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Gruppi d’ascolto nelle case 2023-24: I Incontro

Elia, le parole della bocca del Signore, i corvi e la vedova Preghiamo Donaci, Signore, una vera, nuova e più approfondita conoscenza di te. Anche attraverso le parole che non comprendiamo, fa’ che possiamo intuire con l’affetto del cuore il mistero tuo che è al di là di ogni comprendere. Fa’ che l’esercizio di pazienza della mente, il percorso spinoso dell’intelligenza sia il segno di una verità che non è raggiunta semplicemente coi canoni della ragione umana, ma è al di là di tutto e, proprio per questo, è la luce senza confini, mistero inaccessibile e insieme nutritivo per l’esistenza dell’uomo, per i suoi drammi e le sue apparenti assurdità. Donaci di conoscere te, di conoscere noi stessi, di conoscere le sofferenze dell’umanità, di conoscere le difficoltà nelle quali si dibattono molti cuori e di ritornare a una sempre nuova e più vera esperienza di te. Amen. (C. M. Martini)   Il testo: 1Re 17,1-16 1Elia, il Tisbita, uno di quelli che si erano stabiliti in Gàlaad, disse ad Acab: "Per la vita del Signore, Dio d'Israele, alla cui presenza io sto, in questi anni non ci sarà né rugiada né pioggia, se non quando lo comanderò io". 2A lui fu rivolta questa parola del Signore: 3"Vattene di qui, dirigiti verso oriente; nasconditi presso il torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 4Berrai dal torrente e i corvi per mio comando ti porteranno da mangiare". 5Egli partì e fece secondo la parola del Signore; andò a stabilirsi accanto al torrente Cherìt, che è a oriente del Giordano. 6I corvi gli portavano pane e carne al mattino, e pane e carne alla sera; egli beveva dal torrente. 7Dopo alcuni giorni il torrente si seccò, perché non era piovuto sulla terra. 8Fu rivolta a lui la parola del Signore: 9"Àlzati, va' a Sarepta di Sidone; ecco, io là ho dato ordine a una vedova di sostenerti". 10Egli si alzò e andò a Sarepta. Arrivato alla porta della città, ecco una vedova che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: "Prendimi un po' d'acqua in un vaso, perché io possa bere". 11Mentre quella andava a prenderla, le gridò: "Per favore, prendimi anche un pezzo di pane". 12Quella rispose: "Per la vita del Signore, tuo Dio, non ho nulla di cotto, ma solo un pugno di farina nella giara e un po' d'olio nell'orcio; ora raccolgo due pezzi di legna, dopo andrò a prepararla per me e per mio figlio: la mangeremo e poi moriremo". 13Elia le disse: "Non temere; va' a fare come hai detto. Prima però prepara una piccola focaccia per me e portamela; quindi ne preparerai per te e per tuo figlio, 14poiché così dice il Signore, Dio d'Israele: "La farina della giara non si esaurirà e l'orcio dell'olio non diminuirà fino al giorno in cui il Signore manderà la pioggia sulla faccia della terra". 15Quella andò e fece come aveva detto Elia; poi mangiarono lei, lui e la casa di lei per diversi giorni. 16La farina della giara non venne meno e l'orcio dell'olio non diminuì, secondo la parola che il Signore aveva pronunciato per mezzo di Elia. Per la riflessione/comunicazione della fede Iniziamo a conoscere il profeta Elia che improvvisamente fa il suo ingresso nel testo biblico. Dopo il primo versetto nel quale il profeta annuncia ad Acab, re di Israele, una terribile siccità nel regno, il Signore rivolge a Elia la sua prima parola: lo invia a oriente del Giordano, affinché possa avere vita dall'acqua del torrente Cherìt, mentre gli manderà dei corvi che porteranno da mangiare pane e carne al mattino e alla sera. Così fino a quando anche il torrente non si secca per la mancanza della pioggia (vv. 2-7). Allora il Signore rivolge una seconda parola al profeta: lo invia da una vedova di Sarepta, in terra fenicia, luogo di provenienza della nemica Gezabele, moglie del re Acab. Una vedova, povera e straniera, si prende cura di Elia, e il Signore, attraverso la bocca del profeta, promette che non mancheranno farina e olio per la vedova, il figlio ed Elia. La vedova ed Elia obbediscono al Signore e la sua parola si avvera... (vv. 8-16). Il nome Elia significa “il mio Dio è YHWH (tradotto con Signore)”: Elia è chiamato a scoprire e testimoniare cosa significhi che “Dio è il Signore”, quale sia il suo volto e quindi la missione del popolo di Israele. Si apre così un racconto che ha tanto da dire alla nostra vita, alla nostra fede e missione, così come ha detto tanto a Gesù e alla prima Chiesa cristiana Possiamo notare quanto la vicenda di Elia fosse presente e abbia nutrito la coscienza di Gesù sulla propria identità, così come le prime comunità cristiane, fino agli evangelisti. Come tutte le Scritture, anche queste sono pagine che Gesù avrà meditato a lungo e dentro le quali Dio Padre gli avrà parlato, affinché fosse “suo Figlio” per una fraternità tra tutti gli uomini e le donne. L'azione di Gesù è stata ed è una continua opera di riconciliazione per la comunione dei figli nell’unico Padre. Possiamo immaginare che nella mente e nel cuore di Gesù risuonasse questa pagina profetica, quando al pozzo di Sicar incontrò la donna samaritana e, come Elia con la donna straniera, le chiese di dargli da bere (cfr. Gv 4,1-42). Il riferimento di Gesù ai cinque mariti della donna samaritana che sono una chiara allusione ai culti idolatrici del popolo del nord (cfr. 2Re 17,24-41, i cinque santuari di dèi stranieri), secondo la simbolica della prostituzione e dell’adulterio del profeta Osea (cfr. Os 2,4.7-9.15; 3,1), tanto che poi la discussione tra Gesù e la donna, che infatti lo riconosce come profeta, verte sul tema del tempio (Garizim a Samaria, il sesto uomo, o Gerusalemme), è un richiamo profetico affinché i samaritani adorino finalmente in Gesù (il “settimo uomo”, l’ultimo tempio) l’unico Dio in comunione con i giudei. Questa è l’acqua che Gesù ha da dare e che consente di non avere più sete. Quando, subito dopo, Gesù dice ai discepoli che lui ha da mangiare “un cibo che non conoscono”, si tratta della riconciliazione dello scisma ebraico tra giudei e samaritani: infatti, «i campi che già biondeggiano per la mietitura» (Gv 4,35) sono i samaritani che stanno finalmente venendo verso Gesù. Anche qui la disponibilità di una donna ormai considerata dai giudei “straniera” diventa occasione perché Dio sia il Signore, cioè un Dio di comunione per tutti, e che il popolo eletto trovi in Gesù riconciliazione per esserne suo segno. Gesù viene a compiere il ministero di Elia e di tutti i profeti. Questo dinamismo è ancora più evidente quando Gesù, in Lc 4,16-30, cita proprio l’episodio della vedova di Sarepta di Sidone per motivare il suo ministero di apertura “agli altri”. La protesta degli abitanti di Nàzaret, un villaggio di “ultranazionalisti” davidici, è proprio per l’apertura di Gesù allo straniero («Medico, cura te stesso» Lc 4,23). E quando Gesù cita Elia con la vedova ed Eliseo con Naaman il siro, addirittura, lo vogliono buttare giù dal precipizio. Anche la farina e l’olio della vedova di Sarepta, che con Elia non vengono mai meno, evocano la moltiplicazione dei pani e dei pesci che nel Vangelo secondo Marco è prima per i giudei (cfr. Mc 6,30-44) e poi, anche a seguito dell’incontro di Gesù con la donna siro-fenicia a riguardo delle “briciole di pane” (cfr. Mc 7,24-30), per i pagani, “gli altri”, in Mc 8,1-10. Gesù si presenterà come “pane” di riconciliazione e di comunione tra giudei, samaritani e stranieri. Qualsiasi “divinità” che non sia di riconciliazione e di comunione, non è il “Signore di Israele”, non è il “Signore Gesù”, ma un idolo scolpito dagli uomini, che non dà vita e che genera violenza e divisione. Come ancora ai tempi di Gesù, il popolo di Israele - così come il profeta Elia e così come tutti noi oggi in quanto Chiesa - siamo chiamati a capire che “Dio è” il Signore e così comprendere chi siamo noi, e a quale fede e missione siamo chiamati in questo particolare momento storico. Domande per la riflessione e la condivisione della fede 1. Quali tratti del volto del Signore emergono in questo primo episodio della vicenda di Elia? Cosa suggeriscono alla mia fede personale? 2. Come descriveresti la fede di Elia e della vedova di Sarepta? Quali differenze con la mia fede personale? 3. Da questo primo episodio quale identità di Chiesa emerge? Come si declina con l’invito di papa Francesco a essere “Chiesa in uscita”? Siamo capaci essere Vangelo, parola di Dio presso coloro che ci vivono accanto? Quali difficoltà avverto? 4. Hai fatto come Elia esperienza di Vangelo in contesti inconsueti e inattesi? Come hanno aiutato (o ostacolato) la tua fede cristiana?

