulla scia di quei due discepoli che lungo la strada incontrarono il Signore risorto. Anche i nostri ragazzi hanno percorso un cammino e siamo certi che anche lì Gesù ha camminato con loro, forse non sempre si sono accorti della sua presenza, forse a volte l’entusiasmo non li ha presi, ma ora si guardano l’un l’altro e fanno memoria del tempo vissuto insieme: negli incontri di catechismo, nelle iniziative della comunità, insieme alle catechiste, agli animatori, ai don e alle suore. Si guardano e si dicono: “Non ci ardeva forse il cuore nel petto mentre conversava con noi lungo il cammino, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32). Ed è proprio con questo ardore che vorremmo vedere i nostri ragazzi, con l’atteggiamento tipico di chi non vede l’ora di incontrare il migliore amico e fa di tutto per vederlo e stare con lui. Gesù è l’amico che si fa incontrare, che promette a questi ragazzi e ad ognuno di noi amicizia eterna nel suo corpo e nel suo sangue presenti nel pane e nel vino consacrato.La nostra comunità gioisce per questo incontro che sta per accadere, sempre più certa che in un mondo in cui si ritiene che niente è per sempre, nemmeno l’amore, il dono dell’eucaristia sia oggi più che mai segno profetico che indica una via possibile e necessaria per la felicità di ogni essere umano: la via di un’amicizia eterna con Dio. Don Michele