Gruppi d’ascolto nelle case 2023-24: I Incontro

Palio di Masnago - Il Corteo Storico

Sabato – 24 giugno 2023 – alle ore 21.30 il pesante portone del Castello di Masnago aprirà i battenti per permettere ai proprietari, ai parenti, agli amici, a tutti coloro cioè che vivono e operano dentro e all’ombra del maestoso maniero di partecipare al Corteo storico, che sfilerà per le vie di Masnago e aprirà le celebrazioni per la festa della quarantacinquesima edizione del palio delle “6 Contrade”. I signori del castello, a cui faranno ala le dame, cavalieri, armigeri e soldati, autorità della Chiesa locale nonché il popolo tutto, festante e gioioso, percorreranno le vie del rione, addobbati in preziosi costumi dell'epoca (XV secolo).Gli abiti indossati per la sfilata sono stati, in gran parte, ispirati e copiati dagli affreschi presenti nelle sontuose sale del Castello: quella degli “svaghi” (piano terreno) e quella dei “vizi e delle virtù” (I piano) e fedelmente realizzati dalle abili mani delle donne del rione in questi quarantacinque anni di vita del Palio: si tratta per alcune di abili professioniste-sarte; altre invece sono semplici operatrici di ago e filo, con l'abilità del cucito e del ricamo, trasmesso loro, come si usava un tempo, in casa, da nonne e madri.Il corteo, composto da circa 120-130 figuranti, sarà accompagnato dai nobili rappresentanti delle “6 Contrade”.La sfilata sarà annunciata dal suono di tamburi e trombe e dallo sventolio degli Sbandieratori e Musici Lariani e arriverà sul sagrato della Chiesa per assistere al grande spettacolo con performance di fuoco a cura di “Drago bianco” con un pirotecnico finale di fuochi d'artificio! Vi aspettiamo!

Palio di Masnago - Il Corteo Storico

Gruppo di ascolto della Parola

San Gerolamo, grande padre della Chiesa, afferma con chiarezza, che “chi non conosce la Sacra Scrittura non conosce realmente Gesù Cristo”. Il profeta Amos (8, 11-12), nell’Antico Testamento, ci ricorda: “Ecco, verranno giorni, dice il Signore Dio, in cui manderò la fame nel paese, non fame di pane, né sete di acqua, ma di ascoltare la Parola del Signore” e il profeta Isaia (40,8), a sua volta, sottolinea: “Secca l’erba, appassisce il fiore, ma la Parola del nostro Dio dura sempre”. Non dobbiamo mai temere la Parola di Dio, proprio perché è di Dio; la sua Parola non costringe, non riduce il nostro spazio di libertà, ma lo allarga. Chiede il consenso ma è anche pronta ad incontrare il rifiuto o il disinteresse; la sua apparente debolezza è segno autentico di verità. La fame e la sete di giustizia e di fraternità chiedono a noi credenti di desiderare, con assiduità, l’incontro con la Parola di Dio; essa diventa, a volte, palese attraverso le testimonianze dei nostri fratelli. Giovanni Paolo II, nella Lettera Apostolica “Novo Millennio Ineunte” ci ricordava: “È necessario che l’ascolto della Parola di Dio, nella celebrazione eucaristica, in incontri promossi nelle nostre comunità, nell’esercizio della nostra preghiera personale, diventi un momento assiduo e capace di profondità, nell’antica e sempre valida tradizione della “lectio divina”, così che educhi veramente la nostra volontà a una coraggiosa sequela di cristo; è la parola viva che interpella, orienta e plasma l’esistenza del credente”. I vescovi italiani infine ci ricordano che: “Non si può pensare a una Parrocchia o a una comunità pastorale che si dimentichi di ancorare ogni rinnovamento pastorale e comunitario all’approfondimento della Sacra Scrittura”. Con questa consapevolezza desideriamo, come comunità pastorale “Maria, Madre Immacolata” promuovere un cammino che ci aiuti a dare profondità alla nostra conoscenza della Parola di Dio e, in particolare, del Signore Gesù. Concretamente sceglieremo nella nostra comunità degli animatori dei Gruppi di Ascolto. Questi saranno accompagnati a conoscere, in maniera approfondita, il testo e la scheda di ogni singolo incontro. Saranno i sacerdoti e le suore a facilitare questa migliore conoscenza. Dopo questo momento di “istruzione” si terranno gli incontri. Sarà l’animatore/l’animatrice a concordare con le persone che avranno aderito al gruppo, l’orario e il giorno dell’incontro; potranno essere vissuti di mattina o di pomeriggio oppure alla sera, secondo le esigenze delle persone che compongono il gruppo stesso. L’incontro sarà ogni 30/40 giorni. Concretamente vi chiediamo: di soffermarvi seriamente a riflettere su questo invito. In una società sempre più indifferente, come la nostra, al dato religioso c’è bisogno di credenti sempre più consapevoli e appassionati alla propria fede. di dare la vostra adesione a partecipare al sacerdote o alla suora che risiede nella vostra comunità oppure all’animatore/animatrice del gruppo stesso. Contiamo di esporre l’elenco degli animatori per la domenica 24 settembre. avremmo bisogno anche di persone che mettano a disposizione la propria casa per il momento dell’incontro: i gruppi saranno normalmente formati da 8/10 persone. Speriamo che siano tanti gli adulti e le giovani famiglie che aderiranno a questa proposta. Benedetto XVI ci ricorda: “Lo strumento migliore per acquisire il sensus fidei è la lectio divina, essa è opportunità di nuova giovinezza per la comunità cristiana; la Chiesa non vive di sé stessa ma della Parola di Dio; occorre sostare con calma sul testo biblico, ruminandolo e cogliendo l’essenziale delle sue indicazioni”. Un po’ di coraggio, ... e il desiderio di uno sguardo intenso sul nostro futuro. I sacerdoti e le suore della diaconia

Gruppo di ascolto della Parola

Mostra: Ad Usum Fabricae

L’infinito plasma l’opera. La costruzione del Duomo di Milano Nel Medioevo, un edificio su tutti esprimeva la natura dell’uomo come rapporto con l’infinito: la cattedrale. Al cuore delle città d’Europa, le cattedrali medioevali sono il simbolo di un’epoca, i luoghi in cui si incarnò l’ideale di un mondo. Il Duomo di Milano rappresenta l’ultima delle cattedrali italiane e certamente la più “europea”, per la collocazione geografica della città lombarda e per le complesse vicende che ne accompagnano una costruzione durata sei secoli. EL PRINCIPIO DIL DOMO DI MILANO FU NEL ANNO 1386 Così si legge in una lapide ancora oggi visibile all’interno del Duomo. Il 12 maggio 1386, l’Arcivescovo Antonio da Saluzzo annunciava che “i fedeli con cuore unamnime intendevano edificare ex novo la propria cattedrale”, in sostituzione dell’antica Chiesa di Santa Maria Maggiore ormai in rovina. I Milanesi accolsero con entusiasmo l’invi-to: una città ricca e potente come era diventata Milano in età comunale non poteva non avere una cattedrale degna della sua importanza. Il prestigio delle città si combatteva allora anche a colpi di bellezza: le maggiori città italiane sfoggiavano stupende chiese romaniche e gotiche e Milano da tempo aspirava a dotarsi di quella cattedrale la cui costruzione durerà sei secoli e la cui forma darà alla città una inconfondibile fisionomia. Tra i primi che assicurarono il sostegno all’opera fu il signore di Milano – Gian Galeazzo Visconti – che il 24 ottobre 1387 concesse l’uso delle cave di Candoglia e la possibilità di trasportare i marmi senza dazio: ne garantiva l’esenzione il marchio AUF ap- posto sui blocchi – Ad Usum Fabricae. Terminata la grande opera di scavo delle fondamenta, i lavori della cattedrale partirono dall’abside, dove tra il 1390 e il 1402 fu realizzato il finestrone centrale. La decorazione scultorea del finestrone ha come tema l’Annunciazione: Maria è colta nell’istante in cui pronuncia quel “sì” che permette all’Eterno di entrare nel tempo. Le raffigurazioni del Padre e delle Spirito sormontano il Sol Justitiae, simbolo di Cristo. Inginocchiati, i due vescovi patroni di Milano: Galdino e Ambrogio. I due pastori sono inginocchiati verso l’interno, fissano e adorano sull’altare Cristo, mentre Maria rivolge lo sguardo al suo grembo, tabernacolo vivente. Motivi religiosi e simboli politici si intrecciano nella decorazione della vetrata: stemmi e biscioni laterali rimandano alla casata dei signori di Milano, mentre il Sol Justitiae è raffigurato come raza, emblema dei Visconti, e la colomba dello Spirito Santo ricorda più un’imperiale aquila coronata. Il Duomo di Milano volle imitare nelle sue forme le grandi cattedrali gotiche europee con l’originalità della tradizione ambrosiana. Oltre 3500 statue di santi, profeti e giganti decorano il tempio e nelle guglie si scorgono volti noti e sconosiuti, fiori, animali: la Chiesa è un popolo che vive il suo cammino al destino guardando i testimoni di Cristo e tuta la realtà come un segno del Creatore. Mariae nascenti è scritto sulla facciata: tutta la storia ebraica vi è rappre- sentata con scene e personaggi il cui senso ultimo si svela in Maria. La luce che penetra all’interno del grande finestrone absidale colpisce 52 piloni a fascio: il numero richiama le settimane dell’anno e suggerisce che tutto il tempo, illuminato dall’evento dell’incarnazione, è strada all’eterno. Guardando i grandi piloni che sorrreggono le volte a crociera, sorprendono gli originali capitelli a tabernacolo, con statue di santi di varia altezza: il cammino della vita è sostenuto dai testimoni di Cristo che ac- compagnano l’uomo all’incontro con Lui. Tutto concorreva all’immensa costruzione: non solo le grandi offerte dei ricchi magnati e delle nobildonne, ma anche il lavoro delle braccia di chi, droghiere, medico o panettiere, prendeva una giornata per andare ad aiutare pro nihilo nello scavo delle fondamenta. E soprattutto, le migliaia di piccole monetine e beni portati da chi magari non aveva disponibilità di denaro sonante dal bottone al pezzo di formaggio. Dal cavallo alla veste. Dall’analisi puntuale delle donazioni emerge come le centinaia e centinaia di piccoli doni di valore anche minimo rappresentarono sorprendentemente la gran parte delle entrate raccolte per la costruzione del Duomo. Più precisamente, nel 1400, anno preso a campione, la cospicua donazione annuale di Gian Galeazzo Visconti, pari a 14.000 lire, costituì solo il 16% delle offerte, mentre il restante 84% fu realizzato grazie ai piccoli grandi doni del popolo. Non solo: metà di queste offerte “popolari” provenne da piccoli donatori, di estrazione sociale medio-bassa, non di rado in precarie situazioni economiche e sociali, in un periodo in cui le continue guerre, carestie e pestilenze spingevano molti sotto la soglia della sussistenza. Gente, insomma, che viveva in catapecchie e costruiva cattedrali. Nei primi decenni della costruzione, il cantiere occupava circa 4000 persone in vario modo nella edificazione della Cattedrale, con punte di 7000. Di questi, con ogni probabilità il 20-25% erano maestranze straniere, scese a sud delle Alpi da tutte le regioni europee, dai Pirenei ai Carpazi. La cattedrale si affermò, nei secoli, come l’opera del popolo di Milano: migliaia di uomini e donne spesero le loro energie e averi per la costruzione, ben sapendo di darsi tutti per qualcosa che mai avrebbero visto ultima- to. Ma intanto, quell’opera comunitaria fortificava gli abitanti della città. Nel comune lavoro, i Milanesi riscoprirono la loro identità e rafforzarono i propri legami, mentre la presenza nel cantiere delle numerose maestranze straniere conferì il distintivo tratto di internazionalità alla cattedrale e, da lì, a tutta la città. Il cantiere del Duomo espresse ed educò ad un atteggiamento umano di cui si sente la mancanza, tanto più acuta in un momento di crisi economica e ideale.

Mostra: Ad Usum Fabricae

Arrivederci... Au revoir

Carissimi, fratelli e sorelle della comunità Mami e oltre, in questa "mia" ultima Settimana desidero, ancora una volta, ringraziarvi per l'affetto che mi avete rinnovato in queste settimane. Infatti, dal 7 luglio scorso, insieme come comunità, mi avete, ancora una volta riaperto le vostre porte e ho potuto riabbracciare tante persone e rivisitare, secondo il calendario delle messe, tutte le parrocchie della comunità pastorale comprese Cartabbia e Capolago che si sono aggiunte dopo di me. Ricordo che nel 2010, quando la comunità MAMI nasceva, venivo nominato vicario parrocchiale con incarico pastorale e con residenza ad Avigno. Avvenne quella nomina perché mi avevano concesso la convenzione con la CEI scaduta nel Settembre 2017; poi sono rientrato in Togo. Da allora sono venuto su per l’estate 2019, questa è stata la seconda volta. Non è facile per me trovare le parole giuste in queste settimane... Mi sento fragile... Mi sento un vaso di argilla ben sapendo che appartengo al Vasaio... È lui che modella. È Lui che opera nonostante i limiti della nostra umanità... Lode a te Signore mio Dio. In queste Comunità, chiamate a collaborare insieme, visibilmente, si nota, si vede, una riduzione “ad un piccolo resto di volonterosi”. Per esempio, ho voluto prendere “un souvenir” per i miei ragazzi che mi fanno da chierichetti nella mia piccola parrocchia in TOGO, ma gira e rigira, ho notato che non c’è più in Varese un negozio che vende articoli religiosi... peccato!!! Girando per le nostre comunità, noto che è rimasto un pugno insignificante di fedeli. Mi auguro che diventi sempre più numerosa questa minoranza motivata e impegnata nella vita della comunità, che con il silenzio operoso porta il peso di una maggioranza. Maria Madre Immacolata, nostra santa patrona, di fronte a tante prove e ai disegni di Dio che spesso non comprendeva, si domandava: “Come avverrà questo?”. Conosciamo la risposta dell’angelo: “Lo Spirito Santo scenderà su di te. L’onnipotente Dio, come una nube ti avvolgerà”. Facciamo nostro questo atteggiamento di Maria Immacolata per essere guidati dal Signore nelle sue vie a ricercare e vivere la comunità che Lui vuole costruire per noi. Per concludere, cordialmente, volevo invitarvi, per chi ha tempo, per chi ha voglia, a fare vostra questa preghiera di Benedetta; chi era? Non lo so. Mi è tanto piaciuto il contenuto al punto che da quando ho scoperto questa preghiera l’ho sempre recitata. Fa tanto bene alla mia anima. Preghiera di Benedetta: Mio Dio, io Ti amo e Ti ringrazio Mio Dio, io ti amo e ti ringrazio di avermi donato la vita perché solo vivendo posso amarti e ringraziarti. Ti amo perché sei immensamente Buono e ti ringrazio perché hai cura di me e di tutti. Ti amo perché sei perfettamente Giusto e ti ringrazio perché non fai differenze di persone. Ti amo perché sei Misericordioso e ti ringrazio perché hai pietà di tutte le tue creature. Ti amo perché sei Amore e ti ringrazio perché ci ami tutti e sempre, nonostante le nostre infedeltà. Santissima Trinità, io ti ringrazio perché mi hai donato la vocazione cristiana e mi hai chiamata ad essere “concittadina dei santi e familiare di Dio”. La mia unica ricchezza è il tuo Amore fedele e la mia fede di cui Tu sei Autore e Perfezionatore. Tu, che mi hai disegnata sul palmo della tua Mano mi doni riposo nelle fatiche e nelle sofferenze di questa vita. Santissima Trinità, vorrei che il mio cuore cantasse incessantemente un inno di lode e di gratitudine perché Tu sei degno di adorazione perenne. Mio Dio, ti ringrazio per tutta la mia vita passata: nei suoi dolori e nelle sue gioie Tu mi accompagnavi con infinita Pazienza. Tu solo vedevi tutti miei peccati e mi attiravi a Te per donarmi la Pace del Perdono. Per grazia mi sono arresa al Tuo Amore, con cuore lieto. Per grazia mi provvedi perché Tu sei con noi ogni giorno, fino alla fine del mondo. Per tua sola grazia riesco a risollevarmi quando la mia fede, messa alla prova, vacilla. Signore, mio Dio, Tu sei l’Unico mio Bene. Mio Dio, ti voglio ringraziare sempre e di tutto perché credo che tutto quello che Tu vuoi o permetti nelle nostre vite sia grazia. Ti rendo grazie per tutte le sofferenze passate e presenti perché credo che siano un Bene immenso che potremo riconoscere solo in Cielo. Ti ringrazio per tutti i problemi, le difficoltà, le prove, le malattie, le preoccupazioni e le aridità dell’anima: sono grazie tanto nascoste quanto necessarie. Signore, io so che tutto è grazia, ma aiutami a crederlo sempre perché sono debole e incostante. Mio Dio, io ti amo e ti ringrazio di tutto. Carissimi fratelli e sorelle, a voi e, attraverso di voi, a tutte le nostre Comunità, solo una parola: Grazie... Akpe looo... Arrivederci... au revoir... Don Jean

Arrivederci... Au revoir

Era uno di noi

Venerdì è arrivato tra noi don Jean, dopo gli anni in cui a motivo della pandemia, non ha potuto lasciare il Togo. Lo accogliamo con grande piacere e gioia. Abbiamo chiesto a lui di inviarci un saluto di presentazione.   Carissimi fratelli e sorelle, della comunità MAMI, rivolgo a tutti e a ciascuno un affettuoso saluto nel Signore.Certamente! Tanti amici, fratelli e sorelle si chiederanno: che fine ha fatto? Don Jean, quella nota di “colore” che per tanti anni, era uno di noi... Come sta? Dove sta? Cosa fa? Perché non si fa vivo? Popolo di Dio della comunità MAMI e oltre, eccomi... ci sono. Non sono disperso ne’ smarrito in una foresta o savana togolese, ci sono! Fratelli tanto amati, quando cerco di fare una rilettura del tempo trascorso con voi, molte immagini mi ricordano momenti importanti della vita di questa Comunità Parrocchiale. Io conservo una viva memoria delle grandi feste liturgiche celebrate assieme, della celebrazione del Natale e della sua gioia, della Settimana Santa e della sua profondità spirituale. (Io, essendo di rito Romano, con don Matteo ci facevamo delle risate a non finire per quello che riguarda alcune sfumature di rito Ambrosiano, però, vi dico la verità, bisogna vivere quel rito da dentro per apprezzare la sua ricchezza e profondità spirituale). Conservo anche una viva memoria dei momenti forti della nostra comunità, le varie sagre nelle parrocchie e rioni, della celebrazione dei Battesimi dei bambini, delle celebrazioni delle Prime Comunioni ...Ho vissuto anche dei piccoli avvenimenti così tanto vivi, ma ancor più intimi: le Messe giornaliere, l’adorazione, le confessioni, l’ascolto, le visite ai malati, gli inviti a degli incontri conviviali. Io sono stato spesso commosso per la confidenza manifestatami, il sostegno ricevuto, la vita condivisa, con le sue gioie e le sue pene. Ho sentito con gran dolore e dispiacere della morte di alcuni sacerdoti chi mi hanno accolto e voluto bene: Mons. Luigi Stucchi, mi ha accolto e inserito nella realtà varesina con residenza ad Avigno, Don Bruno Ripamonti, prima di arrivare a Varese, lui mi ha accolto a Milano e inserito in quella realtà, Don Angelo del Sacro Monte, Don Sergio, parroco di Masnago... Ho sentito anche della morte di tanti altri membri della comunità, fra cui la sig.ra Angela, il sig. Ballerio Clemente ... Per ricordarli vi chiedo un minuto di silenzio: l’eterno riposo dona loro, o Signore, e splenda ad essi la luce perpetua. Riposino in pace. Amen. Ho molte persone da ringraziare. Non posso nominarle tutte, ma siate certi che sono molto riconoscente. Per tutti quelli che hanno donato il loro tempo e le loro energie per la parrocchia, in particolare la parrocchia di Avigno, perché questa sia una parrocchia viva. E io conservo ciascuno nella mia memoria spirituale. È vero che ogni persona è differente, con un temperamento ben determinato, ma io credo che un’energia positiva ci unisce, un’energia di confidenza e di stima, e certamente ho avuto la gioia di stare e di lavorare insieme a voi per il regno di Dio. Un grandissimo ringraziamento rivolgo ai membri della segreteria di Avigno, ai responsabili della sagrestia, cioè a quelli che curano la chiesa e preparano i fiori, che donano il loro tempo con molta discrezione, i bravi ministranti, i ministri della comunione. Carissimi, la vostra presenza è una benedizione per le nostre parrocchie. Un ringraziamento particolare desidero rivolgerlo al Parroco Don Giampietro e a tutta la diaconia. Mi ha inviato, l’anno scorso l’invito e il biglietto di viaggio ma non ha avuto successo. Anche questo anno, con il suo invito rinnovato, sono ancora in corso per ottenere il visto d’ingresso in Italia. Piaccia a Dio! E se tutto andrà a buon fine, verrò a trovarvi quest’estate del 2023. Infine ringrazio di cuore quelle persone che raccolgono cose varie: da mangiare, da vestire e articoli scolastici etc ... mandandomeli tramite una spedizione. C’è bisogno di tutto! Uno speciale grazie alla signora Palombi Isabella e al suo gruppetto di donne dal cuore grande e generoso. I beneficiari sono molto grati, ripartono con sorrisi al viso. Credo, quei sorrisi dicono bene di voi al Signore... E non dimentico quelli che mi mandano via WhatsApp i messaggi in dialetto per tenermi allenato; infatti, avevo iniziato a imparare il dialetto lombardo che mi sembrava vecchio francese. Grazie di tutto, grazie di cuore. Nel mio paese, il Togo, al mio rientro mi avevano destinato al seminario propedeutico interdiocesano, lì fungevo da direttore spirituale, sono rimasto lì per due anni; dopodiché, sono stato chiamato presso la mia diocesi ATAKPAME, in un centro d’ospitalità diocesano. In seguito mi hanno aggiunto come aiutante all’economo diocesano, poi in quest’ultimo anno pastorale che sta concludendosi, 2022-2023, mi hanno aggiunto una piccola parrocchia nelle periferie della città d’Atakpame, dove mi reco ogni domenica e alcuni giorni feriali per assicurare le celebrazioni e altre faccende pastorali. Mi sposto con “don Jean Mobile”, quella macchina di colore verde che il prevosto Don Mauro, che saluto con affetto e stima, mi aveva consegnato a nome della comunità MAMI, per rendere più facili gli spostamenti. Grazie a Dio va ancora, ma con fatica, perché i ricambi non si trovano e poi le nostre strade sono quelle che sono. Comunque, cerco di impegnarmi secondo le mie possibilità e, soprattutto, con l’aiuto del Signore, di riuscire nella missione che mi è stata affidata. Ancora a voi tutti una parola di sei lettere: GRAZIE, MERCI, THANK YOU, AKPE LOO (in togolese)!Auguri di ogni bene! Dio vi benedica. Vi ho voluto bene, ve ne voglio tanto e ve ne vorrò sempre! Con affetto di figlio, padre, fratello e amico! Don Jean  

Era uno di noi

Festa Patronale di Avigno

Si potrebbe riassumere in tre parole la festa patronale di Avigno del 17 e 18 giugno, che da sempre è dedicata a quel grande profeta, che è San Giovanni Battista. Eccole: comunità, tavola e cultura! Una comunità di persone. Dire comunità significa vivere il presente con tanta serenità, ringraziando per l’entusiasmo e i doni ricevuti in passato, ma con lo sguardo puntato sul futuro a partire dalle cose belle che ci sono, ma anche di altre da realizzare insieme. La comunità è sempre in cammino nella storia mutevole dei nostri giorni. Avigno deve saper fare i conti anche con la realtà nuova della comunità pastorale in cui è inserita da più di 10 anni. Credo che il valore da mettere in campo, non senza difficoltà, sia la fraternità, lo stare bene insieme da fratelli e sorelle: “Ecco, com’è bello e com’è dolce che i fratelli vivano insieme. Perché là il Signore manda la benedizione, la vita per sempre” (Sal 133, 1.3b). Una tavola imbandita. Siamo lontani dalle cene di lavoro dei grandi della terra. Ad Avigno non c’è un club esclusivo che emargina gli altri, ma un gruppo di persone da ringraziare che prepara Avigno Festa e sta volentieri a una tavola mangiando insieme ciò che viene preparato dai cuochi di turno. Anche Gesù stava volentieri a tavola con chi lo invitava, perché era favorevole alla conoscenza e alla fraternità. Inoltre Gesù ci invita a un'altra tavola/altare per la Cena eucaristica. Nei giorni della festa avremo la possibilità di frequentare sia la tavola umana che la tavola divina. Non dimentichiamo l’invito del Signore: “Da te voglio fare la Pasqua con i miei discepoli” (Mt 26,18). Una cultura da promuovere. Avigno non può competere con le rassegne nazionali di libri e di cultura. Però la nostra comunità avignese offre un piccolo angolo culturale con il suo terzo fascicolo, che presenta l’evoluzione dell’Altare della chiesa e della Cappella feriale. In chiesa o nello stand della festa troverete anche le due pubblicazione, che riguardavano la Prima pietra e la Facciata della chiesa. Anche il terzo fascicolo sarà in distribuzione nei giorni della patronale, ma la sua presentazione da parte degli autori, che vi invitano caldamente a esserci, si terrà domenica 25 giugno alle ore 16 nella chiesa di Avigno. Ci accogliamo tutti con gioia alla festa annuale di Avigno, che certamente sarà esplosiva! Don Francesco

Festa Patronale di Avigno

Ripartiamo nel nuovo anno ... dai saluti!

In questo numero del foglio “In Cammino” lasciamo spazio a due saluti particolari.Il primo arriva da colui che fino al 31 agosto è stato il nostro Vicario Episcopale: il Vescovo Mons. Giuseppe Vegezzi. Sono appunti tratti dall’omelia di saluto che ha tenuto in basilica di S. Vittore a Varese in occasione del suo saluto alla nostra zona pastorale. Lascia alle nostre comunità cristiane alcuni mandati particolari che possiamo assumere come prospettive ecclesiali e spirituali su cui camminare.Il secondo saluto invece è del nostro caro don Jean che in settimana ha fatto ritorno a casa in Togo. È un saluto carico di affetto e riconoscenza. A lui il nostro “grazie” insieme ad un affettuoso “arrivederci .   Oggi si celebra la giornata per la custodia del Creato: siamo invitati a custodire la nostra casa comune dove il creatore ci ha posto per renderla migliore, accogliente e vivibile per tutti; già il libro della Genesi ce lo indicava “Dio pose l’uomo e la donna nell’Eden perché lo coltivasse e lo custodisse”. Sappiamo che non sempre è stato così: l’uomo spesso per egoismo ha deformato e sfigurato la nostra terra, ora dobbiamo cercare di correre ai rimedi. • Oggi la Parola di Dio ci ricorda che dobbiamo custodire anche la nostra dignità di popolo di Dio, facendo attenzione a “non nascondere sotto i nostri abiti idoli” che indicano il nostro allontanarsi da Lui, il Dio vivente.Chi si allontana da Dio trova solo la morte, quella dell’anima, del senso del vivere soprattutto. Per fortuna abbiamo un Dio misericordioso e pietoso che ci dà un’altra possibilità di riscatto perché noi siamo destinati alla risurrezione, ad una vita nuova. • Ecco l’importanza del vangelo di Giovanni ascoltato: il Battista “che stava ancora là” indica la persona giusta da seguire: Ecco l’agnello di Dio!!! Ecco l’uomo da seguire per realizzare la propria esistenza: questo è il nostro compito, questo è il compito dei discepoli di Gesù: indicare Lui per seguire e raggiungere la felicità! Non so se sempre ci riusciamo! Dobbiamo avere il coraggio di lasciarci interrogare da Gesù e lasciarci fissare dal suo sguardo: “Che cosa cercate?”, “Venite e vedrete”... E cambiarono vita!Le nostre comunità possono dire la stessa cosa? Il nostro stile affascina? La nostra originalità è attraente? Ciò avviene se “stiamo con Lui... erano le quattro del pomeriggio” Gli incontri speciali lasciano il segno! E ci trasformano (Simone – Pietro) • L’augurio che faccio alla Zona di Varese che mi ha educato alla responsabilità nella Chiesa e che mi ha chiamato all’Episcopato è quello di vivere sempre i tre verbi che Papa Francesco ha indicato ai giovani a Lisbona:BRILLARE – ASCOLTARE – NON TEMERE! Brillare non di luce propria.Ascoltare chi indica la strada da seguire.Non temere di vivere il discepolato in questo tempo.Ringrazio per il bene ricevuto e chiedo scusa se non sono stato all’altezza delle vostre aspettative. Buon cammino con don Franco! Mons. Giuseppe Vegezzi

Ripartiamo nel nuovo anno ... dai saluti!

Palio di Masnago - ... E le stelle stanno a guardare

Domenica 25 giugno il sagrato della chiesa di Masnago verrà addobbato a festa, come si conviene nelle grandi occasioni. “E le stelle stanno a guardare” è il titolo della sfilata degli abiti da sposa ideata da Agostino Landi e che inizierà alle 21:15. Numerose sono le signore che hanno accolto con entusiasmo la proposta di rivivere insieme alla Comunità e sul sagrato della stessa chiesa che le ha viste spose, l’emozione del “gran giorno”. 22 sono gli abiti scelti per la sfilata, alcuni verranno indossati dalle spose stesse che vengono anche da lontano per l’evento, altri invece saranno indossati dalle ragazze del rione. Gli abiti vanno dai primi del 900 ai giorni nostri e alcuni sono davvero particolari. La sfilata, come ogni matrimonio che si rispetti, sarà accompagnata da brani musicali. Lo spettacolo riserverà diverse sorprese, a partire dall’apertura sulle note del Valzer del Commiato tratto dal film “Il Gattopardo” di Tomasi di Lampedusa e niente altro vogliamo aggiungere sullo spettacolo perché rimanga davvero una sorpresa. Ringraziamo fin da ora tutti quelli che hanno dedicato il loro tempo all’organizzazione dell’evento in particolare il regista, gli scenografi, i tecnici di luci e suoni e voi tutti che sarete presenti. Vi aspettiamo numerosi!

Palio di Masnago - ... E le stelle stanno a guardare

MaMILandia... c'è sempre una prima volta!

Ricordo gli occhi stupiti delle famiglie visitate la prima volta in occasione del battesimo del loro figlio/a. L’espressione meravigliata nel raccontare che quel figlio/a gli sembrava esistesse da sempre, il non ricordarsi più com’era prima senza di lui, il non riuscire ad immaginarsi senza quel piccolo appena arrivato in casa. Lo stupore poi continuava nello scoprire insieme che in Dio succede la stessa cosa. Anche Lui non si pensa più senza di noi, anche per Lui esistiamo da sempre. Il mondo l’ha creato proprio pensando a ciascuno di noi, anche a quel piccolo che avete in braccio e che amate tanto. Anche il buon Padre Eterno si prende cura di tutti i suoi figli che siamo noi, come voi vi prendete cura di quel figlio che il Padre vi ha consegnato dandovi fiducia. Il nostro nome, la nostra vita è scritta da sempre con amore infinito in Dio. Qualche volta ho visto correre negli occhi umidi di alcuni genitori la commozione... poi ci si saluta con un “ARRIVEDERCI”. Perché non potrebbe essere “MAMILANDIA” proprio l’occasione per rivederci e incontrarci con altre mamme all’oratorio di Capolago (linea A del pullman di città). Per me è la prima volta che sono chiamata ad occuparmi durante il periodo estivo di bambini da 0 a 6 anni, accompagnati dalle mamme, nonne, zie e chiunque si prende cura dei più piccoli. Vi invitiamo a non restare a casa durante l’estate, ma a ritrovarci insieme in un ambiente sereno e attrezzato, per far giocare i bambini e scambiarsi esperienze vivendo nuove amicizie. L’oratorio di Capolago (via del Gaggio, 2) si trasformerà nelle prime 3 settimane di luglio (dal 3 al 21) in un parco giochi estivo pomeridiano, per mamme e bambini, a cui si può accedere liberamente, quando si vuole, dal lunedì al venerdì, dalle 15 alle 18.30 (ma puoi venire quando più t’aggrada anche solo per un giorno, anche solo per mezz’ora). Sappiamo che quando ci sono i bimbi piccoli non si può essere sempre precisi e puntuali sulle presenze: non preoccupatevi quando ci siete e quando arrivate verrete accolti senza problemi!!! In queste tre settimane si gioca e ci si diverte insieme, si fanno merende favolose, si canta, si balla, si chiacchiera, si fa qualche piccolo laboratorio, si raccontano storie!!! Proporremo anche un piccolo momento di preghiera per continuare a stupirci di quel Padre che non si stanca mai di amare i suoi figli e li vuole felici. Non si deve fare un’iscrizione e non ci sono costi: l’unico biglietto da pagare è il desiderio di incontrarsi e la disponibilità a lasciarsi contagiare dalla gioia dei bambini che si incontrano e giocano liberamente insieme, la felicità di legare amicizie senza barriere e differenze. La disponibilità a mettere a disposizione di tutti i propri doni, perché è proprio nel dono reciproco che è nascosta la vera felicità della vita, la stessa che avete provato donando la vita ai vostri figli. Confidiamo anche che questa sia una buona occasione per conoscerci di più e per creare legami “speciali” nell’integrazione delle differenze, scoprendo che essendo figli dell’unico Padre si può vivere insieme, come fratelli e sorelle, donando e ricevendo l’altrui bellezza. In questi giorni ho iniziato a incontrare donne e uomini di buona volontà che hanno già vissuto MAMILANDIA e nei loro sguardi ho letto l’entusiasmo contagioso del desiderio di continuare questa meravigliosa esperienza e insieme facciamo appello a chi, pur non avendo figli e nipoti, vogliono venire ad aiutarci per piccoli servizi. Ho conosciuto anche qualche adolescente che vuole divertirsi ad animare i giochi dei più piccoli. Insomma, c’è sempre per tutti una prima volta per mettersi in gioco con gli altri. Vi aspettiamo!!!

MaMILandia... c'è sempre una prima volta!